Colonialismo israeliano: nativi palestinesi banditi per legge da Gerusalemme

MEMO. Il comitato legislativo ministeriale israeliano ha approvato una proposta di legge che consente di revocare lo status di residenza delle persone nella Gerusalemme Est occupata e nelle Alture del Golan se sono state condannate per aver intrapreso attività anti-israeliane, ha riferito Haaretz.

La revoca della residenza renderà possibile alle autorità israeliane di espellere i residenti che sono coinvolti nella resistenza contro l’occupazione o che violano la loro fedeltà allo Stato d’Israele.

Israele classifica i palestinesi che vivono a Gerusalemme Est ed i drusi nelle Alture del Golan come “residenti” e non cittadini.

Secondo il ministero degli Interni palestinese, Israele ha revocato lo status di residenza di oltre 14.500 palestinesi di Gerusalemme Est dal 1967 con il pretesto che vivevano fuori dai confini disegnati dalle autorità israeliane per Gerusalemme, dopo la sua occupazione, nello stesso anno.

Il nuovo disegno di legge arriva a seguito del pronunciamento, a settembre, da parte della Corte Suprema israeliana, contro una decisione del ministero degli Interni di togliere a quattro palestinesi il diritto di residenza a Gerusalemme per la loro presunta affiliazione a Hamas.

I palestinesi erano membri del Consiglio legislativo palestinese: Muhammad Abu Teir, Ahmad Attoun, Muhammad Totah e l’ex-ministro palestinese per gli Affari di Gerusalemme Khaled Abu Arafeh. Sono stati deportati a Ramallah.

La corte ha anche dato al governo israeliano sei mesi per cambiare le leggi in modo da permettere di revocare la residenza dei palestinesi a Gerusalemme Est.

L’approvazione da parte del comitato ministeriale del disegno di legge getta le basi per discuterne nel Knesset e, forse, trasformarla in legge.

[Nella foto: poliziottoisraeliano controlla una casa palestinese mentre una famiglia è costretta a consegnarla ai coloni, a Gerusalemme Est, 18 aprile 2012. Mahfouz Abu Turk/Apaimages]

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