Dieci anni fa, l’attacco alla Freedom Flotilla

Di L.P. Sono passati dieci anni dall’attacco israeliano alla Freedom Flotilla, flotta navale carica di aiuti umanitari diretta alla Striscia di Gaza assediata. La Flotilla aveva il fine di rompere l’assedio coloniale e l’embargo che durava da quattro anni (dal 2006). Nonostante le intuizione di attacco da parte di Israele, nessuno avrebbe mai pensato che qualcuno la potesse sequestrare e farne strage. A bordo erano presenti attivisti, medici, parlamentari e giornalisti.

La nave venne intercettata e, a 75 miglia dalle coste di Gaza in acque internazionali, venne assaltata illegalmente dall’esercito israeliano il 31 maggio 2010. La nave turca Mavi Marmara andava in fumo mentre la Nave 8000, completamente priva d’armi, subiva la violenza scatenata dell’esercito israeliano. Erano sei gli italiani della flottiglia di aiuti per la Striscia di Gaza e furono tutti detenuti in Israele in attesa della pronuncia del tribunale, essendosi opposti, come numerosi altri, al loro immediato rimpatrio. Solo 25 attivisti su 581 (fonte Reuters) accettarono di farsi espellere da Israele, mentre tutti gli altri vennero arrestati, identificati, schedati, interrogati, divisi per nazionalità e in seguito trasferiti nel carcere di Beersheba, nel Negev. 

Israele iniziò a dare notizie false su come si era svolta la vicenda e annunciò di avviare procedimenti giudiziari contro gli attivisti con la scusa che avessero aggredito i soldati israeliani, quando in realtà sulla Flotilla ci fu una resistenza di massa passiva nonviolenta che utilizzava i propri corpi come unica arma di fronte a bombe, lacrimogeni e mitra. Fu l’ennesima operazione, dopo “Piombo Fuso” a cavallo tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, che scioccò l’opinione pubblica italiana per le vessazioni dell’esercito israeliano.

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