Comunicato stampa API. Nakba: a 72 anni dal Disastro

Comunicato stampa API.

Nakba: a 72 anni dal Disastro.

Nel 1948, i Palestinesi subirono la più grande tragedia della loro storia, la Nakba (catastrofe).

La nakba causò l’espulsione di 750.000 Palestinesi, sia all’interno che all’esterno dei territori destinati allo stato ebraico con il Piano di Ripartizione delle Nazioni Unite del 1947 che facilitò la creazione di Israele sul 78% della Palestina storica.

Tale evento portò a un tragico punto di svolta nella vita dei Palestinesi attraverso il saccheggio della loro terra, cultura, proprietà, ricchezza e destino, i massacri e pulizie etniche sistematiche e lo sradicamento e dislocazione, per mano delle bande sioniste, di decine di migliaia di autoctoni, e l’apolidia tuttora in corso.

Le risoluzioni ONU, le convenzioni di Ginevra, dell’Aja, il diritto internazionale in generale, ribadiscono con forza il Diritto al Ritorno dei Palestinesi alla loro patria, da dove furono scacciati attraverso massacri perpetrati da bande terroriste sioniste: un esempio emblematico è il massacro di Deir Yassin (Dayr Yāsīn), durante il quale furono assassinati oltre 200 Palestinesi.

Inoltre, più di 780 tra città e villaggi furono svuotati dai loro abitanti.

Come confermato da molti storici e ricercatori, tra i quali Ilan Pappe ne “La pulizia etnica della Palestina”, il dislocamento forzato dei Palestinesi fu un processo programmato e pianificato al fine di ripulire la Palestina della sua popolazione araba, e fu accompagnato da campagne intensive di terrore e massacri che indussero i sopravvissuti a lasciare i loro villaggi e città, che vennero occupati dai colonizzatori sionisti.

Pulizia etnica della Palestina e colonizzazione

I fatti della Nakba, in realtà, iniziarono ben prima del 15 maggio 1948, quando le bande sioniste invasero villaggi e cittadine palestinesi attaccando e sterminando parte della popolazione locale e inducendo alla fuga la restante.

Secondo i dati della ormai vasta documentazione storica, durante la fase della Nabka, le bande sioniste presero il controllo dei 774 tra villaggi e città, distruggendone 531 e commettendo oltre 70 stragi e massacri degli autoctoni palestinesi. Come conseguenza di tali crimini, oltre 15 mila palestinesi perirono durante la Nakba.

800 mila fuggirono o vennero dislocati dai loro villaggi e città – internamente, in diverse località della Cisgiordania, di Gerusalemme e della Striscia di Gaza, ed esternamente, in alcuni paesi arabi, tra cui Siria, Libano, Giordania, Iraq, ecc.

        Studi mostrano come l’89% dei Palestinesi sfollati furono costretti a fuggire dalla macchina bellica sionista, il 10% dal terrorismo psicologico e dalla minaccia diretta e indiretta, e meno dell’1% se ne andò di propria spontanea volontà, contrariamente all’opinione diffusa che “i palestinesi hanno venduto la loro terra”.

Il 51,6% dell’area della Cisgiordania è direttamente controllata da Israele – il 9,3% è costituito da insediamenti; il 2,3% di reti stradali, il 20% di aree militari chiuse, il 20% di terra statale.

Ci sono 150 insediamenti e 128 avamposti in Cisgiordania, oltre a 15 insediamenti nella Gerusalemme occupata; 94 basi militari e 25 zone industriali.

Il numero di coloni in Cisgiordania supera 670.000; a Gerusalemme sono 228.000.

L’ufficio centrale palestinese di statistica ha stimato la popolazione della Cisgiordania a circa 3 milioni. Gli insediamenti si estendono sul 60% della Cisgiordania.

         A stragrande maggioranza, la comunità internazionale considera illegali gli insediamenti, in base alla Quarta Convenzione di Ginevra che impedisce al potere occupante di trasferire gli Israeliani nei Territori occupati.

La colonizzazione esponenziale israeliana dei Territori palestinesi è stata incentivata dall’appoggio statunitense nell’ambito del cosiddetto Accordo del Secolo. Nel 1993, quando fu firmato l’accordo di pace di Oslo tra l’OLP e Israele, i coloni in Cisgiordania erano 105 mila.

