Bahrain: la tortura induce l’aborto in una detenuta mentre i legislatori degli Stati Uniti condannano l’aver proibito la visita di Mendez

Bahrain: la tortura induce l’aborto in una detenuta mentre i legislatori degli Stati Uniti condannano l’aver proibito la visita di Mendez

In un tragico sviluppo la tortura inflitta a una giovane donna ha portato all’aborto. Nadia Ali Yousuf Saleh, di Bani Jamra, in carcere dal 30 maggio, qualche giorno fa ha subìto un aborto.
La donna, incinta di sei mesi, è stata sottoposta a orribili torture dopo il suo arresto e non ha ricevuto assistenza medica nonostante il dolore e l’emorragia. Anche suo marito langue nelle camere della tortura degli Al Khalifa per essersi opposto alla dittatura ereditaria. Poco dopo l’arresto la donna è stata picchiata insieme al marito ed è stata portata in ospedale per un trattamento superficiale. È stata trasferita nelle segrete del regime, dove ulteriori maltrattamenti hanno causato il suo aborto. Gli Al Khalifa hanno proibito al Relatore Speciale sulla Tortura dell’ONU di visitare il Paese per paura che avrebbe denunciato altri crimini commessi dal sovrano, Hamad bin Isa Al Khalifa, e i suoi collaboratori.

Un’altra prova di torture sistematiche è emersa qualche giorno fa. È circolato tra la gente un video di un ragazzo bahreinita nudo. Per chiunque l’abbia visto è stato uno shock. Nella registrazione il ragazzo, Hussain Jamil, “confessa” i proprio crimini che consistono principalmente nell’aver partecipato a proteste pacifiche contro il dittatore e nell’aver richiesto il suo allontanamento. Il ragazzo appariva in cattivo stato, con dei segni rossi sul corpo e non in grado di articolare parole intelligibili, a conferma del fatto che era stato oggetto di trattamenti violenti prima che venissero registrate le sue “confessioni”.

La mancanza di progressi in termini di diritti umani sta diventando sempre più imbarazzante per gli alleati del regime, il cui supporto è stato cruciale per l’esistenza della dittatura ereditaria. Di recente Washington ha espresso la propria insoddisfazione e ha richiesto “riforme autentiche”. Nella sua recente visita agli Stati Uniti, Salman bin Hamad ibn Isa Al Khalifa è stato accolto con poco entusiasmo ed è stato ricevuto solo da funzionari di basso grado. Il presidente Obama non gli ha concesso un incontro ufficiale per paura della reazione negativa dei mass media e delle associazioni di difesa dei diritti umani. Il principe ereditario è stato ricevuto da alcuni membri del Congresso per spiegare perché la sua famiglia non può permettersi alcuna riforma politica seria. Ciononostante, all’interno del campo degli Al Khalifa si sta muovendo una guerra segreta. C’è una diffusa paura nella fazione del Primo ministro che possa essere stato raggiunto un accordo tra Washington e Salman a spese del Primo ministro stesso. Girano voci che Salman abbia acconsentito a gettare il proprio zio nel dimenticatoio della Storia come passo per soddisfare le richieste degli alleati occidentali degli Al Khalifa per la riforma. Sono state create le premesse per la destituzione di Khalifa bin Salman Al Khalifa dopo 42 anni di servizio. Ma questo non basterà per le persone che vogliono la caduta del regime Al Khalifa, pronte a continuare la loro battaglia e ad aspettare ancora un cambiamento fondamentale del regime. Le esperienze degli ultimi due anni sono così dolorose che le scorciatoie stavolta non funzioneranno. Lo slogan popolare “La gente vuole un cambiamento di regime” è ancora forte e chiaro.

Il 7 giugno, venti tra senatori e membri del Congresso degli Stati Uniti hanno scritto una lettera al dittatore del Bahrein facendo appello perché permettesse una visita al Relatore Speciale sulla Tortura, Juan Mendez. Hanno detto: “Scriviamo per esprimere la nostra preoccupazione e il nostro disappunto all’annuncio che il Relatore Speciale sulla Tortura delle Nazioni Unite Juan E. Mendez non avrà il permesso di visitare il Bahrein. È la seconda volta dallo scoppio delle proteste nel 2011 che ha ricevuto un invito, poi revocato, a eseguire il proprio importante lavoro”. La lettera terminava dicendo: “La sproniamo ad annullare la decisione di negare a Juan Mendez e ad altri osservatori internazionali l’opportunità di indagare sulle accuse di tortura, dimostrando così il suo impegno ad aiutare a mettere fine a tali soprusi”.

La lettera è stata firmata da tre senatori: Patrick Leehy, Ron Wyden e Barbara Boxer. È stata firmata anche da venti membri del Congresso: Henry C. “Hank” Johnson, Jim Himes, Jim McDermott, Jan Schakowsky, Jim Moran, Charles B. Rangle, Carolyn B. Maloney, Earl Blumenauer, Alcee L. Hasting, Raul M. Grijalva, James McGovern, Peter De Fazio, John Conyers Jr., Barbara Lee, Rosa L Delauro, Keith Ellison e Donna F. Edwards.

Movimento per la Liberazione del Bahrein
14 giugno 2013

Traduzione a cura di Roberta Toppetta

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