71 anni fa, i Palestinesi subirono la più grande tragedia della loro storia: la Nakba

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In questo giorno del 15 maggio di 71 anni fa, i Palestinesi subirono la più grande tragedia della loro storia, la Nakba (catastrofe).

La nakba causò l’espulsione, secondo quanto stimato, di 750.000 Palestinesi, sia all’interno che all’esterno dei territori destinati allo stato ebraico con il Piano di Ripartizione delle Nazioni Unite del 1947, e facilitando la creazione dello stato di Israele nel 78% della Palestina storica. Questo evento portò alla cancellazione, nel giro di pochissimo tempo, di una società che si era formata nel corso di secoli e, per i Palestinesi, fu il segno distintivo di una nuova realtà caratterizzata dalle continue espropriazioni, dagli spostamenti forzati e dall’apolidia tuttora in corso.

Divenendo la situazione sempre peggiore per i Palestinesi, in questo giorno il trauma della nakba è sempre più presente nella coscienza dei difensori dei diritti umani di tutto il mondo.

Sullo sfondo della nakba, i difensori di Israele e gli individui all’interno della società israeliana hanno cercato di nascondere le loro violazioni dei diritti umani contro i Palestinesi con il pretesto che Israele è “l’unica democrazia del Medio Oriente” ed un “faro di speranza per tutte le persone”. Questo sentimento è stato amplificato da figure notevoli all’interno della vita politica italiana, come il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Questa controversia, tuttavia, è una misera rappresentazione in Israele di un ambiente politico e sociale che lavora per la subordinazione strutturale e costituzionale dei diritti politici e civili dei Palestinesi. Questa sottomissione dei diritti è stata infatti ampiamente documentata attraverso molte associazioni per i diritti umani che operano in Occidente, in Israele e nei Territori occupati.

Nel luglio del 2018, l’oppressione di Israele sui diritti umani dei Palestinesi è arrivata agli onori della cronaca internazionale quando il Knesset ha promulgato la Legge dello Stato-Nazione, che ha istituzionalizzato, sotto il suo ombrello, tutta una serie di politiche anti-palestinesi. Tuttavia, la Legge dello Stato-Nazione fa parte di una serie di oltre 65 leggi di stato discriminatorie, come la Legge sull’Assenza dei Proprietari (1950) e la Legge sulla Cittadinanza Israeliana (1952) che rende i Palestinesi asserviti alle loro controparti ebraiche israeliane. In Israele il sistema, che in ogni situazione cerca di mantenere il dominio di un gruppo razziale, è indicativo dell’apartheid presente.

In tale situazione, il Forum EuroPal, con le sue capacità in quanto organizzazione che cerca di sensibilizzare in Europa sul problema della Palestina, vuole presentarvi la sua campagna più recente chiamata “Il razzismo israeliano in citazioni”. Questa campagna tenta di sensibilizzare in Europa a proposito del razzismo e della discriminazione che permea l’ambiente israeliano e che serve a rendere i Palestinesi cittadini di seconda classe. Si spera che promuovendo la consapevolezza tra i parlamentari, venga promosso anche l’impegno del governo nei confronti della difficile situazione dei Palestinesi e della lotta dei cittadini palestinesi di Israele per la piena uguaglianza e diritti.

Esempi di citazioni discriminatorie che abbiamo tratto da alcuni individui che occupano una posizione di rilievo nella vita pubblica israeliana:

  • Michael Ben-Ari – Oztma Yehudit leader: “Dobbiamo chiamare il cane col suo nome. Loro [gli arabi di Haifa] sono i nostri nemici. Loro vogliono distruggerci. Certo, esistono arabi leali, ma puoi contarli – l’un percento o meno dell’un percento”. (Maggio 2018)
  • Amir Ohana MK: “Chi è responsabile per gli omicidi e per i massacri nel mondo durante gli ultimi 50 anni? I Musulmani. Non nel 100 percento dei casi, ma sicuramente in una netta maggioranza di oltre il 90 percento”. (Ottobre 2017)
  • Avigdor Liberman MK: “[Gli arabi residenti a Wadi Ara] non appartengono allo stato di Israele. Dovrebbero capire che non sono i benvenuti qui, non fanno parte di noi, [e] non hanno alcun legame con questa terra” (Dicembre 2017)

Se desiderate dare sostegno a questa campagna e alla lotta per la giustizia e per i diritti umani dei Palestinesi, vi sono una serie di azioni che potete intraprendere come Senatori Italiani allo scopo di aiutare il cambio dello status quo per i Palestinesi del Medio Oriente:

1) Sostenere il riconoscimento dello stato palestinese nel parlamento italiano;

2) Fare opposizione alle azioni del governo di estrema destra israeliano per incidere sulla politica discriminatoria nei confronti dei Palestinesi (aumento della costruzione di colonie, demolizioni di case e politica etno-nazionalista);

3) Sostenere il lavoro degli attivisti della società civile che cercano di portare alla luce le ingiustizie perpetrate contro i Palestinesi e sensibilizzare sulle violazioni del diritto e delle convenzioni internazionali.

Si spera che, supportando questo progetto ed altri simili, in questo momento decisivo, saremo in grado di lavorare collettivamente per il miglioramento della sofferenza del popolo palestinese. Questa sofferenza è durata per troppo tempo, tutelata dalla comunità internazionale, ed ora, a 71 anni dalla nakba, dobbiamo utilizzare la nostra istituzione per dire: adesso basta.

Cordiali saluti.

Zaher Birawi

Presidente del Forum EuroPal.

(Traduzione per InfoPal di Aisha T. Bravi).

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