Cosa hanno ottenuto i palestinesi in un anno di proteste lungo il confine orientale di Gaza?

MEMO. Di Motasem A. Dalloul. Il 30 marzo delle scorso anno i palestinesi della Striscia di Gaza hanno partecipato alla Grande marcia del ritorno, un esempio di resistenza popolare avviata dall’attivista Ahmad Abu Rtema e adottata dalle diverse fazioni. Poi, per gestire le proteste, essi hanno fondato il Comitato nazionale per la grande marcia del ritorno e per la fine dell’assedio. Da allora le manifestazioni si sono svolte settimanalmente.

Il Comitato ha fatto propri gli obiettivi stabiliti da Abu Rtema, ovvero la fine dell’assedio israeliano imposto sul territorio, che dura da 12 anni, e il diritto al ritorno alle loro case e alle loro terre dei profughi palestinesi in quel che oggi si chiama Israele, dopo che i terroristi sionisti hanno cacciato le loro famiglie prima della creazione dello stato nel 1948.

Durante l’anno scorso le forze di occupazione israeliane hanno ucciso 273 manifestanti e ne hanno feriti più di 25 mila. Le cosiddette Forze di difesa hanno anche effettuato diverse operazioni militari cercando di sopprimere le proteste, scatenando i gruppi della resistenza palestinese a rispondere attaccando le città israeliane con razzi artigianali. Ciò, a sua volta, ha richiesto un’urgente mediazione internazionale, che ha visto l’Egitto e le Nazioni Unite coinvolti in uno sforzo per calmare la situazione.

A parte l’eccidio, le fazioni palestinesi e molti osservatori sostengono che a livello politico, nazionale e umanitario con le manifestazioni si sia ottenuto molto. Le proteste hanno, ad esempio, riportato la questione palestinese in cima alle agende regionali e internazionali. I manifestanti hanno poi indebolito l’implementazione dell’”Accordo del secolo” degli Stati Uniti, che ancora non ha trovato l’ambiente stabile e tranquillo in cui poter essere svelato.

Le proteste hanno anche messo in luce la realtà brutale dello stato di occupazione israeliano, che pretende di essere un faro di valori democratici. Israele ha usato la forza letale contro manifestanti pacifici e disarmati, che secondo l’Onu e altre entità internazionali non rappresenta pericolo alcuno per i suoi militari. L’impressionante numero di morti dimostra che Israele non ha alcun rispetto per il diritto dei palestinesi a dimostrare a supporto del loro legittimo diritto al ritorno alle loro terre.

Inoltre le proteste hanno portato a un progresso qualitativo nelle relazioni spaccate tra le fazioni della resistenza palestinese e molti paesi della regione, in special modo l’Egitto, che ha mediato una tregua tra i gruppi della resistenza a Gaza e il governo israeliano.

Gli attivisti della resistenza palestinese della Cisgiordania occupata sono stati ispirati dai fatti di Gaza, così come lo sono stati i milioni di palestinesi della diaspora nei campi profughi dei paesi vicini, che hanno visto il loro diritto al ritorno discusso ai più alti livelli.

A livello nazionale, le manifestazioni della Grande marcia del ritorno rappresentano la più grande azione di resistenza popolare mai vista. Il fatto che essi siano ora coordinati dal Comitato nazionale unificato è molto significativo. Questa entità, che comprende fazioni rivali, ha avuto un impatto su tutte le attività nazionali organizzate da ogni gruppo palestinese nella Striscia di Gaza. Questa unità si è riflessa nella formazione della Stanza del controllo riunito per le ali militari delle diverse fazioni, che ha diretto le azioni della resistenza.

Dal lato umanitario le proteste hanno costretto Israele ad alleviare il suo assedio su Gaza, ancor prima che un accordo o una tregua siano raggiunti. Nel tentativo di ridurre o di far finire le proteste Israele ha permesso l’erogazione di maggiore elettricità (pagata dal Qatar) nella Striscia di Gaza; ha poi permesso al Qatar di finanziare un programma per la creazione di posti di lavoro rivolto a 13 mila laureati e operai disoccupati nell’enclave; ha aumentato la zona per la pesca; ha permesso maggiori importazioni e esportazioni; ha stabilito un pagamento mensile a 10 mila famiglie povere; ha aperto il valico di Rafah a persone e merci. Ciò ha avuto un impatto positivo sull’economia devastata di Gaza.

Le manifestazioni della Grande marcia del ritorno hanno pertanto ottenuto molto, per i palestinesi, nel territorio ancora sotto assedio. Inoltre, esse hanno dimostrato che quando le persone sono unite si possono ottenere grandi risultati, rendendo ciascuno molto più ottimista nel raggiungimento dei propri obiettivi nazionali.

Traduzione per InfoPal di Stefano Di Felice

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