Handala, che volta le spalle al mondo

16265581_1349088591820998_8303027571483239272_nA cura dei Giovani Palestinesi d’Italia.

Handala nasce nel 1969 da Naji Al Ali nelle pagine del quotidiano kuwaitiano Al Siyyasa (“La politica”).
Il suo nome trae origine da “al-hanzal”, spinoso arbusto dai frutti amari, diffuso nella regione palestinese di cui è diventato portavoce e simbolo.

E’ un bambino di dieci anni con capelli aculei, vestiti rattoppati, a piedi nudi. Volta le spalle al mondo in segno di rifiuto, come una presenza muta ma ostinata; la sua schiena, sempre lì, forse per tenerci un po’ distanti da quei disegni di cui fa parte e che gli appartengono. E’ lui il primo a guardarli. Noi possiamo solo sbirciare da dietro le sue spalle imparando la dignità. Il suo sguardo è rivolto alla tragedia palestinese, alla sua gente, alla disperazione di chi ancora resiste nonostante tutto.

Il personaggio ha molteplici significati: la sua testa somiglia a un sole, che simboleggia la speranza futura; i suoi capelli sono come gli aculei di un riccio, per difendersi; ha i piedi nudi perché è povero come i bambini dei campi profughi.
In parte è un riflesso del suo stesso creatore, che a 10 anni fu costretto ad emigrare in un campo profughi a sud del Libano, a seguito della proclamazione dello stato di Israele.
Solo quando egli potrà tornare nella sua patria, Handala potrà iniziare a crescere.
Ma Naji è morto, è stato ucciso, rimane solo Handala.
Chissà, forse se impareremo a guardarlo con gli occhi di un Palestinese un giorno si girerà verso di noi.

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