Associazioni dei Palestinesi in Italia: “L’affare del secolo respinto da tutti i palestinesi del mondo”

Roma-InfoPal. Venerdì 21 giugno 2019 si è svolta una conferenza stampa presso la Stampa Estera, a Roma, dal titolo: “Riuscirà il piano americano a risolvere il problema palestinese o lo complicherà di più?”

La conferenza è stata indetta dalle Associazioni dei Palestinesi in Italia, con la presenza di Velia Jacovino, direttore editoriale del sito giornalistico “Futuro Quotidiano”, di Anwar Oudeh, della direzione dell’UDAP-Unione democratica Arabo-Palestinese, di Bassam Saleh, giornalista palestinese, di Mohammed Hannon, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia. Ha moderato il giornalista Samir Al Qaryouti.

Jacovino ha esordito sottolineando che il mondo, venerdì, si è svegliato con la possibilità di un nuovo conflitto in Medio Oriente, in riferimento alla tensione tra USA e Iran e all’abbattimento di un drone statunitense sul cielo iraniano. Ha poi affrontato un’analisi dettagliata della situazione mediorientale anche alla luce del cosiddetto Accordo del Secolo imposto dall’amministrazione Trump in Palestina e dell’imminente workshop in Bahrein: “La visione USA per il Medio Oriente è economica. L’incontro del Bahrein – un Paese a minoranza sunnita e a maggioranza sciita – con Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Oman, Marocco, Giordania, Israele (che invierà una delegazione di uomini d’affari), ONU, Banca mondiale, Unione Europea, taglia fuori i diretti interessati: i Palestinesi, la loro volontà e diritti. A questo evento non parteciperanno né la Russia, né la Cina, né la Turchia”.

I punti principali dell’accordo: qui.

Nel suo intervento, il giornalista Saleh ha sottolineato che “tutti i Palestinesi all’estero e nella Palestina storica non sono d’accordo con l’Accordo. Non lo accetteremo mai. I soldi sono importanti, ma la dignità lo è di più. Il piano iniziò nel 1917, con la Dichiarazione Balfour che consegnò la Palestina a un altro gruppo, che finora ha sottratto il 78% del territorio, ma vuole anche il restante 28%.

Secondo i punti dell’Accordo, i miliardi per la sua attuazione verranno dagli Arabi e andranno in tasca a Israele, che ha un grande bisogno di ampliare il suo mercato nella regione. I Palestinesi non ne verranno beneficiati. Il piano è come un matrimonio con tanti invitati ma senza la sposa: la Palestina. Tutte le realtà palestinesi respingono tale accordo, nessuna esclusa, e questo è molto significativo”.

Oudeh, rappresentante UDAP, ha affermato: “Il workshop di Manama è un evento economico, con attori esteri che decidono le sorti di un popolo e di un territorio, ma la Palestina non è in vendita. L’atteggiamento degli Stati Uniti è sempre stato quello dell’intromissione, mai della salvaguardia”.

Tamimi, medico e rappresentante dei Palestinesi in Lombardia, ha evidenziato che nello scenario mediorientale “nulla avviene a caso. Tutto è già programmato e preparato da anni, dall’inizio dello scorso secolo. La Palestina è strategica nell’occupazione e controllo del Medio Oriente. Ora siamo di fronte alla quarta generazione delle guerre mondiali: la guerra per procura e attraverso le rivolte, i conflitti all’interno dei Paesi. E la mancata reazione dei Paesi Arabi e della Lega Araba all’Accordo del Secolo è un segno che il piano di destabilizzazione e indebolimento del Medio Oriente ha funzionato”.

Hannoun, architetto e presidente dell’API -Associazione dei Palestinesi in Italia-, ha chiesto: “Qual è il senso dell’Affare del secolo? E’ un business tra commercianti destinato al fallimento. I termini del contratto sono prevalentemente sconosciuti, ma è iniziato, strategicamente, con il taglio dei fondi all’UNRWA e poi con il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele.

Questo affare, tuttavia, è nato morto: tutte le realtà palestinesi lo hanno respinto, perché la Palestina non è in vendita e noi vogliamo riprendercela. Dovete rispettare i nostri diritti. Pertanto, rivolgo un appello a tutti, popolo italiano compreso, affinché si pongano a fianco della Palestina”.

Al Qaryouti ha evidenziato come nei media italiani la causa palestinese sia assente e come il linguaggio usato dai giornalisti alteri i fatti, dando sempre preminenza agli israeliani: “Si dice che ‘è stato ucciso un israeliano’, ma ‘Sono morti dei palestinesi’. I palestinesi non sono stati uccisi? Sono morti da soli? Perché allora usare due pesi e due misure? Il livello di comunicazione su questioni mediorientali della stampa italiana è molto problematico”.

Al Qaryouti ha poi fatto notare la “sintonia perfetta” tra tutti i relatori della conferenza stampa, pur arrivando da realtà politiche diverse. “Dobbiamo pensare ai nostri figli affinché non passino i prossimi settanta anni nella Nakba”.

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