Demolizione delle abitazioni, Save the children: oltre 300 mila persone a rischio.

 

Infopal. Più di 300 mila persone stanno affrontando problemi di demolizioni delle case nei Territori Palestinesi occupati: lo rivela un report pubblicato questa settimana dall’associazione britannica di beneficenza Save the children.

“Le demolizioni nei Territori – spiega Salam Kanaan, direttore locale dell’associazione – sono in continuo aumento, e migliaia di famiglie – e in certi casi interi villaggi – vivono sotto la minaccia dei bulldozer che arrivano per distruggere le loro abitazioni e vengono mobilitati ogni giorno”.

Il report, intitolato “Broken Homes” (“Case spezzate”), ha ricevuto l’autorizzazione del Centro consultivo e dell’Associazione per il welfare palestinesi.

Da quando le demolizioni delle case sono partite, nel 1967, si stima che le autorità civili e militari israeliane abbiano distrutto più di 24.000 abitazioni. Ad ogni modo, dal 2000 l’abbattimento delle case è proseguito per una media di 1.000 edifici demoliti all’anno, secondo la relazione.

L’anno in corso, 2009, ha però visto queste cifre raggiungere il loro massimo storico da quando Israele ha avviato lo stato di occupazione 40 anni fa. Sono infatti state abbattute quasi 4.000 abitazioni, a causa dell’offensiva militare contro Gaza all’inizio dell’anno.

”La maggior parte degli abbattimenti – afferma Kanaan – viene eseguita per le cosiddette ragioni ‘amministrative’, o in seguito a operazioni militari. (…) Le famiglie perdono tutto quando vengono distrutte le loro case; vestiti, cibo e mobili restano tutti sepolti sotto le macerie. Per queste famiglie, lasciate senza sostegno né protezione né altro, gli aiuti sono preziosi, ma pochi”.

Ecco elencati sotto alcuni dati esposti nel report:

più di metà delle case (52%) sono state demolite in operazioni collettive, dove venivano rasi al suolo una serie di edifici o addirittura un intero quartiere.

Due persone sono state uccise durante le operazioni di demolizione.

Solo il 13% delle famiglie ha avuto l’opportunità di raccogliere i propri averi prima dell’inizio delle operazioni. Il 97% degli adulti sfrattati è a rischio di crollo mentale a causa dell’abbattimento della propria abitazione.

I bambini le cui case sono state distrutte mostrano un calo della salute mentale, soffrendo i classici sintomi del trauma e diventando chiusi, depressi e ansiosi.

La maggior parte delle famiglie vittime degli sfratti rimangono senza un tetto per lunghi periodi di tempo – più di metà (61%) ha impiegato almeno due anni a trovare un posto dove vivere in modo permanente.

Più di un quarto delle famiglie ha dovuto dividersi, in modo che tutti i membri trovassero una sistemazione.

Una volta che la casa è stata demolita, è anche possibile che la famiglia del proprietario si veda attribuire i costi dell’abbattimento. Questi possono raggiungere le migliaia di dollari.

Gli abitanti di Gerusalemme Est, le comunità rurali in Cisgiordania, i nomadi e i rifugiati che vivono nei campi, nelle comunità vicine al Muro di separazione o alle colonie e nelle aree vicino ai confini di Gaza sono quelli che maggiormente rischiano di essere sfrattati. Come già accennato, si tratta di un numero di persone che supera quota 300.000.

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