Austria: gravi violazioni durante incursioni, politicamente motivate, contro i musulmani

Geneva Council for Rights and Liberties (GCRL). Un gruppo per i diritti umani ha accusato le autorità di sicurezza austriache di aver commesso violazioni dei diritti umani “politicamente motivate” contro i musulmani, secondo quanto rivelato da un comunicato stampa divulgato mercoledì 18 novembre.

“Il Consiglio di Ginevra per i diritti e le libertà (GCRL) è profondamente preoccupato per le violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità di sicurezza austriache, durante i vasti raid effettuati in quattro province, che includevano gli arresti di almeno 30 arabi e musulmani”, si legge nel comunicato pubblicato nel sito del GCRL.

“Il 9 novembre, la polizia austriaca ha lanciato incursioni su più di 70 case in quattro province austriache, con l’ordine di arrestare 30 musulmani.

“Tra le persone prese di mira nella campagna ci sono diversi ex funzionari del Consiglio austriaco per la religione islamica, oltre a un impiegato dell’istituto incaricato di formare insegnanti religiosi nelle scuole pubbliche, compresi anche accademici, medici e operatori di associazioni”.

La GCRL ha aggiunto: “Queste campagne mostrano un chiaro disprezzo per i principi fondamentali dei diritti umani e le norme di legge in Austria, e rappresentano intimidazioni ed esasperazione con l’obiettivo di fuorviare l’opinione pubblica con il pretesto di una operazione di sicurezza ben riuscita contro il ‘terrorismo politico’.

“L’ufficio dei procuratori della regione della Styria ha dichiarato in una nota che ‘l’operazione non ha alcun collegamento con l’attacco terroristico di Vienna del 2 novembre’, ma è il risultato di ‘indagini approfondite e complete svolte da oltre un anno'”.

Il Consiglio di Ginevra considera che l’affermazione del ministro dell’Interno austriaco Karl Nihamer secondo il quale l’operazione di sicurezza lanciata dalla polizia mira a “tagliare le radici dell’Islam politico”, indichi che la questione è collegata a posizioni politiche o ad orientamenti religiosi, e non a specifiche violazioni legali.
Sottolinea, inoltre, che le operazioni di sicurezza basate sul credo religioso, sulla fede o sull’orientamento politico, costituiscono una grave violazione del diritto alla libertà di culto, di opinione e di espressione, garantito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, nonché dalle leggi locali:

“La campagna è stata motivata politicamente ed è stata contrassegnata da una serie di violazioni dei diritti umani durante l’arresto, tra cui l’assalto nelle case di notte, l’abbattimento delle porte di molte case, causando terrore ai residenti in totale disprezzo per la presenza di bambini e donne, il sequestro di denaro e di documenti senza mandato”.

Il Consiglio di Ginevra ha inoltre rivelato: “Ai detenuti e agli inquilini delle case, compresi i bambini, sono state poste domande offensive che violano la privacy, come la preghiera o le abitudini sociali, nonché la posizione sulla questione palestinese”.

Il GCRL “condanna fermamente gli attacchi terroristici, esprime la sua piena solidarietà alle vittime e sottolinea l’importanza di perseguire gli autori di questi attacchi in conformità con la legge”, e allo stesso tempo denuncia “qualsiasi tentativo di utilizzare questo incidente per commettere violazioni discriminatorie per motivi di religione o credo”.

Il GCRL ha espresso anche preoccupazione “per le azioni politicamente motivate di scioglimento di associazioni e chiusura di moschee senza giustificazioni legali”, considerandole una forma di “punizione collettiva”.

Concludendo la dichiarazione, il Consiglio ha invitato il governo austriaco “a rivedere le procedure e le decisioni che violano i diritti umani e la legge, a indagare sulle violazioni commesse dalle autorità di sicurezza e a fermare qualsiasi repressione di natura politica o sulla libertà di espressione o credo”.

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