Testimonianze scioccanti di minori palestinesi torturati nelle carceri israeliane

-750910862Ramallah –PIC. Delle testimonianze pubbliche rese da alcuni minori palestinesi detenuti nelle carceri israeliane hanno portato alla luce fatti scioccanti e prove di violente torture psicofisiche durante e prima la fase di detenzione.

Mohamed Tahsseen Al-Dayem (17 anni), detenuto nelle carceri israeliane dal 15 agosto 2016, ha dichiarato di essere stato prelevato dalla sua abitazione dalle forze d’occupazione israeliane verso le 3 del mattino.

“Ci siamo alzati dai nostri letti quando l’esercito d’occupazione ha distrutto la porta d’ingresso della nostra casa per poi costringermi ad uscire dalla mia camera dopo avermi ammanettato con delle catene di ferro e bendato gli occhi con una fascia nera”, dichiara Mohamed.

“Mi hanno fatto camminare a piedi nudi per decine di metri, verso una jeep dell’esercito, dove un ufficiale mi ha violentemente percosso la schiena con i suoi stivali e mi ha costretto a salire nella jeep”, testimonia il minore.

Mohamed aggiunge di essere stato sottoposto ad una perquisizione fisica totale nel campo di Hawara prima di essere messo in detenzione.

“I soldati dell’occupazione ci hanno costretti a piegarci e ad abbassare la testa mentre le nostre mani erano legate dietro la schiena per più di 10 ore”, continua Mohamed.

Mohamed ha inoltre dichiarato che i soldati hanno rifiutato le richieste dei detenuti di permettergli di andare in bagno e di fornirgli del cibo e dell’acqua.

“Se ci muovevamo soltanto di un millimetro, eravamo immediatamente picchiati da un ufficiale”, afferma.

Un’altra testimonianza scioccante è stata fornita da Omar Ahmad Abdat, 15 anni, rinchiuso nelle carceri israeliane dal 27 luglio 2016.

“Ero terrorizzato quando i soldati d’occupazione hanno fatto irruzione nella mia camera e mi hanno picchiato”, dice Omar che continua: “Mi hanno obbligato a lasciare la casa, con gli occhi bendati e le manette.  Mi hanno anche impedito di indossare vestiti caldi prima di farmi camminare su una strada arida”.

Quando Omar ha chiesto dell’acqua nel campo di Hawara, un soldato israeliano gli ha portato una bottiglia di acqua riversandola sul corpo del minore, il tutto “accompagnato da una risata isterica”.

“Sono stato trasferito successivamente nel centro di detenzione di Petah Tikva, dove sono stato rinchiuso per 11 giorni in una cella di isolamento.  Sono stato anche sottoposto quotidianamente ad interrogatori, mentre le mie mani e i miei piedi erano legati ad una sedia di ferro”.

Rami Maher Samar (17 anni), detenuto dal 16 settembre 2016, ha dichiarato di essere stato rapito nei pressi del campo militare di Salem verso le 4 del mattino.

“I soldati israeliani mi hanno percosso brutalmente su tutto il corpo prima di legarmi le mani con catene di plastica e gettarmi per terra”, afferma Rami.

I soldati israeliani gli hanno poi colpito la testa e il viso con i calci di fucile sostenendo che il minore era in possesso di un coltello.

Poco dopo, i soldati israeliani lo hanno trascinato per terra con le gambe mentre il suo corpo urtava pietre e spine fino a raggiungere la jeep.

Rami è stato successivamente costretto a piegarsi su se stesso mentre i soldati versavano dell’acqua fredda su tutto il suo corpo e borbottavano freneticamente.

“Ogni volta che provavo a riposarmi, un soldato israeliano mi colpiva con i suoi stivali”, ha dichiarato il testimone.

Gruppi di difesa dei diritti umani hanno spesso denunciato la terribile tortura psicofisica subita dai bambini palestinesi nei penitenziari israeliani.

I segni di traumi e psicosi sono spesso le conseguenze dirette delle torture praticate da Israele ai danni dei minori palestinesi.

Traduzione di Daniela Minieri

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