B’Tselem: il trasferimento forzato dei Beduini Palestinesi da parte di Israele è un crimine di guerra

Gerusalemme-PIC. L’Associazione israeliana per i Diritti Umani B’Tselem ha dichiarato mercoledì scorso che le demolizioni delle comunità di Beduini Palestinesi da parte di Israele costituiscono “crimini di guerra”. 

“Martedì 24 maggio 2018 tre giudici della Corte Suprema israeliana – Noam Sohlberg, Anat Baron e Yael Willner – hanno stabilito che lo stato deve demolire le case della comunità palestinese di Khan al-Ahmar, trasferire i residenti e ricollocarli” si legge in una dichiarazione di B’Tselem. “Queste azioni, che significherebbero la rovina per la vita dei residenti, costituiscono un crimine di guerra per il quale tutti coloro che saranno coinvolti nella sua attuazione dovranno assumere le proprie responsabilità”. 

I residenti di Khan al-Ahmar appartengono alla tribù beduina Jahalin. Negli anni ’50 furono cacciati dalla zona di Tel Arad nel Negev (all’interno di Israele) e stabilirono le loro nuove case in Cisgiordania, nel luogo dove venne creata in seguito la colonia di Kfar Adumim, afferma il documento. 

B’Tselem ha affermato che i residenti sono stati nuovamente cacciati e hanno preso la residenza nella loro attuale locazione, circa due chilometri a sud della colonia. La comunità è composta da 32 famiglie che costituiscono un totale di 173 persone, 92 delle quali minorenni. Oltre alle abitazioni, la comunità ha una moschea ed una scuola che serve più di 150 bambini tra i sei ed i quindici anni, e circa la metà di questi provengono dalle comunità palestinesi limitrofe. 

B’Tselem ha inoltre affermato che “Per anni Israele ha cercato di cacciare questa comunità per tutta una serie di ragioni, tra le quali l’espansione delle vicine colonie, l’annessione de facto dell’area – senza i suoi residenti palestinesi – e dividendo la Cisgiordania, tagliandola a metà. Per questo scopo, le autorità israeliane hanno reso impossibile la vita ai residenti, con la speranza di far loro abbandonare le loro case, in apparenza volontariamente: le autorità si rifiutano di collegarli all’acqua corrente, all’elettricità o al sistema fognario, si rifiutano di asfaltare le loro strade, impediscono la costruzione di abitazioni o strutture per l’utilizzo pubblico nella comunità, e hanno ristretto anche il loro terreno adibito a pascolo. 

Questa politica obbliga i residenti a vivere in una situazione insostenibile, e soffrono per una grave carenza di servizi sanitari, educativi e di assistenza sociale. 

I residenti di Khan al-Ahmar hanno presentato molte petizioni presso il Supremo Tribunale di Giustizia israeliano contro il loro trasferimento. Allo stesso tempo, anche gli israeliani delle colonie della zona hanno presentato petizioni, chiedendo che le autorità mettano in atto le ordinanze di demolizione. Tutte le petizioni sono state respinte dopo che lo stato ha assicurato al tribunale che sta cercando soluzioni alternative per la comunità. Nell’ultima petizione, lo stato ha scritto che questa soluzione è stata trovata e che prevede di trasferire i residenti di Khan al-Ahmar a Jahalin Ovest, vicino ad Abu Dis. Nonostante i residenti si siano opposti a questo progetto, la scorsa settimana (24 maggio 2018) i giudici hanno rigettato le loro motivazioni ed hanno deliberato che lo stato ha il permesso di trasferirli.

 

Secondo B’Tselem, questo formalismo giuridico nasconde il vero problema, cioé il fatto che Israele ha intenzione di commettere un crimine di guerra.

 

Le strutture della comunità, infatti, sono state costruite senza che i residenti avessero ottenuto i permessi da parte delle autorità israeliane. Tuttavia, non è stata una scelta dei residenti quella di trasformarsi deliberatamente in trasgressori della legge, ma sono stati costretti a causa della politica di Israele che impedisce loro anche solo di poter richiedere permessi di costruzione.

 

Lungi dall’agire in buona fede, le autorità israeliane hanno utilizzato manipolazioni ciniche, violente e formali. Se la comunità non ha possibilità di poter costruire legalmente, che motivo può esistere per decidere che la loro costruzione sia illegale? sostiene B’Tselem.

 

Un altro progetto per trasferire i residenti a Jahalin Ovest è stato attuato sopra le loro stesse teste, senza consultarli in alcun modo. Purtroppo questa è la norma per la Cisgiordania, dove i residenti palestinesi non hanno alcuna voce nei vari comitati di progetto utilizzati dallo stato per servire i propri interessi, ha continuato B’Tselem. 

Il progetto proposto non solo obbliga i residenti ad abbandonare le loro case, ma comporta un cambio drastico nel loro stile di vita. Contrariamente a quel che ha scritto il giudice Sohlberg, questo piano non permetterà ai residenti di continuare a lavorare come pastori. 

I terreni nei quali i giudici hanno deciso che i residenti debbano essere trasferiti è territorio occupato. Le disposizioni dell’International Humanitarian Law (IHL) vincolano Israele in tutte le sue azioni nei Territori Occupati. 

A differenza di molte violazioni compiute da Israele nei territori che ha occupato fino ad oggi, in questo caso né lo stato né il tribunale si sono preoccupati di fornire spiegazioni per la violazione di queste disposizioni. Hanno affrontato la situazione come se si trattasse di un problema meramente tecnico, poco rilevante, per “costruzione illegale”. 

Di nuovo, la realtà mostra il contrario: questa non è una banale ed insignificante violazione dell’IHL, ma una violazione che costituisce un crimine di guerra. 

Le disposizioni dell’IHL proibiscono il trasferimento forzato di civili protetti, a meno che non vi siano problemi di sicurezza per la popolazione o incombenti motivi militari. Ovviamente, queste eccezioni sono irrilevanti quando lo stato cerca di appropriarsi della terra con lo scopo di una futura espansione delle colonie nell’area o per qualsiasi altro motivo simile. Il divieto del trasferimento forzato riguarda non solo l’utilizzo della forza fisica, ma anche il convincere le persone ad abbandonare le loro abitazioni contro la loro volontà, o come risultato di una pressione esercitata su di loro o sulle loro famiglie. Il trasferimento forzato è un crimine di guerra e tutti quelli che sono coinvolti nell’autorizzarlo e nell’eseguirlo si assumono la responsabilità personale per la sua attuazione. 

Trasferire la comunità di Khan al-Ahmar fa parte di una politica israeliana di vecchia data nei Territori Occupati. Di solito, Israele tratta la maggior parte della Cisgiordania come se servisse soltanto per gli interessi israeliani e fa di tutto per ridurvi al minimo la presenza di Palestinesi. 

Nel corso degli anni, la Corte Suprema ha sanzionato quasi tutte le violazioni dei diritti rivendicati costantemente dai Palestinesi: demolizione di case, detenzione amministrativa, tortura, restrizione della libertà di movimento e negazione del diritto alla compensazione per le ferite causate dalle forze di sicurezza israeliane. Questa regola è l’ultima che si aggiunge alla lista, questa volta spianando la strada allo stato per commettere un crimine di guerra. La responsabilità personale per l’attuazione di questo crimine non sarà soltanto per chi decide a livello politico, ma anche per coloro che hanno aperto la strada giuridica che lo permette.

Traduzione per InfoPal di Aisha Tiziana Bravi

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