L’insalata italiana, tra profugo e immigrato clandestino

Abidjan2Di Jamil Sheriff.  I profughi che chiedono accoglienza temporanea sono Siriani, Iracheni, Eritrei e Somali. I loro Paesi in guerra. Tutti questi in maggioranza sono provvisti di documenti con l’intento un giorno di rientrare. Fuggono via terra e mare perché le ambasciate di Stati Democratici come l’Italia sono chiuse come anche gli aeroporti.
Tra loro ci sono anche gli anziani.

Mentre quelli che arrivano da altre Nazioni africane sono in maggioranza immigrati clandestini. Sono giovani, bambini e mamme in attesa. Nessun anziano. Questi non sono profughi. Fuggono perché hanno paura dei Virus letali, Aids, Ebola, Scabbia.
Nessuna Ambasciata Europea concede loro il visto di entrata, nessun permesso di lavoro, nessuna accoglienza legale.
Non sono poveri, non vengono per fame e miseria, ma fuggono dalle malattie che uccidono ogni giorno centinaia di loro coetanei grazie allo schifo che l’industria mondiale ( America, Europa e Giappone) scarica in Africa.

Arrivano senza documenti, però muniti di cellulare ultra moderno. Dollari in tasca. Conoscono perfettamente l’uso del web e della Tv satellitare. Conoscono dal web l’Europa solidale e l’Europa razzista. Parlano francese e inglese. Per questo vogliono andare in Germania, Francia, Inghilterra e Norvegia. Quindi la maggioranza è istruita, ha studiato. A nessuno di questi interessa l’Italia. L’italiano è una lingua difficilissima e in molte località si parla un, incomprensibile per loro, dialetto.

L’Africa non è più quella che vi fanno leggere nei giornali o quella che vi fanno vedere in TV per raccogliere fondi da destinare alle varie organizzazioni legate all’Onu.
Quei soldi servono ai missionari.
In Africa oggi c’è il petrolio ovunque, negli Stati che si affacciano sul mare c’è il gas. C’è lavoro per tutti. Moltissime sono le imprese italiane che hanno appalti. Se ci fosse miseria, sarebbe anomalo per qualsiasi impresa aprire cantieri in Africa. Dalle costruzioni all’imprenditoria indipendente, tutti lavorano, trafficano, si danno da fare. Raccogliere 10/15.000 $ per arrivare qui non è difficile. Basta lavorare con le imprese italiane, tedesche, norvegesi, spagnole, turche, cinesi, russe e americane per 7/8 mesi.

Questi giovani fuggono dalle malattie. Dalle scorie nucleari, dalle medicine scadute, dagli alimentari marci e pieni di vermi, dai residui chimici dei laboratori.
D’altronde Ebola com’è che è nata proprio in Africa?

Il grosso problema è tutto qui. Prima per l’Africa poi per l’Europa.

Credete che i Governi e i giornalisti delle grandi testate non sappiano nulla?
Tutti conoscono la verità, persino quelli che non li vogliono oppure che creano trasmissioni politiche appositamente per ottenere ascolti e vendere spazi pubblicitari.
Ma prevale l’interesse Nazionale: tenere il nostro ambiente pulito.

Però se tutti questi residui tossici non dovessero più partire per l’Africa, secondo lei quante altre ” Terre dei Fuochi” dalla Calabria all’Inghilterra ci sarebbero? Quante città da Roma a Parigi a Londra con le loro vie di negozi dalle vetrine scintillanti alla moda, i parchi e le storiche piazze sarebbero invece puzzolenti come lo erano le vie di Napoli e Palermo qualche anno fa? Quanti milioni di visitatori perderebbe l’industria turistica? Quanti anziani e bambini si ammalerebbero come accaduto a Taranto per colpa dell’Ilva? Ecco oggi l’Africa è come se fosse una gigantesca Ilva: un grande continente però principale contenitore della pattumiera di tutte le industrie e le medie/piccole fabbriche che a lei, a me, all’ intera popolazione ci danno ogni genere di comodità e salute.

Sapete, io credo che ci sia un accordo tra tutti i Governanti dell’Occidente Industriale, con le loro Confindustrie, i loro armatori, le loro banche con i Governanti dell’Africa per uno scambio: Do Ut Des!
Voi prendete la nostra immondizia noi accogliamo i vostri giovani.

Altrimenti non si spiegherebbe questo silenzio.
Le industrie devono lavorare, rappresentano l’economia. Saltano le industrie, fallisce la Nazione.

Però prevale la censura.

Nessuno traduce dal francese all’italiano e nessuno informa la ignara popolazione lo sdegno di innumerevoli organizzazioni umanitarie presenti in Africa che denunciano questi fatti…come segue!

http://www.cpepesc.org/Dechets-toxiques-d-Abidjan-6-morts.html

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