Cisgiordania: stabilimenti chimici israeliani, causa di inquinamento e cancro

Stabilimenti chimici avvelenano le terre palestinesi con rifiuti tossici mentre i residenti sono esposti ai fumi cancerogeni. Gli operai di queste fabbriche sono ad alto rischio di cancro e i datori di lavoro non forniscono loro alcuna protezione.

di Sophie Crowe

Cisgiordania – Palestine Monitor. L'area industriale “Nitzanei Shalom” si trova tra la città di Tulkarem (Cisgiordania) e il confine con Israele.

La terra fu espropriata da Israele negli anni '80 per potervi sviluppare un sito riservato ad industrie chimiche tra quelle ad alto rischio per la salute e pertanto considerate illegali all'interno di Israele.

Una di queste è la Geshuri, che produce pesticidi, insetticidi e fertilizzanti. Inizialmente situata nella città israeliana di Kfar Saba, nel 1982 un tribunale ne decretò la chiusura in quanto pericolosa per la salute.

Il proprietario allora riuscì a raggirare la legislazione israeliana sull'ambiente trasferendola a Nitzanei Shalom.

E' frequente incontrare queste fabbriche nei pressi delle colonie israeliane, in terra palestinese, dove l'Autorità nazionale palestinese (Anp) non detiene alcun potere giurisdizionale e dunque resta impotente nell'appellarsi contro l'attività di siti industriali di questa natura.

Geshuri è circondata da terreni agricoli i quali oggi sono compromessi dai rifiuti industriali. Alberi privi di linfa, frutta e verdura destinati al mercato locale, crescono a soloi100Mt dalla fabbrica, concimati in un terreno avvelenato.

Kifaya Abu al-Huda dell'Università del Cairo ha condotto un'esaustiva ricerca sugli effetti ambientali delle fabbriche chimiche in Cisgiordania.

“Il bacino occidentale nelle aree di Tulkarem e Salfit resta di vitale importanza per il testo del territorio palestinese. La falda acquifera non è poi così profonda e dunque, restando a contatto con la superficie, è maggiormente esposta alla contaminazione dei veleni”, sostiene Kifaya la quale si dice certa che tutti i pozzi del bacino occidentale siano ormai avvelenati.

“L'inquinamento dell'aria causa malattie respiratorie e infezioni agli occhi tra i residenti della zona. Da quando Geshuri è arrivata a Tulkarem, il livello di cancro è aumentato a causa dei fumi tossici”.

Inoltre, un'intera famiglia soffre di asma.

La fabbrica Geshuri è attiva 11 mesi all'anno, quando i venti spingono i fumi tossici in direzione delle comunità della Cisgiordania. Quando i venti volgono verso Israele si ferma.

'Arafat Amro, membro di Kav LaOved, gruppo legale per i diritti dei lavoratori sostiene che la fabbrica Sol Or, che ripara bombole di gas nello stabilimento di Nitzanei Shalom, espone a rischio la salute dei lavoratori palestinesi.

“Non vengono dotati di una mascherina adeguata per la tipologia di lavoro e ne indossano una alquanto superficiale. Cinque lavoratori sono morti ustionati negli ultimi dieci anni in seguito ad incendi di composti chimici. Uno di loro oggi ha il cancro”.

Volendo seguire un protocollo ordinario, queste fabbriche dovrebbero effettuare un monitoraggio sulle condizioni di salute degli operai ogni sei mesi mentre ai lavoratori delle colonie viene negato. Pertanto, Kav LaOved consiglia ai lavoratori di consultare con regolarità un medico e di conservare ogni referto per riuscire a provare le responsabilità della fabbrica.

Amro aggiunge che molti di loro ignorano di essere affetti da cancro per molto tempo e afferma: “Questi stabilimenti dovrebbero essere trasferiti altrove, lontano dalla popolazione e non in prossimità di aree residenziali”.

“Le zone industriali sono costruite in cima alle colline, i rifiuti scendono fino ai villaggi palestinesi dalle valli e in aggiunta queste fabbriche bruciano i propri rifiuti abbandonandoli sulla terra agricola palestinese”, aggiunge Kifaya.

Barkan, il maggiore insediamento industriale in Cisgiordania, ospita 100 fabbriche chimiche, mentre a nord Ariel sta distruggendo Salfit.

“Situata nella bellissima valle di Qana di una volta, Salfit è stata inquinata da queste industrie”, e Brukeen, uno dei villaggi che circondano la cittadina palestinese, è anche sottoposta agli effetti dell'inquinamento prodotto dall'insediamento industriale di Ariel. Qui si riporta il tasso di cancro più alto.

Fathi Nasser, portavoce della Federazione generale palestinesi dei sindacati del terzo settore, ci spiega: “Venti km ad ovest di Nablus, una colonia israeliana getta i propri rifiuti nelle risorse idriche dell'area di Nablus le quali saranno inevitabilmente inquinate”.

Sebbene le autorità di Nablus abbiano spesso protestato, non esiste possibilità di appello attraverso il ricorso alla legislazione palestinese nelle aree degli insediamenti industriali e nonostante un tribunale avesse decretato la chiusura di un'industria di carburante perché ad alto rischio di inquinamento, il proprietario ha potuto ignorare l'ordine della corte proprio perché lo stabilimento in questione si trova nell'area C.

Esistono numerose ricerche sui rischi di salute a causa dell'inquinamento e Kifaya si dice preoccupata per il peggioramento che si preannuncia sulla salute delle generazioni future.

Questi stabilimenti illegali sono un'altro mezzo con cui Israele sta distruggendo la Cisgiordania e il suo ambiente. Essi rappresentano un attacco alla salute pubblica.

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