Ricordando la Prima Intifada

palestinian-child-throwing-rock-at-israeli-tank-photo-by-musa-AL-SHAER-e1481141346313MemoAlla fine della Prima Intifada, nel 1993, erano stati uccisi 1.489 Palestinesi e 185 israeliani

Che cosa: la Prima Intifada

Dove: Cisgiordania e Gaza

Quando: 8 dicembre 1987 – 17 settembre 1993

Cosa è accaduto?

La Prima Intifada, o insurrezione, è iniziata l’8 dicembre del 1987 nel campo rifugiati di Jabaliya, nella Striscia di Gaza, quando un camion dell’esercito israeliano collise con una vettura civile provocando la morte di quattro Palestinesi.

L’uccisione provocò disordini e ben presto iniziarono le proteste che presero slancio con una aggressiva disobbedienza civile e con la resistenza, che ne divenne la forza motrice. Le generali frustrazioni dei Palestinesi influenzarono la velocità nella mobilitazione con decine di giovani disoccupati che si riversarono nelle strade per protestare contro la violenza israeliana ed anche contro la situazione di totale controllo, da parte di Israele, del loro sviluppo sociale, economico e politico.

Le proteste iniziarono con scioperi generali e con il boicottaggio delle istituzioni civili israeliane in tutta la Striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupata, con molti Palestinesi che, lavorando in Israele o nelle colonie israeliane, aderirono al boicottaggio economico. Questo comprendeva varie azioni tra cui il rifiuto di pagare le tasse, di guidare auto palestinesi con patenti israeliane, di svolgere attività senza o con poca qualifica, barricate nelle strade e – quel che ha continuato a caratterizzare la resistenza palestinese – lancio di pietre contro i carri armati e le infrastrutture israeliani.

Israele rispose dispiegando circa 80.000 soldati per fermare le proteste con mezzi quali, ad esempio, sparare a raffica sulla folla uccidendo decine di Palestinesi.

In un solo anno 332 Palestinesi furono uccisi, 53 dei quali erano al di sotto dei 17 anni, e 12 israeliani morirono. A seguito della politica spara-per-uccidere adottata dall’esercito israeliano, è divenuto sempre più comune vedere gente picchiata con i manganelli dai soldati israeliani, letteralmente per rompere le ossa ai Palestinesi.

Cosa è accaduto in seguito?

Per gli israeliani, l’Intifada non è stata altro che un ricordo delle parole del loro primo ministro Ben Gurion che nel 1938 disse: “Un popolo che lotta contro l’usurpatore delle sue terre non si stancherà facilmente”.

Alla fine, nel 1993, erano stati uccisi 1.489 Palestinesi e 185 israeliani.

Le violenze e le vittime enormemente sproporzionate da parte palestinese provocarono la condanna internazionale che spinse il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad abbozzare le risoluzioni 607 e 608 che chiedevano ad Israele di porre fine alle deportazioni dei Palestinesi.

Nel 1999 la risoluzione fu ripresa dopo che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva già condannato le azioni di Israele durante l’Intifada.

Dal 1989 al 1990, gli Stati Uniti posero ripetutamente il veto alle bozze di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che criticavano Israele per non aver aderito alla quarta Convenzione di Ginevra e per le violazioni dei diritti umani.

L’Intifada ricevette una copertura mediatica internazionale senza precedenti, e la risposta di Israele fu pesantemente criticata dai media.

Ebbe anche un grosso impatto sui settori economici di Israele e provocò gravi perdite a quello turistico.

Anche la popolarità del leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Yasser Arafat, aumentò a seguito della Prima Intifada. Arafat avrebbe infatti preso la maggioranza al Consiglio Nazionale Palestinese tenutosi in Algeria nel 1988. Sarebbe poi andato avanti con il riconoscimento della legittimizzazione di Israele e con l’adozione della soluzione dei due stati.

Nel settembre 1993, alla fine dell’Intifada, i negoziati per gli accordi di Oslo iniziarono. La sottoscrizione degli accordi avrebbe creato l’Autorità Palestinese, dandole un proprio governo limitato sulla Cisgiordania e sulla Striscia di Gaza. Fu anche riconosciuta l’OLP come partner di Israele nei negoziati sullo status permanente e su tutte le questioni che seguirono.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

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