Amayreh: ‘I palestinesi devono agire insieme nel 2012’

Pal.infoDi Khalid Amayreh. Il 2011 non è stato un anno particolarmente negativo per la Palestina. In quest’anno, centinaia di prigionieri politici e partigiani palestinesi hanno rivisto la luce, essendo stati rilasciati dalle prigioni e dai campi di detenzione israeliani.

Inutile dire che molti di questi eroi avrebbero trascorso il resto della loro vita nelle prigioni sioniste se non fosse stato per il cosiddetto caso Shalit e l’effettiva resa di Israele alle condizioni di Hamas per la liberazione del soldato sionista prigioniero.

Grazie a questo caso, centinaia di famiglie palestinesi, che avevano perso la speranza di rivedere i loro cari ancora vivi, hanno tirato un sospiro di sollievo e si sono riuniti con i loro bambini, fratelli, mariti e figlie.

Inutile dire che Israele aveva provato tutto il possibile immaginabile in fatto di intelligence per localizzare il soldato prigioniero, ma non è servito. Dopotutto, Shalit era tenuto sotto il naso di Israele da qualche parte nella Striscia di Gaza per oltre 60 mesi.

Questo fatto da solo dovrebbe farci guardare con ammirazione e gratitudine quei soldati sconosciuti ma eroici che sono stati in grado di mantenere questo importante segreto per tutti questi mesi e anni.

Il 2011 ci ha portato la Primavera Araba, che ha consegnato diversi regimi tirannici filo-americani alla pattumiera della storia. Alcuni di questi regimi, come quello dell’ex presidente egiziano Husni Mubarak, hanno avuto delle serie responsabilità nella lotta palestinese e nella sua causa. 

Per esempio, nel 2008-2009, il regime egiziano ha cospirato, agito in combutta e collaborato con l’entità sionista per uccidere, tormentare e sconfiggere la Striscia di Gaza, autorizzando Israele a portare avanti il suo assalto in stile nazista sul territorio delle coste praticamente indifeso, uccidendo, incenerendo e mutilando migliaia di uomini, donne e bambini palestinesi.

A essere precisi, il regime ha cercato efficacemente di consolidare l’assedio criminale israeliano su Gaza, con la costruzione di un altro muro di cemento, tale da rendere praticamente impossibile per gli abitanti di Gaza ottenere anche un solo pacco di latte dal lato egiziano del confine per i loro figli affamati.

Quindi, la rimozione di quel regime è considerata una grande vittoria sia per il popolo palestinese che per quello egiziano; per gli egiziani perché il regime corrotto di Mubarak ha soppresso i diritti umani e le libertà civili a favore degli interessi di America e Israele, e per i palestinesi perché il regime era visto come una risorsa strategica per il regime sionista poiché gli ha permesso di saccheggiare i palestinesi in cambio di protezione politica e aiuti dall’America.

Le elezioni avvenute in Tunisia ed Egitto sono state anche notizie augurali per la causa palestinese. Il trionfo di partiti islamici, o quasi, in particolare i Fratelli Musulmani, è probabilmente una delle migliori notizie per la causa palestinese che il popolo abbia mai ricevuto in molti decenni.

È vero, non ci aspettiamo di vedere dei miracoli subito come risultato della Primavera Araba. Ad ogni modo, non c’è alcun dubbio che i cambiamenti strategici che stanno avvenendo nel mondo arabo hanno confuso e destabilizzato i calcoli strategici di Israele nella regione.

Israele, che sta diventando uno stato fascista a tutti gli effetti, aveva probabilmente programmato di lanciare misure impensabili contro i palestinesi, possibilmente includendo massacri genocidi, emigrazione indotta e pulizia etnica.

Tuttavia, grazie alla Primavera Araba, e specialmente alla rivoluzione egiziana, Israele è molto propensa a pensarci due volte prima di perseguire la sua politica dello spazio vitale (Lebensraum) contro i suoi vicini. 

La fine del 2011 ha anche portato i palestinesi più vicini alla riconciliazione e all’unità nazionale.

Hamas ha accettato di unirsi all’Olp e tutte le parti hanno concordato nel formare un governo di unità nazionale, rilasciare i prigionieri politici e tenere elezioni per l’Autorità palestinese (Anp) e per il Consiglio nazionale palestinese (Clp).

Ciò che è particolarmente importante è che la psicologia del popolo palestinese è migliorata in modo significativo durante il 2011, nonostante le implacabili aggressioni e provocazioni sioniste.

Inoltre, c’è molto da fare nel 2012. La riconciliazione nazionale deve materializzarsi sul terreno in modo tale che qualsiasi palestinese possa sentirne i suoi tangibili effetti.

Comunque, è quasi impossibile che la vera unità nazionale tra Fatah e Hamas sia raggiungibile a meno che l’Autorità palestinese e il regime di Ramallah mettano fine all’indegna cooperazione e coordinazione con l’esercito di occupazione sionista.

Infatti, il coordinamento della sicurezza è stato un triste capitolo nella recente storia palestinese che deve necessariamente finire, prima o poi.

In più, con il continuo furto di terra palestinese per mano del regime sionista, l’autorità palestinese dovrebbe avere il coraggio di porre fine ai mendaci processi di pace.

Sì, smantellare l’infrastruttura dell’Autorità palestinese può sembrare più facile a dirsi che a farsi. Tuttavia, se diventa chiaro che l’esistenza  dell’Anp combatte e ostacola la creazione di uno stato vitale e territorialmente contiguo alla Palestina, allora i leader palestinesi non devono indietreggiare dall’intraprendere la dissoluzione dell’Autorità nazionale. Dopotutto, la creazione di uno stato indipendente palestinese è la ragion d’essere della stessa Anp, come ha detto in molte occasioni il funzionario Sa’eb Erekat.

In ogni caso, la leadership palestinese dovrebbe smettere di giocare con il fato e il destino dei palestinesi e della loro causa.

Siamo stati indulgenti per troppo e tanto tempo in futili giochi politici, e deve arrivare quindi l’ora della verità.

E il raggiungimento dell’ora della verità dovrebbe anche significare una presa di coscienza sul fatto che la creazione di uno stato vitale palestinese in Cisgiordania, con Gerusalemme come capitale, non è più una opzione realistica, data la diffusione fenomenica delle colonie ebraiche.

Quindi, la leadership palestinese, inclusi Fatah e Hamas, dovrebbero agire insieme nel 2012 e far sì che non sia un altro anno di inutile attesa.

Traduzione per InfoPal a cura di Teresa Varlotta

 

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