Conferenza popolare dei Palestinesi all’estero: un punto di svolta

202603382Il 25 e 26 febbraio si svolgerà a Istanbul “La Conferenza popolare dei Palestinesi all’estero”. Abbiamo rivolto alcune domande all’arch. Mohammad Hannoun, presidente dell’API-Associazione dei Palestinesi in Italia.

Che obiettivi ha e cosa vi aspettate da questa conferenza?

Mohammad Hannoun: “Si tratta della prima conferenza in quanto a numero di partecipanti attesi e rappresentanti palestinesi che giungeranno da tutti i continenti. Dall’Italia saranno presenti circa 40 Palestinesi, tra adulti e giovani, di prima e seconda generazione, e di appartenenze politiche e religiose differenti. Vogliamo dare più spazio alla diaspora, vogliamo che i milioni di Palestinesi che vivono fuori dalla Palestina siano coinvolti nella costruzione del futuro della nostra terra.

L’Olp è ridotta a una piccola azienda srl gestita da un gruppetto di persone. I fondi sono del popolo, non dei dirigenti. I Palestinesi della diaspora sono tantissimi e riteniamo che il compito delle nostre associazioni e organizzazioni non sia solo quello di promuovere progetti di solidarietà, ma anche di avere un ruolo attivo, anche politico, nelle decisioni fondamentali del popolo.

Vogliamo unire le forze della diaspora e la conferenza farà incontrare Palestinesi che vivono nei cinque continenti, musulmani, cristiani, laici, di sinistra e di destra. Saranno migliaia e migliaia di persone. Politici, attivisti, professionisti, studenti, lavoratori: è un grande patrimonio”.

L’ANP di Ramallah sarà presente?

M.H.: “No. Anzi, ci sta accattando. Vedono che ci stiamo muovendo per sostenere il popolo palestinese e i suoi diritti. Loro hanno sacrificato tutto: il popolo, il patrimonio, il territorio, il diritto al ritorno, per gli interessi di pochissimi e per mantenere i legami con gli occupanti, gli israeliani. Chi contrasta i loro piani, viene attaccato. Stanno lavorando contro gli interessi dei Palestinesi. E’ il prezzo concordato con i partner israeliani, è l’accordo affinché i dirigenti palestinesi possano spostarsi, gestire i capitali e il potere… In cambio devono reprimere le rivendicazioni popolari. E tutto questo, alla faccia dei Palestinesi morti e dei prigionieri che languono da anni nelle carceri israeliane.

La conferenza non è ancora iniziata e già sono partiti vari attacchi e tentativi di pressione sulla Turchia, che ci ospita. Questo significa che la Conferenza li spaventa perché sarà grandiosa, con risultati che se sfruttati nella direzione giusta, senza ripetere gli errori dell’OLP, della ripartizione in fazioni, porteranno in avanti la questione palestinese, a livello politico, economico, sociale. Si approfondiranno anche i contatti e rapporti con i governi occidentali.

E’ una conferenza intra-palestinese, per fare pressioni sull’OLP e sull’ANP. Diremo loro: ‘O voi ci ascoltate e vi rendete disponibili a ristrutturare l’OLP in modo che all’interno ci siano tutte le forze politiche, altrimenti il popolo prenderà l’iniziativa”.

Riunire la Diaspora, darle più voce in capitolo, costruire progetti politici unitari… Quali altri obiettivi si pone la Conferenza?

M.H.: “Quello di riconoscere l’OLP come legittimo rappresentante, ma a condizione che tutte le forze politiche ne facciano parte, altrimenti non è rappresentativa. Vogliamo costruire una posizione unitaria del popolo palestinese della diaspora: infatti sarà presente tutto l’arco politico nazionale. Riteniamo che  quest’anno sia un anno simbolo, a 100 anni dalla dichiarazione Balfour, a 50 anni dalla Naksa: questa conferenza sarà un punto di svolta nella nostra causa nazionale”.

Altre info: In preparazione a Istanbul la Conferenza popolare della Diaspora palestinese

Popular Conference of Palestinians Abroad

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