Diario dal Cairo

Diario dal Cairo, di Mostafa Rifai.

Mercoledì 31 luglio, ore 00:27. Oggi è stata una giornata del tutto disorientata, manifestazioni mordi e fuggi, completa impotenza delle forze belliche dei golpisti.

Manifestazione diurne nelle grandi piazze e davanti alle Questure, e manifestazioni notturne davanti alla sede dei servizi segreti militari al Cairo, senza parlare delle altre città da nord a sud del paese.

A livello diplomatico, figuracce de el-Baradei con l’inviata della UE, Catherine Ashton, che abbandona improvvisamente la conferenza stampa con la scusa di non perdere l’aereo che non la può attendere, ma poi fuori decide di rinviare la sua partenza per altri 2 giorni.
Ashton ha incontrato il presidente Mursi, fatto del tutto rifiutato dai golpisti, che hanno poi dovuto accettare per cercare di rompere l’isolamento internazionale.
Ore 00:48. Il Sudafrica ha dichiarato ufficialmente di non riconosce il golpe e sta guidando l’Unione Africana nella stessa direzione. L’Unione Africana chiede di visitare il presidente Mursi. 

Altri impegni della Turchia contro il golpe.

In questo momento è in corso una manifestazione enorme davanti alla sede dei servizi segreti militari: ufficiali e squadre antisommossa si stanno muovendo davanti all’entrata principale. 

Mandato d’arresto a un nuovo segretario di partito che non ha riconosciuto il golpe sanguinario. Si tratta del dott. Aimani Nur, segretario del partito laico, Ghad al-Thawra.

Ore 01:32. Soldati del servizio di leva delle squadre anti sommossa dichiarano lo sciopero della fame e rifiutano la sostituzione dei turni per protesta in alcuni accampamenti a est del Cairo.

Ormai il golpe è del tutto fallito, senza parlare della situazione economica e il crollo delle riserve monetarie: in un mese sono stati consumati 4,4 miliardi di dollari.

Durante il governo della giunta militare, in 18 mesi, è stato consumato il 58% della riserva monetaria della valuta estera. Sono dati ufficiali. 

Dichiarazioni folli: il generale Mohamed Zaki Okasha, esperto militare, afferma: “Si deve sgombrare il sit-in di Rabea Adawiya senza tenere conto degli slogan dei diritti umani”.

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