Delitto Arrigoni: ieri la IX udienza

Gaza – InfoPal. Dal nostro corrispondente. 

Si è svolta ieri, lunedì 5 dicembre, presso il Tribunale militare della città di Gaza, la nona udienza del processo ai presunti assassini dell’attivista e giornalista free-lancer Vittorio Arrigoni, rapito e ucciso il 15 aprile scorso.

Erano presenti gli avvocati del Palestinian Centre for human rights – Pchr – in qualità di rappresentanti legali della famiglia del pacifista italiano.

Ai media continua a essere vietato l’accesso in aula, per motivi non comunicati dal ministero dell’Interno di Gaza.

Durante la sessione di ieri, il giudice ha ascoltato i testimoni presentati dalla procura, in particolare uno che viveva di fronte alla casa della vittima.

La corte ha aggiornato l’udienza al 19 dicembre poiché il secondo testimone non era presente.

Gli avvocati della difesa avevano chiesto il rilascio di uno degli imputati, ma il giudice ha respinto la richiesta.

I legali del Pchr hanno reso noto che seguiranno gli sviluppi dell’udienza e informeranno la famiglia Arrigoni.

Dei quattro imputati nel processo, due sono accusati di omicidio, un terzo di averli aiutati nel rapimento e uccisione, un quarto di aver fornito loro la casa dove venne ritrovato il corpo senza vita di Arrigoni, poche ore dopo il sequestro.

Nella prima udienza, a settembre, la procura militare aveva presentato alla corte quattro cd che contenevano confessioni filmate di ognuno dei quattro imputati, ma la difesa aveva dichiarato che si trattava di confessioni “estorte per mezzo di tortura”. E l’udienza era stata rinviata.

Vittorio Arrigoni venne trovato soffocato in un’abitazione del nord-ovest della Città di Gaza, il 15 aprile di quest’anno. Era stato rapito da un gruppo auto-definitosi di “salafiti”, il cui leader era un cittadino giordano, arrivato, sembra, nella Striscia qualche mese prima, dalla Giordania.

Poco tempo dopo il ritrovamento del cadavere,  le forze di sicurezza del governo di Gaza uccisero due uomini coinvolti nel delitto, durante un raid, e un successivo conflitto a fuoco, nel campo profughi di an-Nuseirat, dove si erano nascosti i presunti assassini.

(Altra fonte: Ma’an)
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