Crisi energetica a Gaza, Haniyah accusa l’Egitto

Gaza – InfoPal e Ma’an. Il primo ministro della Striscia di Gaza, Isma’il Haniyah, ha accusato ieri l’Egitto per la crisi energetica che tormenta la Striscia di Gaza dalla metà di febbraio, lasciando all’area appena sei mesi di corrente elettrica.

Ha parlato inoltre di “forti pressioni”, cui il governo di Gaza e Hamas sarebbero sottoposti affinché offrano “concessioni in cambio della soluzione del problema dell’energia elettrica”.

In un sermone tenuto ieri durante la preghiera del venerdì, a Gaza, Haniyah, oltre ad accusare l’Egitto di aver tagliato i rifornimenti di carburante, ha anche affermato che “alcuni attori politici stanno esercitando pressioni su Hamas perché risolva in modo radicale la crisi energetica scendendo a compromessi con l’Anp e realizzando così la riconciliazione nazionale”.

I blackout sono il risultato di una carenza di carburante che affligge da tempo la Striscia, e che è dovuta all’embargo imposto dall’occupazione israeliana, per “impedire l’importazione di materiale utilizzabile per costruire armi”. Questa, infatti, è la giustificazione addotta dal regime di Tel Aviv.

Poiché  Mubarak collaborava all’embargo israeliano, Hamas sperava che, con la caduta del dittatore, la politica egiziana nei confronti dell’assedio sarebbe cambiata, ma il nuovo regime egiziano ha imposto a Gaza una tariffa sul carburante che lo renderebbe troppo costoso.

Il premier di Gaza ha quindi precisato che le crisi energetiche rappresentano un problema di vecchia data che colpisce anche altri paesi arabi, quali, ad esempio, Iraq e Libano, e che tuttavia Gaza potrebbe ottenere dei rifornimenti alternativi dall’Algeria o dall’Iran.

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