Continuano le proteste dei rifugiati palestinesi in Libano

A cura dei Giovani Palestinesi d’Italia. Da giorni, i rifugiati politici palestinesi protestano contro le nuove norme del ministero del Lavoro in Libano che colpiscono le imprese che occupano i manovali “stranieri” senza il permesso delle autorità.
L’ambasciatore dell’OLP a Beirut, Ashraf Dabbour, ha chiesto al governo libanese di esentare i palestinesi dalle nuove misure e Azzam al-Ahmad, uno dei principali dirigenti del partito Fatah, ha parlato di “passi indietro” rispetto ai progressi del 2010, anno in cui Beirut aveva ammorbidito le restrizioni al lavoro palestinese pur mantenendo il divieto a svolgere professioni come il medico e l’avvocato e a far parte della polizia.
Dopo quasi tre generazioni, i palestinesi rifugiati in Libano sono tuttora considerati “profughi” e sono privati di numerosi diritti di base.
I palestinesi rappresentano circa il 10% della popolazione libanese, un paese piccolo ma densamente popolato. La vita dei palestinesi in Libano è sottoposta a regole severe che limitano, in vario modo, i loro diritti fondamentali, in termini di lavoro (interdetto per circa 70 categorie professionali), istruzione, sistema di sicurezza sociale, movimenti, libera carriera, diritto di proprietà e integrazione.
Formalmente, non sono considerati cittadini di un altro stato e di conseguenza non hanno il diritto a rivendicazioni che sono comuni per altri gruppi di rifugiati che vivono e lavorano in Libano.

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