Centro per i diritti umani di Gaza: ecco i numeri della guerra d’Israele.

Gaza. Il Centro al-Mizan per i diritti umani, in una relazione sulle perdite e sui danni subiti dalla popolazione della Striscia di Gaza durante l’ultima guerra israeliana, ha illustrato i crimini commessi dall'esercito di occupazione nel periodo dal 27 dicembre 2008 fino all'alba del 18 gennaio 2009.
Nel rapporto, diffuso ieri e intitolato “L’aggressione in cifre”, sono pubblicati i numeri delle vittime e dei danni arrecati alle persone e alle proprietà.

Le persone morte durante la guerra o in seguito alle ferite riportate sono 1.410: 355 al di sotto dei diciotto anni d’età, 110 donne e 240 combattenti della Resistenza.

11.135 case private, 581 edifici pubblici, 209 impianti industriali, 724 imprese commerciali e 650 veicoli risultano distrutti dai bombardamenti e dalle operazioni dell’esercito sionista, mentre la superficie di terre agricole danneggiate raggiunge i 627.175 ettari.

A conclusione della relazione vengono citate le indagini effettuate da al-Mizan e da varie istituzioni nazionali e internazionali, che dimostrano come sia stato commesso un gran numero di gravi e sistematiche violazioni del diritto internazionale umanitario, altrimenti definibili come crimini di guerra contro l'umanità, in base a quanto è scritto nella Carta del Tribunale internazionale e nella IV Convenzione di Ginevra.

Il centro specifica che “tra questi crimini sono inclusi il bombardamento di case con civili al loro interno, le sparatorie contro civili che sventolavano bandiere bianche, l'uso indiscriminato della forza distruttiva delle armi nelle zone civili, il bersagliamento di civili senza distinzione, l'uso dei civili come scudi umani, il bersagliamento del personale medico, l’ostacolamento delle ambulanze e il bersagliamento delle sedi e dei dipendenti delle Nazioni Unite”.

Il rapporto riferisce inoltre che a tali crimini bisogna aggiungere le pratiche delle forze di occupazione ai danni della popolazione locale, come ad esempio le punizioni collettive, la distruzione della rete dell’acqua e delle linee elettriche, l’interruzione e la devastazione delle strade che collegano le province della Striscia di Gaza (un gesto gravissimo in quanto comporta problemi nei rifornimenti di cibo e medicine, che si sommano a quelli provocati dall’assedio) e la sofferenza psicologica causata dalle aggressioni massicce contro le zone residenziali.

Tutto questo, secondo al-Mizan, ha fatto sì che, per l’intera durata del conflitto, non esistesse nemmeno un posto in tutta la regione che permettesse ai civili di restare al sicuro.

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