68 anni di Nakba

Nakba-e1463269186319Imemc. Di Manuel Hassassian.  Il termine Nakba sta a significare “catastrofe” perché tale fu la situazione che si verificò nel maggio 1948 quando la Palestina fu cancellata dalle mappe.

Il sostegno britannico e le conseguenti politiche messe in atto sul territorio, stabilite nella dichiarazione Balfour, portarono alla formazione di Israele con la simultanea distruzione della Palestina. 750.000 indigeni palestinesi furono violentemente espulsi dalle loro abitazioni nei villaggi e nelle città, le quali vennero espropriate dai colonizzatori ebrei.

Ad oggi Israele tende ancora a negare la Nakba, rifiutando le accuse di pulizia etnica perpetrata ai danni dei palestinesi allo scopo di costituire uno stato autoproclamato.

La corrente di estrema destra del governo d’Israele, dall’alto del suo fanatismo, non crede nella pace, o meglio non desidera una soluzione pacifica con la Palestina.

E ora? Israele sta traendo vantaggio dal fallimento di Europa e Stati Uniti per imporre una propria soluzione, di agire con totale impunità e imporre una soluzione di propria iniziativa.

Israele espropria altre terre palestinesi, costruisce insediamenti illegali, demolisce abitazioni ed usa la sua brutale occupazione per intimidire uomini, donne e bambini palestinesi attraverso incursioni notturne, uccisioni e arresti, oltre a limitare le loro libertà di movimento e revocare i loro permessi abitativi nell’area di Gerusalemme est. Tutto ciò equivale ad un lento ma calcolato “strangolamento” della popolazione palestinese, allo scopo di renderla sottomessa ed impoverita.

Questa costante pressione è stata progettata al fine di costringere i palestinesi a mettere fine alla loro resistenza, costituendo una nuova e moderna forma di pulizia etnica. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, Gaza, sotto il blocco israeliano da 10 anni, entro il 2020 sarà inabitabile.

La Cisgiordania occupata è frammentata da insediamenti illegali di coloni israeliani. Israele controlla totalmente l’economia, i rifornimenti d’acqua e i movimenti dell’intera popolazione palestinese. L’intenzione è quella di indebolirli fisicamente, culturalmente ed emotivamente.

Nonostante ciò i palestinesi, sia nei campi profughi creati dopo la Nakba sia nella Palestina occupata, sono indissolubilmente legati alla loro terra e alla memoria della Palestina.

Nonostante le continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale nei loro confronti, essi continuano la resistenza con ogni mezzo possibile.

La risoluzione 194 delle Nazioni unite afferma che i profughi palestinesi hanno “diritto di ritorno” presso le loro abitazioni e al risarcimento di migliaia di ettari di terra e dei loro beni, per un valore di miliardi di dollari. La verità verrà a galla. Prima o poi giustizia sarà fatta per il popolo palestinese.

Nel 68° anniversario della Nakba noi riaffermiamo il nostro diritto di ritorno, i nostri diritti sulla terra e sulla costituzione di un nostro stato.

Ben Gurion, primo ministro israeliano, disse che “i vecchi rifugiati moriranno e i giovani dimenticheranno”. In effetti molti dei profughi del 1948 sono ormai morti ma le nuove generazioni palestinesi non dimenticheranno mai!

Manuel Hassassian, nato a Gerusalemme, è l’ambasciatore palestinese a Londra.

Traduzione di Lorenzo D’Orazio

 

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