‘Dignity’, la nave del Free Gaza mov. è arrivata a Gaza!

Gaza – Infopal. Questa mattina alle ore 8, ora locale, la nave "Dignity" del Free Gaza movement è arrivata al porto di Gaza. Era partita alle 17 di ieri da Larnaca, a Cipro.

"Una volta raggiunte la acque di Gaza – ci ha raccontato il nostro inviato, Joe Fallisi – siamo stati circondati da navi israeliane. La cosa incredibile è che la Marina israeliana ci accerchiava dall’esterno, ma i pescherecci palestinesi giunti ad accoglierci con gioia ci circondavano dall’interno. Siamo entrati nel porto senza problemi. E ora siamo in albergo".

Per la seconda volta, quest’anno, l’assedio alla Striscia di Gaza è stato infranto: oggi e il 23 agosto, quando il primo gruppo di attivisti delle navi Free Gaza e Liberty raggiunse il porto, accolto con gioia da una folla di politici e cittadini palestinesi.

L’equipaggio di "Dignity" è formato da 27 persone di 13 paesi e ha portato con sé mezza tonnellata di medicinali. 

All’arrivo, ha partecipato a una conferenza stampa.

Mustafa Barghouthi, Segretario generale del partito di Iniziativa Nazionale palestinese, era a bordo dell’imbarcazione, insieme a giornalisti, parlamentari, un premio Nobel per la pace – l’irlandese Mairead Corrigan McGuire -, il militante israeliano Gideon Spiro e tanti altri attivisti. Nel gruppo ci sono anche tre italiani: il nostro inviato, Joe Fallisi, e Vilma Mazza e Marco Giusti, di "Ya Basta".

Barghouthi ha dichiarato di essere felice di trovarsi finalmente a Gaza, poiché da due anni Israele gli negava l’ingresso. E ha aggiunto: "Abbiamo visto come la solidarietà internazionale con il popolo palestinese sia forte. Siamo molto fieri della nostra missione umanitaria per spezzare il blocco imposto da oltre due anni e mezzo su civili innocenti".

"Siamo qui per dare solidarietà ai nostri fratelli e familiari a Gaza – Houweida Araf, portavoce del movimento Anti-Blocco-, assediata da troppo tempo dall’occupazione".

Il governo di Gaza ha lanciato un appello ai leader dei paesi arabi e al Segretario della Lega Araba e della Conferenza islamica affinché anch’essi salpino per la Striscia di Gaza per dare sostegno al popolo palestinese assediato.

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Martedì 28 ottobre

Vittorio Arrigoni: sono partiti oggi pomeriggio alle 5.00 spaccate.

"La SS Dignity con il suo carico 27 civili disarmati, e  una tonnellata di medicinali urgenti, sta veleggiando verso Gaza. Stiamo navigando su acque territoriali cipriote, verso acque internazionali, diretti verso le acque territoriali di Gaza. Non rappresentiamo nessuna minaccia alla sicurezza di Israele, non andremo in nessun modo vicino ad acque israeliane, e oltretuttto, Israele non ha alcun diritto legale di interrompere violentemente la nostra missione".

(Huwaida Arraf)

L’altra volta, la prima, storica,
invitammo Tzipi Livni ad accompagnarci, ora abbiamo invitato il ministro degli Esteri israeliano Aharon Abramovitz e quello della Difesa, Ehud Barak.

Per educarli sui devastanti effetti della politica genocida di punizione colettiva che Israele sta imponendo alle famiglie di Gaza. Per far comprendere loro di prima mano cosa ha comportato in termini di dramma la violenza israeliana alla popolazione civile di Gaza.

Ci sono a bordo della Dignity medici, attivisti, e Mairead Maguire, premio nobel per la Pace del 1976, che ha dichiarato: "La popolazione di Gaza fa parte della nostra famiglia di essere umani. Il governo israeliano non può tagliare fuori Gaza per sempre. Noi torneremo ancora ancora fino a quando non ricomporremo al nostra famiglia. Stiamo andando a visitare la nostra famiglia, e Israele non ha il diritto di fermarci."

Arriveranno alle 8 circa di domani.
Io cercherò di essere sul primo peschereccio che darà loro il benvenuto,
come a me lo diedero migliaia e migliaia di palestinesi esultanti quello storico 23 agosto.

