1800 prigionieri palestinesi malati nelle carceri israeliane

mother_palestine_palestinian_political_prisonersQuds Press. L’organizzazione palestinese per i diritti umani che si occupa dei prigionieri nelle carceri dell’occupazione israeliana ha accertato la presenza di 1800 malati tra i detenuti, di cui 120 gravi.

L’organo governativo che si occupa delle questioni dei prigionieri e degli editori ha citato il caso di un detenuto originario di Salfit – Mansur Mawqida -, affetto da paralisi, sottolineando che “i corpi dei prigionieri malati si sono dissolti nelle prigioni, vittime di negligenza medica intenzionale aggravata dal silenzio del mondo e dall’assenza di un’azione internazionale per salvare le loro vite”.

L’ente ha reso noto il caso del prigioniero 43enne Bassam Al-Sayeh, proveniente da Nablus e detenuto presso l’ospedale del carcere di Ramla dal 18 ottobre 2015, affetto leucemia e cancro al midollo; non è più in grado di parlare a causa dell’infiammazione che ha colpito il petto. Il suo stato di salute continua a peggiorare.

L’organizzazione ha ricordato che il detenuto è sottoposto a chemioterapia su base giornaliera e l’intensità del dolore non gli permette di dormire se non grazie a sedativi molto forti che si aggiungono all’assunzione di medicinali per il cuore.

E’ stato poi sottolineato il caso del prigioniero Mutawakkil Muhammad Mahmoud Radwan della città di Qalqilya, condannato a 21 anni, che langue nell’ospedale di Ramla dove soffre di un’infiammazione al collo e al viso. Radwan è stato trasferito svariate volte all’ospedale israeliano di ‘Afula dove è stato sottoposto a esami, ma non gli è stata data alcuna cura e i dottori non hanno spiegato la causa dell’infiammazione.

Per quanto concerne il prigioniero Hasan Khalid Hasan Al-Qadi (22 anni) della città di Nablus, condannato a 6 mesi, le sue condizioni di salute peggiorano nella struttura ospedaliera israeliana di Ramla, dove è stato ricoverato dopo essere stato ferito da colpi d’arma da fuoco ingiustificati da parte di soldati israeliani, lo scorso 10 giugno. Al-Qadi ha ferite da proiettile nella schiena e nell’addome e sul piede destro.

L’avvocato dell’organizzazione per i diritti umani ha detto che i soldati israeliani tentarono di ucciderlo nonostante Al-Qadi avesse chiesto loro di fermarsi, alzando le braccia in aria.

Inoltre, ha riportato che Al-Qadi ha subito diverse operazioni chirurgiche nell’ospedale israeliano di Beilinson dopo essere stato ferito e che adesso non è in grado di camminare, oltre a soffrire di dolori costanti in seguito alla ferita riportata. Inoltre, può muoversi solo su una sedia a rotelle.

Nel carcere israeliano di Ofer, a ovest di Ramallah, langue il prigioniero Mohammad Hasan Wahish (19 anni), proveniente dal villaggio di Abu Dis, a est di Gerusalemme, detenuto dal 19 agosto scorso, nonostante fosse rimasto ferito dai proiettili dopo essere stato inseguito dai “Musta’ribin” (terroristi israeliani travestiti da arabi) e dai soldati a distanza zero.

Ha detto, inoltre, che dopo il ferimento, i Musta’ribin lo attaccarono picchiandolo duramente; poi venne trasferito all’ospedale di Hadassah dove la sua gamba ferita venne medicata. Wahish adesso soffre di dolori ed infiammazioni permanenti alle ferite e non gli è stata data alcun tipo di cura o medicinale.

Il capo del dipartimento di studi e documentazione dell’associazione per i prigionieri e gli ex prigionieri, Abd Al-Naser Farawana, ha affermato che tutte le prove confermano che l’occupazione israeliana è intenzionata ad infliggere un danno alla salute dei prigionieri.

Farawana (giurista palestinese specializzato nelle questioni dei prigionieri) ha ribadito, in una dichiarazione rilasciata a Quds Press, che la versione secondo cui l’occupazione offre assistenza sanitaria e medica ai prigionieri è “incompatibile con la verità e contraria alla realtà”, e a dimostrazione di ciò ci sono le sofferenze di migliaia di prigionieri nelle carceri israeliane causate da negligenza medica intenzionale.

Numerosi prigionieri sono diventate vere e proprie vittime dentro le carceri israeliane, dopo che le autorità di occupazione hanno rifiutato di rilasciarli nonostante il deterioramento grave delle condizioni di salute. Altri sono morti dopo il rilascio, a causa di malattie contratte all’interno delle carceri.

Traduzione di Martina Di Febo

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