Da 50 anni decine di migliaia di palestinesi sono stati arrestati per attivismo politico

Betlemme-Ma’an. Sono trascorsi esattamente 50 anni da quando Israele ha emesso il Military Order 101, una “legge draconiana” usata da decenni per sopprimere la libertà di espressione politica palestinese in Cisgiordania, come ha affermato Amnesty International in una dichiarazione rilasciata in occasione dell’anniversario.

Salvo previa autorizzazione di un comandante militare israeliano, ai palestinesi in Cisgiordania non è permesso organizzare o partecipare a marce, assemblee o veglie che raccolgano 10 o più persone – compresi eventi ufficiali o discorsi politici – organizzate per motivi politici o, come ha precisato la ONG “che possono essere considerati politici, anche solo per discutere di un determinato argomento”.

A causa di questo ordine, negli ultimi cinquant’anni le autorità israeliane hanno arrestato centinaia di migliaia di palestinesi – compresi donne e bambini – colpevoli solo di aver preso parte a proteste pacifiche che le autorità israeliane ritenevano a scopo politico.

Per fare un esempio di come funziona il provvedimento, Amnesty International ha riportato i casi di Issa Amro, fondatore del movimento Youth Against Settlements, con sede a Hebron, e dell’avvocato Farid al-Atrash, anche lui di Hebron, capo della divisione sud dell’Independent Commission of Human Rights, associazione palestinese di sorveglianza. Entrambi sono stati arrestati per aver preso parte a una protesta pacifica nel febbraio 2016.

I due sono accusati di vari reati, tra cui “partecipazione a una marcia non autorizzata” che, come ha ricordato Amnesty International, non risulta tra i reati riconosciuti.

“Il diritto alla libertà di assemblea pacifica, oltre ai diritti alla libertà di espressione e associazione, è sancito dai trattati per i diritti umani che Israele stesso ha firmato, come la Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici”, si legge nella dichiarazione.

Inoltre, il Military Order 101 proibisce lo sfoggio di bandiere o emblemi e la pubblicazione di qualunque documento o immagine di chiaro significato politico senza l’autorizzazione di un comandante militare israeliano.

“Negli ultimi 50 anni, i palestinesi sono stati arrestati o fermati semplicemente per aver appeso un poster in stanza, ritenuto a sfondo politico, o innalzato la bandiera palestinese” si legge ancora nella dichiarazione, dove viene fatto notare anche che una delle accuse ai danni di Issa Amro riguarda l’aver partecipato a una manifestazione di protesta indossando una maglietta che recitava lo slogan “I have a dream” e sventolando una bandiera palestinese.

“L’espressione, verbale e non, del proprio sostegno ad attività o scopi di qualsiasi organizzazione ritenuta illegale dall’ordine militare è proibita”, recita la dichiarazione, facendo notare che “sotto la legge israeliana” intende anche molti partiti politici palestinesi e i sindacati studenteschi.

“Il sostegno a un partito politico, a un sindacato studentesco o dei lavoratori che Israele ritiene essere una ‘organizzazione ostile’ perché sventola una bandiera, canta un inno o uno slogan in un luogo pubblico, può causare l’arresto ai sensi del Military Order 101”, ha dichiarato Amnesty International.

“In alcuni casi, arresti e detenzioni sono accompagnati da torture e altri trattamenti disumani. I palestinesi di ogni estrazione sociale, che siano essi giornalisti, studenti, insegnanti, contadini, politici e autisti, sono stati danneggiati da questo ordine”.

Oltre a ciò, chiunque violi il Military Order 101 rischia fino a 10 anni di carcere e/o una multa salata, come si legge nella dichiarazione. Teoricamente, tutti i casi dei palestinesi portati dinanzi alle corti militari israeliane si concludono con la condanna.

“La maggior parte delle condanne derivano da un patteggiamento. Questo avviene perché gli imputati palestinesi sono consapevoli della corruzione dell’intero sistema e del fatto che, nel caso affrontino un processo, saranno condannati e sconteranno una pena più lunga”.

Ad Aprile, alcune associazioni in difesa dei diritti palestinesi hanno rilasciato un rapporto congiunto affermando che le autorità israeliane avrebbero arrestato circa un milione di palestinesi sin dalla nascita dello Stato di Israele nel 1948 e la conseguente occupazione della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza nel 1967.

Nel rapporto si legge inoltre che dal mese di ottobre 2015, quando un’ondata di disordini politici, da molti ribattezzata la “Intifada di al-Quds (Gerusalemme)”, si è scatenata nei Territori palestinesi occupati e in Israele circa 10.000 palestinesi sono stati arrestati dalle forze israeliane, la maggior parte dei quali proveniente da Gerusalemme Est.

I raid israeliani nelle città, nei villaggi e nei campi profughi palestinesi sono ormai all’ordine del giorno in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Come riferito dall’ONU in un documento ufficiale, la media bisettimanale di perquisizioni e raid avvenuti finora nel 2017 è di 85.

A detta dell’associazione per i diritti dei detenuti Adameer, fino al mese di luglio, 6128 palestinesi erano imprigionati nelle carceri israeliane, 320 dei quali bambini. Secondo una stima, circa il 40% degli uomini palestinesi è stato arrestato almeno una volta nella vita.

Traduzione di Giovanna Niro

 

 

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