Dal Manifesto: ‘Olmert-Prodi, intesa ‘perfetta”.

Da www.ilmanifesto.it

Olmert-Prodi, intesa «perfetta»
Premier israeliano a Roma. Il Professore: è ora della «politica dei piccoli passi» non di summit sulla Palestina, sì a sanzioni all’Iran, timida opposizione sulla Siria

Michelangelo Cocco
Roma
Il tour de force romano di Ehud Olmert è stato un successo: al Vaticano prima, poi a Villa Madama e infine al Quirinale, il premier israeliano in mezza giornata ha ottenuto l’appoggio del governo italiano su alcune delle questioni che più dividono il Medio Oriente: presa d’atto del congelamento del processo di pace con i palestinesi, «sì» alle sanzioni all’Iran, «nì» all’isolamento della Siria. Risposte che lo hanno soddisfatto a tal punto che l’ex sindaco di Gerusalemme, dopo 50 minuti di faccia a faccia con il Presidente del Consiglio, ci ha tenuto a rimarcare: «Non è un segreto che avevamo ottimi rapporti con il governo precedente, ma Prodi è da sempre un amico di Israele».
La missione in Europa dell’ex sindaco di Gerusalemme, di cui quella romana ha rappresentato la seconda tappa, non era delle più facili. Travolto in Germania da quella che a Tel Aviv hanno definito «la gaffe nucleare» (a una televisione tedesca ha ammesso implicitamente che lo Stato ebraico possiede armi atomiche), Olmert è riuscito a conquistarsi il pieno appoggio del governo del cancelliere Angela Merkel sulla questione delle sanzioni all’Iran. Francia, Germania e Gran Bretagna hanno presentato al Consiglio di sicurezza una bozza di risoluzione in otto pagine che – escludendo l’uso della forza militare – prevede punizioni per chi cooperi con il regime degli ayatollah nello sviluppo di tecnologia nucleare a fini di guerra. E Prodi ieri si è dichiarato in sintonia con questo approccio. Dopo essersi detto «sdegnato» per la recente conferenza di Tehran sull’Olocausto e aver ricordato che dal primo gennaio 2007 l’Italia farà parte (in qualità di membro non permanente, senza diritto di veto, ndr) del Consiglio di sicurezza, il Professore ha dichiarato che «le sanzioni all’Iran dovranno essere mirate al nucleare, per evitare che Tehran si doti di armi atomiche». Olmert ha ringraziato Prodi per il suo contributo alla risoluzione 1701 che ha sancito la tregua tra Israele e Libano dopo la guerra di quest’estate. Sulla Siria, l’altro stato che una serie di pensatoi (non ultimo l’International crisis group) giudicano fondamentale recuperare al dialogo con l’Occidente per interrompere la spirale di guerra in Medio Oriente, il governo ha mostrato molta prudenza. «Siamo impegnati in una difesa intransigente dei princìpi – ha detto Prodi in conferenza stampa -. Bisogna difendere l’indipendenza del Libano e aiutare il governo Siniora a superare questo periodo di difficoltà». «Anche su questo siamo completamente d’accordo – gli ha risposto Olmert -. Nessun dialogo con uno stato che non è disposto al dialogo». In realtà più volte negli ultimi mesi Damasco ha rivolto aperture a Tel Aviv sul processo di pace e le alture del Golan, occupate da Israele.
Al ministro degli esteri, Massimo D’Alema, che pure nei giorni scorsi aveva caldeggiato l’idea di un rapido disgelo nei confronti dei due regimi mediorientali, dopo un incontro con Olmert, in serata non è rimasto che commentare: «In questo caso conta l’opinione israeliana. Non posso decidere io». Ma è sull’occupazione dei Territori palestinesi che il Professore sembra essere stato più timido. Prodi la chiama «la politica dei piccoli passi», ritiene «che non sia realistico un processo di pace subito, ma che si possa cominciare da Gaza», limitandosi a ridurre le chiusure del valico di Rafah (l’unica porta con il mondo esterno per i palestinesi della Striscia, ndr). È a questo punto che Olmert ha ricordato che «prima di essere eletti primi ministri eravamo già amici ed elaborammo assieme l’accordo di associazione d’Israele all’Unione europea». E ha ringraziato ripetutamente Prodi, augurandosi che il prossimo Consiglio europeo faccia propria la posizione italiana: non è il momento di processi di pace.
In Piazza Santi Apostoli, davanti alla sede dell’Ulivo, i pacifisti hanno manifestato e chiesto la fine del boicottaggio internazionale del governo di Hamas e la sospensione dell’accordo di cooperazione militare Italia-Israele. Forum Palestina, Cobas, Comunisti italiani s’aspettavano dal centro-sinistra un’inversione di tendenza rispetto all’appiattimento sulle posizioni americane mostrate dall’ex premier Berlusconi, ma si dichiarano delusi. In mattinata, nel corso dell’incontro con Benedetto XVI, erano «stati toccati i temi della pace in Medio Oriente e le questioni riguardanti la situazione della comunità cattolica in Israele», secondo il comunicato della Sala Stampa della Santa Sede. «Ho invitato il Papa a venire in Israele – ha poi dichiarato Olmert – e lui mi ha dato la sua disponibilità di principio, anche se la questione dei tempi sarà stabilita più tardi».

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