Attualmente, 653.621 coloni risiedono in 150 insediamenti e 116 avamposti nella Cisgiordania occupata e nella città di Gerusalemme, il 47% dei quali si trova nelle vicinanze di Gerusalemme, secondo i dati divulgati dall’Ufficio centrale palestinese di statistica.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato lunedì 11 maggio 2020 che il suo Paese non considera più gli insediamenti israeliani nei Territori occupati una “violazione del diritto internazionale”, e ciò significa dare autorizzazione alla realtà coloniale israeliana in Cisgiordania.

Secondo i dati forniti dal Centro informazione per i diritti umani nei Territori occupati “B’Tselem” (organizzazione israeliana), dal 1967 e fino alla fine del 2017, Israele ha creato oltre 200 insediamenti in Cisgiordania, di cui 131 riconosciuti dal ministero degli Interni israeliano come “città”, e circa 110 stabiliti senza l’approvazione ufficiale, come “avamposti”, ma con il sostegno e l’assistenza dei ministeri del governo.

Diaspora e Rifugiati

Secondo i dati diffusi nel 2019 dall’Ufficio centrale palestinese di Statistica (PCBS), il numero dei Palestinesi nel mondo è di circa 14 milioni di persone, così suddivisi:

7 milioni nella Palestina storica – 5 milioni in Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme; 2 milioni nei Territori occupati del 1948 (Israele); 6 milioni nei Paesi Arabi; circa un milione in Stati al di fuori del mondo arabo.

Secondo i dati registrati dall’UNRWA, i rifugiati palestinesi vivono in 58 campi profughi, 10 dei quali in Giordania, 9 in Siria, 12 in Libano, 19 in Cisgiordania e 8 nella Striscia di Gaza.

Per quanto riguarda il territorio, l’occupazione sfrutta più del 85 per cento della Palestina storica, pari a circa 27.000 km², lasciando ai Palestinesi soltanto il 15 per cento.

Le autorità di occupazione israeliane hanno stabilito una zona cuscinetto (buffer-zone) al confine della Striscia di Gaza, di oltre 1.500 metri lungo il confine orientale di Gaza, controllando quindi circa il 24 per cento dei 365 km² della regione gazawi. Inoltre, controllano oltre il 90 per cento della superficie della Valle del Giordano, che rappresenta il 29 per cento del totale della Cisgiordania.

Prigionieri politici

Ci sono circa 5.700 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, tra i quali 47 donne e ragazze, 250 minorenni, sei parlamentari, 500 detenuti amministrativi e 700 malati – dei quali 200 soffrono di problemi medici cronici.

Accordo del Secolo

“The Deal of the Century”, presentato dall’amministrazione del presidente USA Donald Trump anche come piano “Peace to Prosperity” (Pace verso la Prosperità), che pretende offrire una soluzione equa alla questione palestino-israeliana, ne potenzia, invece, l’Apartheid, la pulizia etnica e un sistema politico razzista e di sottrazione esponenziale dei Territori palestinesi.

In base al piano di pace svelato dal presidente Trump nel 2019, ai Palestinesi verrà concessa una limitata autonomia all’interno di un territorio palestinese diviso in enclavi/bantustan non contigui e sparsi in Cisgiordania e Gaza. Il governo israeliano manterrà il controllo di sicurezza sulle enclavi palestinesi e continuerà a controllare i confini, lo spazio aereo, le falde acquifere, le acque marittime palestinesi. Ad Israele sarà concessa l’annessione della Valle del Giordano e delle colonie ebraiche in Cisgiordania. I Palestinesi non avranno diritti politici in Israele, lo stato che in realtà governa su di loro.

L’Associazione dei Palestinesi in Italia

In quest’occasione, l’API conferma la propria salda posizione sui diritti del popolo palestinese e sulla memoria storica, e invita tutti i Palestinesi in Italia, in Europa e in tutto il mondo a un forte impegno politico e sociale: sostegno incondizionato della popolazione palestinese sotto assedio da 14 anni nella Striscia di Gaza; supporto di Gerusalemme, che viene tutti i giorni aggredita dai coloni, dalla polizia e dall’autorità israeliana nel tentativo di trasformarla in una città ebraica con l’appoggio del presidente USA Donald Trump; solidarietà e sostegno ai prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane in condizioni disumane; sostegno all’inalienabile Diritto al Ritorno.

Invitiamo tutti i cittadini liberi del mondo a boicottare ogni forma di rapporto e iniziative di qualsiasi tipo – economico-militare-scientifico ed artistico – con l’occupazione israeliana, riconoscendo il ruolo del BDS in Italia e in tutto il mondo.

Genova/Roma/Milano-API

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