La pelata del mio capitano Dereck, la maturità di David, il sorriso di Theresa, la simpatia di Coweida, (che non vedo dall’anno scorso nel campo profughi palestinese di Beddawi in Libano), gli occhi di Huwaida. Il vocione del fratello tenore Joe Fallisi, con cui andrò a cantarle forte e chiaro dinnanzi alle barriere dell’odio israeliano che segrega un milione e mezzo di esseri umani.

Salterò a bordo della Dignity e il mio abbraccio sarà quello ancora una volta di una popolazione allo spasimo,
a cui la speranza ridona vita.

Vittorio Arrigoni

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DIGNITY

Di Joe Fallisi

Appena di ritorno a Larnaca ricevo un e-mail da Vittorio
Arrigoni, capitano coraggioso. Mi scrive l’amico rimasto a Gaza:

"(…)
allora siete pronti a mettere le ali ai piedi?

O meglio, le pinne,
che Zenone, Poseidone, e tutto il phanteon pagano vi siano
propizi.

Cercherò di issarmi sulla prima barchetta che vi darà il
benvenuto.
Avvistando le coste di Gaza la gioia sarà immensa e
inattesa, te lo dice uno che se ne è cibato,
qualcosa credo molto simile alla partenità,
l’emozione di aver figliato la Libertà,
nel vostro caso, pure la Speranza.

(…).

un abbraccio grande come il mediterraneo, (…)".

Sì, siamo di  nuovo nella città di Zenone e
prestissimo (domani pomeriggio) c’imbarcheremo per raggiungere un
milione e mezzo di abitanti del più grande carcere a cielo aperto,
rompendo per la seconda volta l’odioso assedio. Come qualche settimana
fa, anche oggi gli organizzatori ci hanno spiegato i vari scenari
possibili. Ognuno di noi ha fatto anche… testamento… Che partiamo
ormai è sicuro – questa volta ogni problema legale, tecnico e
burocratico è stato risolto -, ma cosa succederà durante la navigazione
si può solo supporre. Come si comporterà l’entità sionista? Ci
lasceranno di nuovo passare?… Ci spareranno addosso (negli ultimi due
anni hanno ammazzato 14 pescatori palestinesi)?… Ci circonderanno
impedendoci di proseguire?… Pretenderanno di salire sulla nave per
qualche "controllo", dichiarandoci poi in arresto?… Da parte nostra,
possono starne certi, non avverrà alcun tipo di collaborazione nei
confronti dell’autorità occupante, che nessuno di noi riconosce. E
saremo tutti per uno e uno per tutti. Nel caso resisteremo in modo
pacifico, lasciando a loro, così esperti in materia, la pratica della
violenza. Ma sotto gli occhi del mondo intero. Traduco a braccio i
quattro punti che definiscono ufficialmente la missione di Free Gaza:

"1. Aprire Gaza all’accesso internazionale senza restrizioni, id est
alla sovranità palestinese.
2. Rendere evidente che Israele continua ad occupare Gaza, nonostante le sue pretese del contrario.
3. Dimostrare la solidarietà internazionale col popolo di Gaza e col resto
della Palestina.
4. Dare un esempio concreto del potenziale che  racchiudono i metodi di resistenza non violenta."

Quasi tutti i passeggeri dell’ultimo tentativo sono qui, compresi il giornalista e il cameraman di Al Jazeera, e se ne sono aggiunti di nuovi. Tra di essi
altri due italiani, Vilma Mazza e Marco Giusti, di Ya Basta, associazione in contatto con Mustapha Barghouti. La nave… è bellissima e (quasi) nuova, molto più forte e veloce delle due precedenti. C’era stata una riunione apposita per decidere come
chiamarla. Io avevo proposto tre possibili nomi: Dignità, Speranza,
Equità. La scelta del primo significa la dignità dei Palestinesi che
non hanno piegato la schiena, e insieme quella di chi, nel resto del
mondo, si è stancato di assistere in silenzio al loro martirio. Bisogna
riuscire a fare qualcosa di concreto ed efficace uscendo dagli schemi
usuali… con creatività, con fantasia. Free Gaza, un manipolo
internazionale di uomini e donne di buona volontà, fuori dai partiti e
dai gruppuscoli, rappresenta anche il secondo nome: la speranza attiva.

Joe Fallisi
Larnaca, lunedì 27 ottobre 2008

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