Abbas e il piano per dichiarare la Striscia di Gaza “distretto ribelle”

PIC. Il giornale israeliano Hayom ha riportato giovedì che il presidente dell’Autorità palestinese (ANP), Mahmoud Abbas, sta prendendo in esame la possibilità di dichiarare la Striscia di Gaza “distretto ribelle”.

Il giornale ha citato un funzionario di spicco dell’ANP, vicino a Abbas, secondo il quale la mossa è un'”arma finale” da usare contro Hamas nel conflitto interno palestinese.

Secondo il funzionario, la mossa mira a spingere Hamas a cedere il controllo di Gaza all’Autorità palestinese.

L’attuazione del piano significherebbe dichiarare immediatamente lo stato di emergenza in tutta Gaza, contemporaneamente emanando ordini che bollano determinati gruppi e movimenti come “ribelli”.

In un simile caso, Hamas verrebbe messo fuorilegge e tutti i suoi beni, comprese istituzioni, fondi e conti bancari, sarebbero congelati. Inoltre, verrebbero emessi mandati di arresto contro i dirigenti del Movimento.

Allo stesso modo, l’Autorità palestinese cesserebbe di pagare gli stipendi dei funzionari pubblici a Gaza e chiederebbe all’ONU, alla Lega araba e a vari organismi internazionali di interrompere gli aiuti internazionali alla Striscia.

L’ANP chiederebbe anche alla Corte suprema palestinese di dichiarare il Parlamento palestinese illegale, revocando così l’immunità dei parlamentari, sciogliendo il governo e aprendo la strada ad un governo interinale per la durata dello stato di emergenza.

Il funzionario palestinese ha sottolineato che la valutazione a Ramallah è che una tale mossa avrebbe implicazioni diplomatiche di grande portata, che andrebbero oltre il conflitto interno palestinese. Innanzitutto, si crede che ciò farà pressione su Israele, Stati Uniti, Egitto, Giordania e altri per avviare il processo di pace in stallo tra Israele e i palestinesi.

Secondo il funzionario palestinese, i dirigenti politici e della sicurezza in Israele sono stati recentemente informati sui piani di Abbas, e ha segnalato che Israele non sostiene l’azione in questo momento. Gli israeliani vorrebbero prima esaurire tutti gli altri percorsi, sotto gli auspici delle potenze regionali e mondiali, per risolvere la crisi di Gaza.

Un funzionario dell’ufficio di Abbas a Ramallah ha affermato che questo tipo di azione è senza precedenti, e dunque non è ancora chiaro come possa essere realizzato in pratica, o se sia possibile o meno dal punto di vista del diritto palestinese e internazionale.

Tuttavia, è chiaro che Abbas ha già sparato il colpi di apertura, come dimostrato dalla riduzione dei salari dei funzionari pubblici a Gaza, congelando gli stipendi di alcuni membri del parlamento palestinese che rappresentano Hamas e bloccando i pagamenti ai prigionieri palestinesi liberati nello scambio di detenuti (affare Shalit), nel 2011.

Il funzionario ha affermato che è stata istituita una squadra di esperti legali del ministero della Giustizia palestinese per studiare come attuare il piano legalmente, sia in termini di diritto palestinese sia diritto internazionale.

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