15 Maggio: 64° anniversario della Nakba palestinese. Celebrazioni tra ‘ricordo e Ritorno’

Gaza – Speciale InfoPal. Oggi ricorre il 64° anniversario della Nakba, la Catastrofe palestinese del 1948: la perdita della terra, della libertà, della dignità umana e l’inizio di un’esistenza in diaspora.

A tutto ciò il popolo palestinese è stato condannato nel 1948 per mezzo dell’azione terroristica dei gruppi ebraici.

Sulla terra di Palestina si fondò lo Stato sionista di Israele.

Come ogni anno, il 15 maggio i palestinesi preparano molteplici iniziative ed eventi pubblici. A Gaza l’organizzazione del 64° anniversario è stata ampiamente partecipata dalla popolazione, anche per via della coincidenza con lo sciopero della fame dei prigionieri durato 28 giorni.

I racconti: dai nonni ai nipoti. Nei giorni che precedono il 15 maggio, i palestinesi si riuniscono intorno ai più anziani, per sentire da loro storie della Nakba del 1948, l’espulsione e i particolari dell’inizio della diaspora. Ai più piccoli si fanno vedere le chiavi delle case da cui furono mandati via con la forza e con i massacri, e si leggono i documenti che attestano le proprietà dei palestinesi su quelle case.

In questa occasione, il nostro corrispondente dalla Striscia di Gaza ha fatto visita ad Hajje Raqiya at-Tahrawi, anziana palestinese di 82 anni. Nel 1948 aveva 18 anni e ricorda bene l’attacco che le bande ebraiche lanciarono contro il suo villaggio, Barqa, appena fuori dalla Striscia di Gaza.

“Prima di mettermi in viaggio con la mia famiglia, avevamo accolto molti altri palestinesi che erano stati espulsi o che erano fuggiti quando avevano appreso le notizie dei massacri di massa che si consumavano nelle vicinanze. Ci siamo consultati a lungo prima di prendere la decisione di andare via da Barqa”.

I ricordi della Nakba. “Mio padre non voleva andare via, ci chiese di provare a restare, almeno per un po’, tanto più che non avevamo un posto dove andare. Già le zone centro-settentrionali della Palestina erano state prese, restava solo Gaza, ancora non direttamente attaccata da quelle che sarebbero diventate le forze dello Stato di Israele”.

“Così deciso, restammo a Barqa, ma trascorsero appena pochi giorni quando giunsero a bordo di veicoli militari i soldati di Tzahal. Era l’alba quando vennero per impartirci l’ordine di andare via. Mio padre prese in braccio me e le mie due sorelle più piccole. Insieme al resto dei parenti ci avviammo senza una meta. Arrivammo alla periferia di Gaza”.

Provvisto dei documenti identificativi, il gruppo di palestinesi si fermò presso un campo profughi a nord di Gaza. A migliaia già dormivano all’aperto senza ancora una sistemazione. Tutto ciò accadeva prima che arrivassero gli aiuti delle Nazioni Unite.

‘Prima di morire’… Raqiya è anziana ed è malata: “Il mio desiderio non può che essere quello di tornare a Barqa, anche solo per respirare l’aria del più bel villaggio dove un bambina possa vivere la propria infanzia”.

La donna vive con i figli, le nuore e 22 nipoti ad al-Maghazi, campo profughi al centro della Striscia di Gaza, uno di quelli allestiti nel corso dell’espulsione della Nakba del 1948.

64° anniversario della Nakba. Gli eventi: ‘Ussam ‘Adwan, funzionario del Dipartimentio di Hamas per i rifugiati, presenta una serie di eventi che si svolgeranno nella giornata di oggi. Pochi giorni fa, una gigantesca mappa della Palestina storica era entrata nel guinness dei primati.

Sarà distribuito un nuovo libro che racconta la Nakba attraverso le storie narrate da oltre 100 anziani che vissero in prima persona la Catastrofe palestinese. La pubblicazione è corredata delle foto dei documenti che provano l’autenticità delle loro storie, perché attestano le proprietà andate perse.

In piazza del Milite Ignoto, a Gaza City, le realtà della società civile si sono date appuntamento per raggiungere l’ufficio Onu e consegnare a un delegato un promemoria del Diritto al Ritorno.

Progetti per il reinsediamento dei profughi palestinesi lontano dalla Palestina. ‘Adwan ha ricordato l’intenzione israeliana, supportata da progetti fattuali, di “insediare definitivamente” i profughi palestinesi nei Paesi arabi dove si rifugiarono nel corso delle varie ondate di espulsioni coatte.

Israele punta a seppellire per sempre il loro Diritto al Ritorno. Basti pensare al caso della Giordania, dove, di recente, è stata concessa la cittadinanza a palestinesi, con l’obiettivo sospetto di radicarli ufficialmente in un Paese diverso dalla Palestina.

Il ricordo della Nakba è soprattutto quello di migliaia di profughi palestinesi che, dal Libano all‘Iraq, sopravvivono tra le sofferenze, senza alcun diritto, senza un’occupazione, né diritto alla salute.

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