Basta ingerenze nel Diritto al Ritorno in Palestina dei profughi

Di Peter Eyre*

Palestina occupata – PressTv. Come è possibile che qui in Occidente si sia così puntuali a ficcare il naso negli affari mediorientali senza mai permettere a questi Paesi di risolvere le loro questioni per mezzo delle Nazioni Unite oppure nella logica di un quadro legale internazionale?

Di recente, Alistair Burt, ministro britannico in carica per gli Affari del Medio Oriente, ha visitato il Libano per discutere di questo e di altre questioni, ma proviamo a vedere quanto è stato affrontato da un’altra prospettiva.

Se questa fosse realmente la politica del governo britannico (e lo è), allora si acconsentirebbe a coloro che hanno origini ebraiche di andare in massa in Israele, di appropriarsi della terra palestinese e, per converso, i palestinesi resterebbero in Libano o negli altri Paesi arabi, quasi a consegnare il proprio Paese, la Palestina, a Israele.

Da un punto di vista legale esiste un certo “Diritto al Ritorno”, accettato con fermezza da gran parte dei Paesi nel mondo ma che, per qualche strana ragione, il signor Burt non sostiene conformemente ai contenuti della seguente risoluzione internazionale.

Risoluzione Onu 194 (III) – 11/12/48

10. Incarica la Commissione di Conciliazione a cercare accordi tra i governi e le autorità in questione, che faciliterà lo sviluppo economico della zona, comprese le modalità per l’accesso ai porti e aeroporti e l’uso di trasporto e servizi di comunicazione;

11. Risolve che i rifugiati che desiderano tornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini dovrebbe essere consentito di farlo al più presto possibile, data, e che il risarcimento deve essere pagato per le proprietà di coloro scelto di non ritorno e per la perdita o il danneggiamento di proprietà che, in virtù dei principi del diritto internazionale o al patrimonio netto, deve essere compiuto dai governi o le autorità competenti.
Incarica la Commissione di Conciliazione per facilitare il rimpatrio, il reinsediamento e della coesione economica e sociale di riabilitazione dei profughi e il pagamento di un indennizzo, e di mantenere stretti rapporti con il direttore della Nazioni Unite per il soccorso dei profughi palestinesi e, attraverso di lui, con gli opportuni organi e agenzie delle Nazioni Unite.

Ma proviamo a fare una lettura della Risoluzione Onu in maniera più dettagliata per capire quanto il suo contenuto non fece scalpore tra i responsabili della sua implementazione con la più assoluta contrarietà israeliana ad accoglierla.

Tutti ricordiamo bene che la prima a promuovere la costruzione dell’aeroporto internazionale di Gaza fu l’Europa. La struttura fu pensata ad uso dei palestinesi, per facilitarne le ordinarie relazioni internazionali e il commercio. Poi Israele si ritirò da Gaza e distrusse completamente il gioiellino donato dall’Europa per negare ai palestinesi qualunque accesso al resto del mondo. Identica sorte è toccata al porto di Gaza….mai ammessa una sua restituzione o accesso ai palestinesi nei successivi negoziati, come Oslo, quando l’arroganza israeliana verso la legalità internazionale emerse pienamente.

Nonostante ciò, i palestinesi furono costretti ad accettare un accordo che conferiva a Israele il pieno controllo delle frontiere di sicurezza insieme alle coste, l’abuso delle quali continua fino ad oggi.

Tornando al filone principale della nostra storia….Mi hanno scioccato le affermazioni di Burt sulla questione dei rifugiati palestinesi e la supposta concessione del lotto di terra inteso come “Terra Promessa Aternativa”!
Burt ha detto: “Le nostre discussioni riguarderanno anche il processo di pace in Medio Oriente e l’urgente bisogno di registrare dei progressi nella soluzione dei due Stati e della condizione dei profughi in Libano”.
Ma cosa intendeva davvero Burt con quelle dichiarazioni? Voleva forse dire che i palestinesi che oggi vivono in Libano resteranno nel Paese dei Cedri?

