Agente di polizia israeliano potrebbe essere accusato di omicidio colposo per aver ucciso un giovane palestinese autistico

MEMO. Un ufficiale di polizia israeliano ha ucciso con un colpo di pistola un giovane palestinese autistico. L’evento risale ad alcuni mesi fa ma è solo ora che l’ufficiale rischia di essere accusato di omicidio colposo. Eyad Hallaq, 32 anni, è stato colpito da una pallottola al petto il 30 maggio, nella Città Vecchia di Gerusalemme, dopo essere fuggito, in preda ad un attacco di panico dovuto alle grida dei soldati israeliani.

La sua accompagnatrice, Warda Abu Hadid, ha tentato di allertare i soldati sul fatto che Hallaq fosse gravemente autistico e di come non fosse in grado di comprendere realmente ciò che stava accadendo. Tuttavia, i suoi avvertimenti sono caduti nel vuoto. Gli ufficiali di polizia israeliani hanno più tardi affermato di aver fatto fuoco sul giovane poiché sospettavano che trasportasse un’arma, e che per questo stesse scappando quando gli hanno ordinato di fermarsi.

Nonostante la decisione di procedere con il caso sia durata ben cinque mesi, l’ufficiale che ha sparato il colpo fatale sarà accusato di omicidio colposo e dovrà affrontare un’udienza preliminare in cui potrà contestare le accuse prima che il processo inizi. Se venisse ritenuto colpevole, potrebbe essere condannato fino a 12 anni di carcere. Il comandante dell’ufficiale, che ha assistito alla sparatoria, non è stato accusato.

La famiglia di Hallaq ha duramente criticato il lento procedere delle investigazioni e ha contestato le dichiarazioni del pubblico ministero secondo le quali le telecamere di sicurezza erano malfunzionanti al momento della sparatoria. I genitori del giovane temono che il caso venga archiviato, soprattutto dopo il reclamo della controparte sul malfunzionamento delle telecamere. La polizia israeliana è, di solito, molto veloce nel rilasciare filmati delle camere di sicurezza quando i suoi ufficiali o dei privati cittadini israeliani vengono attaccati. Inoltre, i familiari del giovane condannano come “inaccettabile” la decisione di non imputare al comandante alcun reato.

L’avvocato della famiglia, Jad Qadamani, ha criticato il pubblico ministero, secondo quanto riportato da Associated Press, sostenendo che avrebbe dovuto presentare accuse molto più severe, poiché, a suo dire, c’erano prove sufficienti per imputare sia l’ufficiale che il comandante di omicidio premeditato. Il ministero della Giustizia israeliano ha tuttavia spiegato che le raccomandazioni per perseguire il soldato sono state fatte dopo aver considerato tutte le prove, inclusi i testimoni oculari.

“Tutte le circostanze dell’incidente sono state considerate”, ha detto il ministero, “incluso il fatto che il deceduto non ha posto in essere alcun tipo di minaccia contro gli ufficiali di polizia o contro i civili presenti sulla scena, che l’ufficiale di polizia ha fatto fuoco non rispettando gli ordini di cui era a conoscenza, e che l’uomo avrebbe dovuto adottare una reazione più proporzionata alla situazione”.

L’uccisione di Hallaq è subito stata paragonata a quella di George Floyd a Minneapolis, provocando manifestazioni locali contro la violenza della polizia israeliana, molto simile a quella americana.

Traduzione per InfoPal di Sara Origgio

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