Israele controlla l’85% della Palestina storica

-1606501921PIC. Alla vigilia del 65° anniversario della Nakba palestinese (15 maggio), il Palestinian Central Bureau of Statistics (PCBS) ha riportato le cifre e i dati storici più rilevanti. Il rapporto indica, sin dall’inizio, che Israele controlla l’85% del territorio storico palestinese, mentre il numero dei palestinesi è cresciuto di nove volte dalla Nakba.

Secondo il rapporto, alla fine del 2016 erano 12,7 milioni i palestinesi in tutto il mondo, vale a dire che dalla Nakba del 1948, il numero dei palestinesi nel mondo si è moltiplicato di 9,1 volte.

Dati statistici mostrano che alla fine del 2016 i rifugiati palestinesi in Palestina (gli sfollati all’interno del paese) costituivano il 42% dell’intera popolazione; mentre erano 5,59 milioni i rifugiati palestinesi in tutto il mondo registrati dall’UNRWA al 1° gennaio 2015.

La densità di popolazione in Palestina alla fine del 2016 era pari a circa 811 persone per km2; in Cisgiordania, invece, a 526 persone per km2.

Aumento del colonialismo

Secondo il rapporto, il 48% della zona delle colonie e degli insediamenti israeliani è costruito su terreni di proprietà privata dei palestinesi. Alla fine del 2015, erano 413 le unità abitative e le basi militari in Cisgiordania, di cui 150 insediamenti e 119 avamposti.

Inoltre, Israele occupa più dell’85% del territorio storico palestinese, che si estende per 27.000 km2, lasciando così solo il 15% ai palestinesi, che costituiscono il 48% dell’intera popolazione della Palestina storica.

Il rapporto rileva che il 40% dell’area della Cisgiordania è stato annesso dalle autorità di occupazione israeliana (IOA) ai territori dello Stato israeliano.

Controllo delle acque

Dal rapporto sul censimento palestinese si evince che le autorità di occupazione israeliana controllano più dell’85% delle falde acquifere e la maggior parte delle risorse idriche rinnovabili della Palestina, pari a 750 milioni di m3 all’anno.

“I palestinesi ricevono solo 110 milioni di m3 delle risorse disponibili. La quota dei bacini loro spettante secondo gli Accordi di Oslo è di 118 milioni di metri cubi, cifra che avrebbe dovuto raggiungere i 200 milioni entro il 2000 in caso gli accordi ad interim fossero stati attuati”.

I martiri

Il rapporto indica che dall’inizio della seconda Intifada sono 10.369 le vittime palestinesi (nel periodo tra il 29/09/2000 e il 31/12/2016). Il 2014, in particolare, è stato l’anno più sanguinoso: 2.240 palestinesi uccisi, tra cui 2.181 nella Striscia di Gaza; molti dei quali deceduti durante l’assalto all’enclave costiera.

I detenuti

In riferimento ai detenuti palestinesi, il rapporto si basa sui dati della Commissione palestinese per gli affari dei detenuti e degli ex detenuti.

Dal 1967, le forze di occupazione israeliana hanno arrestato circa un milione di palestinesi, arresti di cui hanno risentito tutte le fasce della società palestinese.

Il rapporto rileva che dal 1967, circa 210 prigionieri palestinesi sono deceduti nelle prigioni israeliane a causa di una volontaria negligenza medica e di atti di repressione e di tortura.

Demolizione sistematica

Per quanto riguarda Gerusalemme, il Centro ha segnalato le politiche dell’IOA e le demolizioni sistematiche contro le proprietà dei palestinesi. Nel 2016, le autorità di occupazione hanno demolito circa 309 edifici, a destinazione commerciale, industriale e agricola, e hanno emesso 227 ordini di demolizione.

“Dall’inizio del 2016, sono state demolite e distrutte circa 1.023 unità abitative e strutture in diverse zone della Cisgiordania. Inoltre, nel 2016 sono stati emessi ordini di demolizione per più di 657 abitazioni e strutture. Tali demolizioni hanno comportato lo sfollamento di più di 1.620 palestinesi, la metà dei quali bambini.

Traduzione di Patrizia Stellato

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