Ha per caso il signor Burt una qualche idea di cosa sia la vita di genti ammassate lungo zone di frontiera internazioanli? Burt ha mai vissuto con iracheni rifugiati in Siria, in Libano o in Giordania?
Ebbene, io ci ho vissuto a lungo con i rifugiati senza status, molti senza un documento di viaggio e senza un lavoro.

Essi sembrano destinati a restare cittadini di seconda classe in un paese che non è il loro e in molti vogliono ritornare nella propria patria. Sono stato testimone di ferite di guerra e di tortura…con una lacrima ho ascoltato storie di dolori lancinanti agli intestini, ho visto gente abusare di loro, soprattutto donne trattate come fossero state delle prostitute.

Credo che sia giunto il tempo per il governo britannico di astenersi dall’interferire con queste realtà, tra l’altro, in gran parte dei casi, tutte conseguenze della sua ingerenza. Ha per caso il nostro ministro esperto di Affari mediorientali vissuto con questi rifugiati il cui unico desiderio è fare ritorno in patria, una vita degna di essere vissuta in pace?….s’è bevuto il cervello Burt o cosa?

Tuttavia, la sua relazione fa emergere tutti i suoi difetti quando si afferma che il piano britannico “produrrà cambiamenti socio-politici e legali ‘cruciali’ nell’esistenza dei palestinesi in Libano”, dal momento che tale piano “avrebbe lo scopo di tracciare un nuovo quadro legale utile a far decadere, quindi cancellare il Diritto al Ritorno dei rifugiati palestinesi”.

Vorrei chiedere a Burt se per caso sarebbe in grado di imporre i medesimi limiti alla popolazione ebraica nel mondo, ad esempio con il divieto di andare in Israele e quindi vietare loro di costruire illegalmente sulla terra palestinese.

Forse sarebbe utile rammentare ad Alistar qualcosa sull’attuale status dei palestinesi che abitano nei Paesi confinanti con la Palestina.

In numeri, stando a dati Unrwa risalenti a gennaio 2012, i profughi palestinesi in questi paesi sono:
– 1.983.733: Giordania
– 425.640: Libano
– 472.109: Siria

Molti di essi vivono in condizioni disumane, molti altri sono nei campi profughi….senza tralasciare quanti vivono nelle tendopoli in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

Burt visiterà questi campi e parlerà di persona ai residenti? Magari a quelli di Cisgiordania e Gaza….quelli a Gaza; un inferno.

Siamo forse talmente ciechi da non ammettere ciò che vediamo sul campo….pensateci….Israele demolisce tutto: le loro case, raccolti e alberi d’ulivo, rimpiazzado tutto con blocchi residenziali destinati al popolo ebraico che desidera fare ritorno in quello che definiscono il loro paese. Ciò che resta sono i palestinesi espulsi e lasciati vivere nelle tende, senza elettricità e acqua non a sufficienza!!

Alla fine della storia, cos’è questo conflitto se non un alto prezzo pagato da una parte per questioni energetiche: petrolio e gas?
Gaza infatti, detiene risorse di gas naturale sfruttate da Israele. Di tale sfruttamento le Nazioni Unite sono consapevoli, ma sappiamo che non si pronunceranno a favore di una condanna!

I palestinesi sono titolari del Diritto al Ritorno nelle loro patria e a proclamare la sovranità sulla loro terra….ma dopo i numerosi fallimenti, essi hanno appena un esiguo spazio di manovra, anche solo nel dialogo…e le Nazioni Unite sono la parte chiamata alla risoluzione delle controversie e, insieme ad altri Paesi, a fare pressioni fino al raggiungimento di una soluzione di questa storia di vecchia data.

Qualora l’Egitto dovesse entrare in una fase di democrazia, sono convinto che vedremo la frontiera con Gaza aperta, commercio e il resto funzioneranno…e questo sarebbe ciò che maggiormente lederebbee il governo israeliano il quale, in tale circostanza, chiederebbe un intervento!!

 

* Consulente per il Medio Oriente

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