73 prigionieri palestinesi uccisi a causa delle torture nelle carceri israeliane dal 1967

MEMO. In una dichiarazione divulgata mercoledì, il Club dei Prigionieri ha reso noto che, dal 1967, 73 prigionieri palestinesi sono stati uccisi a seguito di torture durante gli interrogatori da parte delle forze d’occupazione israeliane.

Le autorità occupanti utilizzano molteplici metodi per torturare i prigionieri palestinesi. Si tratta di metodi sia fisici che psicologici concepiti per privarli della loro umanità e spingerli a fare confessioni nel corso del periodo delle indagini.

Il Club ha spiegato che il 95 per cento dei detenuti è stato sottoposto a tortura dal momento dell’arresto. Questa continua durante le indagini e persino dopo che i prigionieri vengono trasferiti in centri detentivi pubblici.

Casi noti. Il Club ha inoltre spiegato che in un caso del 2013, Arafat Jaradat fu torturato a morte nelle celle del Carcere di Megiddo cinque giorni dopo il suo arresto. Nel 2014 le forze israeliane uccisero Yassin Al-Saradih al momento del suo arresto dopo avergli sparato a bruciapelo. Lo stesso anno, le forze Nahshon (unità scelte nelle carceri per reprimere i prigionieri) torturarono il prigioniero Aziz Eweisat nelle celle di Eshel e poi lo trasferirono in un ospedale israeliano, dove ne venne annunciato il decesso, il 20 maggio 2018. A settembre dello stesso anno le forze d’occupazione torturarono a morte Mohammed Al-Kahteeb (Al-Rimawi). L’ultimo prigioniero a essere ucciso durante l’interrogatorio è stato il detenuto Nassar Taqatqa il 16 luglio 2019.

Politiche di abuso e violenza. Il Club ha fatto notare che la tortura non si limita alla violenza verso i prigionieri durante l’arresto e l’interrogatorio, ma comprende tutti gli abusi che devono affrontare i prigionieri all’interno dei centri detentivi. I metodi evidenziati sono l’isolamento, la detenzione dei prigionieri in condizioni che non rispettano gli standard sanitari minimi e il mezzo con cui vengono trasportati – conosciuto come “Bosta”, che prevede che i prigionieri palestinesi siano ammanettati seduti su sedie di metallo per tutto il tragitto da e verso la corte o la clinica.

La politica di negligenza sanitaria viene espressa con la violenza fisica e psicologica, attraverso la quale il prigioniero sperimenta una morte lenta.

Il Club ha fatto notare che dall’inizio di quest’anno le unità di repressione carceraria hanno eseguito molte aggressioni che sono aumentate da febbraio di quest’anno, quando hanno preso d’assalto il carcere di Ofer. Durante gli attacchi, decine di prigionieri sono stati colpiti e feriti con spray urticanti, bombe acustiche, proiettili di metallo rivestiti di gomma, manganelli e cani poliziotto.

Gli attacchi hanno nuovamente raggiunto un picco nel carcere di Ktzi’ot a marzo, quando decine di prigionieri sono stati feriti – alcuni gravemente – in seguito a tortura. Ai prigionieri sono stati anche sequestrati tutti gli effetti personali, e la sezione carceraria è stata convertita in una cella d’isolamento collettiva.

Traduzione per InfoPal di Eleonora Gaier

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