Barghouti inizierà lo sciopero della sete se Israele non risponderà alle richieste fatte tramite lo sciopero della fame

431960CRamallah-Ma’an. La commissione palestinese per gli Affari dei palestinesi ha annunciato che il leader dello sciopero della fame “Libertà e dignità”, che è entrato ormai al suo trentesimo  giorno (oggi è il 31°, ndr), si rifiuterà di bere acqua in risposta al continuo rifiuto di Israele di rispondere alle richieste fatte tramite il sopra citato sciopero.

I partecipanti prigionieri palestinesi, hanno detto di no a cibo e vitamine a partire dal 17 aprile, decidendo di bere soltanto un composto di sale e acqua per sopravvivere.

Tra le richieste per i diritti basilari, i prigionieri in sciopero della fame chiedono che si metta fine al diniego di effettuare visite familiare e che venga garantito loro il diritto di ricevere gradi di istruzione più alti, cure mediche appropriate e trattamenti, così come di fermare l’isolamento e la detenzione amministrativa – la prigione senza una denuncia o un processo.

La commissione palestinese ha citato l’avvocato Khader Shqeirat affermando che la decisione di Barghouti di intraprendere nuove misure e di non bere acqua costituirebbe “un nuovo punto di svolta nello sciopero della fame che non sembra avere una fine”.

Secondo la commissione, Barghouti insiste nel raggiungimento di tutte le richieste fatte tramite lo sciopero della fame sotto la sua guida in maniera trasparente, senza compromessi o contrattazioni.

La commissione si è anche appellata al consiglio di sicurezza dell’ONU e all’Assemblea Generale per convocare un incontro d’emergenza riguardante lo sciopero della fame dei prigionieri, per obbligare il governo israeliano a rispettare i diritti dei prigionieri sanciti dalle leggi internazionali nonché per chiedere a Israele di mettere fine alla sua politica consistente nell’infliggere una morte lenta ai detenuti palestinesi.

Lunedì 15 maggio, da alcuni report dei media israeliani è emerso che dirigenti della sicurezza palestinese e ufficiali israeliani dello Shin Bet, l’agenzia di sicurezza interinale, stavano cercando di raggiungere un accordo che avrebbe messo fine allo sciopero della fame.

Come precedentemente affermato dal ministero della Pubblica sicurezza israeliano Gilad Erdan, le richieste verrebbero accolte solo quando lo sciopero finirà. Gli ufficiali palestinesi hanno messo in guardia la controparte israeliana dal fatto che un simile approccio darebbe spazio ad un probabile aumento di proteste popolari che si sono tenute già ogni giorno da quando lo sciopero ha avuto inizio. Molte di queste proteste si sono poi trasformate in violenti scontri.

Intanto, il prigioniero in sciopero della fame Karim Yunis, in carcere da più tempo di ogni altro prigioniero, ha insistito che qualsiasi legittima negoziazione debba avvenire in presenza dei leader dello sciopero, come Barghouti, e ha rigettato i tentativi dell’intelligence israeliana come “inutili e frutto di false negoziazioni che hanno il solo scopo di interrompere lo sciopero della fame in cambio di promesse vuote”.

Una dichiarazione rilasciata martedì dalla Commissione creata a supporto dello sciopero ha annunciato che i prigionieri sono entrati in una fase critica caratterizzata da vomito, alterazione della vista, svenimento e una perdita di circa 20 kg. di peso.

“Nonostante ciò, i prigionieri in sciopero hanno lanciato molti messaggi confermando che continueranno nella lotta finché non otterranno quello che stanno chiedendo”, ha affermato la Commissione, aggiungendo che il servizio detentivo israeliano (IPS) ha continuato ad isolare i partecipanti allo sciopero dal mondo esterno e a limitare le visite degli avvocati per la maggior parte dei detenuti – anche se una decisione recente della corte suprema israeliana relativa all’IPS aveva previsto di abbassare la guardia sulle visite degli avvocati – sin dal primo giorno dello sciopero.

Ai prigionieri in sciopero della fame è stato completamente proibito di ricevere le visite dei familiari ed essi subiscono continui trasferimenti arbitrari, nel tentativo dell’IPS di interrompere lo sciopero.

Lunedì l’IPS ha spostato 36 prigionieri in sciopero della fame dalla prigione di Ofer verso il cosiddetto ospedale da campo nella prigione di Hadarim, secondo quanto riportato dall’ufficio stampa della Commissione.

La Commissione ha ribadito la preoccupazione nei confronti delle cliniche da campo installate da Israele, anticipando lo sciopero di massa per evitare di trasferire i prigionieri negli ospedali civili.

“In queste cliniche, il ruolo dei medici è simile a quello dei carcerieri: ai detenuti malati offrono ogni tipo di cibo e trattamenti medici in cambio della fine dello sciopero. Gli ospedali da campo sono strutture inadatte e mal equipaggiate per fornire cure mediche. Esse non sono altro che un ulteriore modo per mettere pressione sui detenuti affinché interrompano lo sciopero”.

Inoltre, la Commissione permanente dell’Organizzazione della Cooperazione islamica per i diritti umani ha invitato il gruppo di lavoro sulla Palestina, durante l’incontro a Jeddah, a lanciare campagne di supporto per i prigionieri palestinesi che scioperano e a fare pressione su Israele affinché risponda alle loro richieste.

Intanto, la rete di solidarietà dei prigionieri palestinesi Samidun ha evidenziato che l’artista Muhammad Abu Sakha ha preso parte allo sciopero sin dal primo giorno. Abu Sakha è in detenzione amministrativa, senza processo o accusa, dal dicembre 2015, cosa che ha dato vita ad una campagna internazionale per richiedere il suo immediato rilascio.

Il gruppo per i diritti dei prigionieri palestinesi Addameer ha riferito che dopo la fine del periodo di detenzione di Abu Sakha, l’11 giugno, la corte suprema israeliana ha deciso di limitare l’estensione della sua detenzione a tre mesi, in seguito ad una petizione fatta dal suo avvocato.

Abu Sakha è tra i 500 dei 6.300 prigionieri palestinesi in detenzione amministrativa, secondo quanto riportato da Addameer.

Traduzione di Martina Di Febo

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