I coloni sionisti ingannano il mondo con un piano per la ricostruzione di Gaza

PIC. “Vorremmo che le teste dei palestinesi restassero sull’acqua”. È così che Liberman, ministro israeliano della guerra, ha sintetizzato la politica israeliana nei confronti degli abitanti della Striscia di Gaza. Spera che la popolazione di Gaza resti appesa tra la vita e la morte.

Israele è un paese occupante e impone un embargo mortale sulla Striscia di Gaza. Questo embargo pone la popolazione in condizioni catastrofiche. Israele vorrebbe fuggire dalle proprie responsabilità  e mostrare al mondo che ha un po’ di cuore, attraverso sotterfugi. Ne parla il giornale in lingua ebraica Haaretz.

In effetti, mercoledì scorso, Haaretz ha scritto che le autorità israeliane stanno preparando un piano per ricostruire la Striscia di Gaza e le sue infrastrutture distrutte dalle guerre condotte dagli occupanti sionisti contro la Striscia di Gaza accerchiata, attraverso alcuni progetti finanziati a livello mondiale.

Prima dell’esplosione.

Alcuni analisti economici e politici, sia dentro la Striscia di Gaza che dentro Israele, sono d’accordo nel sostenere che Gaza è sul punto di crollare, crollare del tutto prima di un’esplosione totale. Nessuno ne conosce le conseguenze.

Adnan Abu Amer, esperto delle politiche sioniste, conferma a PIC che Israele sa che la Striscia di Gaza è sul punto di esplodere e questa esplosione non si rivolgerà che a Israele stesso.

In ogni caso, Israele non vorrebbe trovare delle soluzioni reali per i problemi che affliggono la Striscia di Gaza e per mettere fine al’embargo.

Il piano che Israele vorrebbe presentare alla conferenza dei Paesi donatori consiste nella costruzione di stazioni di desalinizzazione dell’acqua, di centrali elettriche, di linee di distribuzione del gas, senza tuttavia aprire i check-point e lasciar entrare o uscire le merci.

Due argomenti paralleli

L’analista politico Aymen al-Rofati, da parte sua, attira l’attenzione sul fatto che Israele gioca con la Striscia di Gaza su due linee parallele. Israele vorrebbe vederla sempre sul punto di affondare economicamente. Ma poi conduce azioni mediatiche e diplomatiche destinate a far comprendere al mondo che esso non è il responsabile della situazione catastrofica dilagante a Gaza. I progetti che Israele vorrebbe presentare sono fatti solo per prendere in giro il mondo e presentarsi come un Paese “umano” che vorrebbe aiutare la popolazione di Gaza.

Messa in atto.

È chiaro che Israele non è alla ricerca di soluzioni reali per gli abitanti della Striscia di Gaza. “Innanzitutto, chi è paga i costi di questi progetti?”,si domanda Abu Amer.

E poi, com’è possibile applicare questo piano senza l’approvazione di Hamas, la prima forza all’interno della Striscia?

Fronteggiare l’empatia.

“Questo piano israeliano viene utilizzato solo per far fronte a tutta l’empatia che il mondo mostra verso la Striscia di Gaza e il suo crollo economico”, dice al-Rafati. E Israele approfitta delle sanzioni imposte dall’Autorità paestinese sulla Striscia di Gaza per dimostrare di non essere lui il responsabile dell’embargo, ma i palestinesi stessi.

Il vero pericolo sta nel fatto che Israele vorrebbe presentarsi  come il portale degli aiuti umanitari disponibili per la Striscia di Gaza, rimpiazzando le istituzioni internazionali e locali, prime tra tutte l’UNRWA.

Traduzione per InfoPal di Martina Di Febo

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