Amnesty International: “Gli Stati devono boicottare i prodotti coloniali israeliani”

Londra-PIC. Mercoledì Amnesty International ha lanciato una campagna per spingere la comunità internazionale a boicottare le merci prodotte negli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania.

“La comunità internazionale deve proibire l’importazione di tutte le merci prodotte negli insediamenti israeliani illegali e porre fine ai profitti multimilionari che hanno alimentato le violazioni di massa dei diritti umani contro i palestinesi”, ha dichiarato Amnesty International.

“In occasione del cinquantesimo anniversario dell’occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, l’organizzazione sta lanciando una nuova campagna che invita gli stati di tutto il mondo a vietare i beni provenienti dai mercati coloniali e ad impedire alle loro aziende di operare negli insediamenti o di commerciare con le colonie”, si legge nel report.

“Per decenni il mondo è rimasto in disparte mentre Israele distruggeva le case dei palestinesi e saccheggiava le loro terre e le risorse naturali per profitto. Mentre l’economia palestinese è stata frenata da 50 anni di politiche abusive, è stata costruita una fiorente impresa coloniale da miliardi di dollari sull’oppressione sistematica della popolazione palestinese “, ha dichiarato Salil Shetty, Segretario Generale di Amnesty International.

“Non è sufficiente condannare l’espansione coloniale di Israele. È giunta l’ora che gli Stati intraprendano azioni internazionali concrete per fermare il finanziamento degli insediamenti che violano in modo flagrante il diritto internazionale e costituiscono un crimine di guerra”, ha aggiunto Shetty.

“La politica di Israele di stabilire i civili israeliani sulla terra palestinese occupata ha portato a una miriade di violazioni dei diritti umani”, ha affermato Amnesty. “Decine di migliaia di case e proprietà palestinesi sono state demolite da Israele e centinaia di migliaia di palestinesi sono stati sfollati con la forza; molte famiglie sono state cacciate dalle loro case o terre per liberare le aree per la costruzione di insediamenti. Almeno 100.000 ettari di terreno palestinese sono stati sequestrati per esclusivo uso coloniale”.

Secondo Amnesty, Israele ha anche preso illegalmente il controllo delle risorse naturali palestinesi, come l’acqua, i terreni fertili, le cave di pietra e i minerali, e li ha deviati per aiutare le industrie coloniali a produrre beni agricoli, materiali da costruzione e prodotti industriali spesso esportati all’estero. Al tempo stesso, Israele ha imposto delle restrizioni arbitrarie che impediscono ai palestinesi di utilizzare le proprie acque, terre e altre risorse, limitando il loro sviluppo economico e violando i loro diritti economici e sociali.

“In Cisgiordania, le infrastrutture coloniali, incluse le strade “solo per coloni”, hanno diviso le città e i villaggi palestinesi e hanno gravemente limitato la capacità dei palestinesi di muoversi liberamente. Israele ha inoltre mantenuto un blocco aereo, marino e terrestre illegale sulla Striscia di Gaza per quasi 10 anni, bloccando due milioni di persone in una zona appena inferiore alla metà di New York”, continua la relazione.

“Una delle tragedie di 50 anni di violazioni incessanti collegate all’occupazione è che il mondo si è abituato allo scioccante livello di oppressione e umiliazione che i palestinesi affrontano nella loro vita quotidiana nei territori occupati”, ha dichiarato Salil Shetty. “Ma come possono gli Stati continuare a consentire il sostegno finanziario a una politica coloniale crudele, discriminatoria e criminale che consente ai coloni israeliani di vivere su terreni rubati in case con prati e piscine irrigate, mentre le comunità palestinesi accanto a loro non hanno nemmeno abbastanza acqua pulita ed elettricità per soddisfare i bisogni primari?”

Amnesty ha esortato tutti gli Stati a garantire il rispetto del diritto umanitario internazionale, a non riconoscere né aiutare in alcun modo la situazione illegale che la politica di insediamento israeliana ha creato e ad utilizzare la propria influenza per fermare tali violazioni.

“Gli Stati che continuano ad aiutare gli insediamenti a crescere economicamente stanno venendo chiaramente meno ai loro obblighi internazionali e alle politiche che hanno promesso di rispettare. È dovere di ogni stato, secondo la legge internazionale, assicurarsi che le proprie azioni e quelle dei propri cittadini non riconoscano né aiutino situazioni o atti illegali “, ha dichiarato Salil Shetty.

Nel corso di decenni, molte risoluzioni dell’ONU hanno confermato che gli insediamenti israeliani violano il diritto internazionale. Più recentemente, una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stata approvata nel dicembre del 2016, esortando Israele a cessare tutte le attività di insediamento nei Territori Occupati Palestinesi. La risoluzione ha anche invitato tutti gli Stati a distinguere tutti i loro rapporti con lo stato di Israele e da quelli con i territori occupati dal 1967.

Nonostante ciò, Israele ha accelerato l’espansione e il sostegno degli insediamenti negli ultimi mesi, annunciando piani per migliaia di nuove case negli insediamenti esistenti, nonché piani per costruire altre migliaia di abitazioni in due nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata.

“Israele ha reso evidente che mantenere ed espandere gli insediamenti ha la priorità sul rispetto della legge internazione. È ora che il mondo dichiari con decisione che non tollererà più il palese disprezzo delle autorità israeliane per la legge internazionale”, ha dichiarato Salil Shetty.

Traduzione di F.G.

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