Cameron si dimette dalla carica di Patrono onorario del Jnf

Imemc. Il premier britannico, David Cameron, ha presentato nel fine settimana le proprie dimissioni dalla carica di Patrono onorario del Jewish National Fund (Jnf), organo che oggi possiede il 90% della terra in Israele.

Non è il primo, Cameron, a fare una scelta di questo tipo, ma altri prima di lui avevano abbandonato la carica, e il gesto è stato sempre ben accolto dal Movimento per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele (Bds).

Nel Regno Unito, tutti e tre i partiti maggioritari hanno avuto politici di alto livello che hanno ricoperto la stessa carica presso il Jnf, la cui missione è dichiaratamente quella di “sviluppare e colonizzare la terra di Israele”. Oggi tutti e tre i partiti hanno rescisso quel legame, a dimostrazione di un cambiamento e di una nuova propensione verso il Jnf in ambienti politici britannici.

Dick Pitt, uno dei portavoce della Campagna “Stop il Jnf”, ha così commentato la notizia: “Cameron restava l'ultimo politico di uno dei tre partiti più influenti in Gran Bretagna che ancora non si decideva a dimettersi. La sua decisione equivale all'acquisizione della consapevolezza che un sostegno e una difesa solidi alle attività di Jnf non poteva essere più sostenibile”.

La notizia è giunta anche nei campi profughi palestinesi dove vivono coloro che furono derubati della terra proprio per mezzo dell'azione del Jnf.
Salah Ajarma, del campo profughi di al-Aida (Betlemme), ha espresso il proprio compiacimento per la decisone di Cameron, in quanto “ha dimostrato di non voler essere complice della pulizia etnica”.

“Ajjur era il mio villaggio. Fu preso con la forza dagli israeliani, la mia famiglia fu cacciata e proprio Jnf-Londra aveva finanziato un parco sulle sue rovine.

“Per tutti noi palestinesi espulsi da Israele, la decisione di Cameron è un'altra vittoria in direzione della giustizia e la libertà”.

Il Jnf si auto-definisce il pioniere del “sogno storico sionista” e opera ovunque, soprattutto nella regione del Negev cercando soluzioni alle frequenti “sfide demografiche che Israele vuole affrontare”. Proprio qui, le operazioni israeliane degli ultimi mesi – con le demolizioni di villaggi beduini e la confisca di terra –  hanno ricevuto ampia copertura mediatica.

In un rapporto degli attivisti si leggeva che “anche i tribunali israeliani hanno sollevato critiche per le discriminazioni contro i non ebrei come emerso dal lavoro del Jnf, della cui responsabilità  esiste evidenza. Esso ha prodotto mutamenti della composizione etnica in Israele (Territori palestinesi occupati nel '48, ndr), a Gerusalemme e nel resto dei Territori occupati. Non è ammissibile che a una simile organizzazione venga permesso di operare in Gran Bretagna, tanto meno con lo status di ente di beneficenza”.

Secondo l'opinione di Michael Kalmanovitz, coordinatore britannico del Network ebraico-internazionale contro il Sionismo: “Il patronato di Cameron al Jnf ha dotato di credibilità parlamentare un'organizzazione criminale spalleggiata da un esercito ben equipaggiato e celata dietro 'azioni umanitarie'. Oggi, i parlamentari “amici di Israele' devono riflettere su quanto a lungo ancora possono difendere l'Apartheid dello Stato di Israele”.

(Foto: Imemc).

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