Al-Walaja: un paradiso rubato

PIC. Su un’alta collina situata ad ovest della parte meridionale di Gerusalemme occupata, è situato il villaggio di Al-Walaja, con i suoi alberi e frutteti e case antiche, sfidando la crudeltà dell’occupazione israeliana, che lo divise nel 1948.

Solo 8 km separano il villaggio di Al-Walaja dalla città di Gerusalemme, affacciato su una bellissima vallata piena di alberi di noce, mandorla, oliva, fico e uva. Una vallata piena di vita. Questa è la valle di Al-Sarar, che un tempo era attraversata da binari che collegavano Gerusalemme a Jaffa. Una strada che conduce a questa vallata collega oggi il villaggio alla città di Gerusalemme. Il suo nome, Al-Walajh, in arabo deriva dalla radice di un verbo che significa “approfondire, penetrare profondamente”, che riflette la posizione del villaggio tra montagne e profonde vallate.

Un paradiso su Terra.

La bellezza dell’agricoltura a terrazzamento del villaggio, i suoi graziosi alberi e le fonti di acqua fresca hanno fatto sì che i suoi abitanti lo soprannominassero “Il giardino di Dio sulla Terra”. Al-Walaja si riforniva di acqua da cinque sorgenti che servivano al mantenimento dei frutteti che producevano verdure e frutti di tutti i tipi, i quali poi finivano per essere venduti nei mercati di Gerusalemme, Jaffa e Haifa. Alcune di queste verdure venivano anche esportate dai commercianti verso Riyadh, Kuwait e Beirut. Tuttavia le esportazioni si sono fermate a causa delle regole imposte dall’occupazione israeliana.

La bellezza donatale da Dio completa la bellezza della sua posizione strategica. Il villaggio è a soli 8 km dalla parte occupata di Gerusalemme. La sua altitudine è di 750 metri e prima della Nakba esso aveva un’estensione di 17.708 dunum.

Molti abitanti del villaggio sono musulmani ed esso ospita una grande moschea chiamata Al-Arbaeen. Oggi vi abitano circa 3000 persone. L’occupazione ha permesso di costruire in 50 dunum del totale della superficie del villaggio. Il resto è invece classificato come “zona C”, secondo gli Accordi di Oslo tra Israele e l’OLP, dove le costruzioni sono proibite se non si ottiene l’approvazione dell’Alta Commissione Israeliana, che solitamente non consente a nessuno di costruire e quelli che contravvengono a questa decisione vedono demolirsi le proprie abitazioni.

Il 21 ottobre 1948, il villaggio finì sotto l’occupazione israeliana, dopo essere stato attaccato da organizzazioni paramilitari come Argun, Stern e Haganah. Tuttavia fallirono nel prendere il controllo del villaggio dopo essersi trovati di fronte combattenti irregolari egiziani. In seguito all’Accordo di Rodi del 3 aprile 1949, Israele prese il controllo di parte del villaggio, tra i quattro villaggi a ovest di Gerusalemme che le forze dell’occupazione conquistarono, quali Al-Walaja, Beit Safafa, Qabo e Battir.

La linea dell’armistizio di Rodi divise Al-Walaja e una vasta parte del villaggio finì sotto controllo israeliano dopo la Nakba del 1948. La Valle dell’Ovest, dove sono situate le bellissime sorgenti, finì dalla parte israeliana. L’altra parte rimase sotto il controllo giordano fino alla guerra scoppiata nel 1967. L’occupazione israeliana stabilì in quel posto l’insediamento di Amindav nel 1950.

Un villaggio “inghiottito” dagli insediamenti.

Secondo un nuovo schema di pianificazione israeliano, la municipalità israeliana ha deciso di incrementare il suo controllo sul territorio di Al-Walaja, spostando la sua barriera militare, conosciuta come il checkpoint di Yalo, più all’interno del villaggio, cosa che impedirà ai residenti di avere accesso a centinaia di dunum della loro terra fertile.

Le forze d’occupazione hanno recentemente distribuito un piano per confiscare 2 km di terreni di Al-Walaja e ciò significa che la maggior parte dei terreni sarà inclusa nella parte israeliana delimitata dal checkpoint di Yalo. In altre parole, questa nuova “conquista” sarà annessa alla parte occupata di Gerusalemme, confiscando circa 2000 dunum della sua superficie, inclusa la parte antica del villaggio, di cui i residenti vanno fieri.

Il sindaco di Al-Walaja, Alaa Dras, ha detto che quanto pianificato da Israele si traduce in un’ondata intensa di costruzione di insediamenti nel villaggio, nonché la confisca di migliaia di dunum della sua terra fertile. Ai microfoni di PIC ha dichiarato: “Siamo sorpresi che la commissione per la pianificazione del comune di Gerusalemme occupata abbia chiesto all’esercito e alla sicurezza israeliani di muovere il check-point di Yalo verso l’interno del territorio di Al-Walaja! Ciò significa confiscare 1500 dunum di terre fertili che saranno nella parte israeliana delimitata dal check-point e che verranno annessi a Gerusalemme. Inoltre, questo vuol dire confiscare sorgenti storiche e importanti come quella di Ain Al-Hania, l’unica rimasta nel villaggio. In aggiunta, il piano include la confisca di 500 dunum intorno al check-point, per la zona designata come “militare”, a cui i palestinesi non potranno avvicinarsi”.

La “Grande Gerusalemme”.

Khalil Al-Tafkaji, esperto in mappe e insediamenti a Gerusalemme, ha affermato che l’espropriazione delle terre di Al-Walaja è parte del piano della “Grande Gerusalemme” su cui l’occupazione sta lavorando da decenni. Egli ha spiegato al PIC che lo spostamento del check-point di Yalo non è un provvedimento preso ai fini della sicurezza quanto, invece, un modo per confiscare 2000-3000 dunum che verranno poi annessi alla “Grande Gerusalemme”.

Ha poi aggiunto: “L’occupazione si estende sistematicamente intorno a Gerusalemme. Si è estesa a est, confiscando il monte Abu-Ghunaim dalle terre di Betlemme, di lì poi ancora più a est e a sud, e sta lavorando per annettere gli insediamenti di Etzion e Tekoa. Sta costruendo l’insediamento di Giv’at Ze’ev sulle terre confiscate a Ramallah e sta cercando di annettere questo a Gerusalemme Ovest. Oggi, sta pianificando il controllo e la confisca di migliaia di dunum appartenenti a Al-Walaja verso Gerusalemme Ovest, cosicché il piano della “Grande Gerusalemme” sarà completato!”

Traduzione di Martina Di Febo

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