Due bambini uccisi negli scontri in Sinai durante un’ondata mortale di attacchi

(Da Al-Akhbar). I funzionari della sicurezza egiziana hanno dichiarato che venerdì due bambini sono stati uccisi durante gli scontri fra l’esercito e i jihadisti in Sinai.

Un bimbo di sei mesi è stato colpito alla testa da un proiettile, mentre uno di sei anni è stato ucciso dall’esplosione di un razzo. Altre due persone, fra cui un 12enne, sono stati feriti gravemente durante le sparatorie.

Giovedì l’ala egiziana del gruppo dello Stato Islamico di Iraq e Siria (ISIS) ha rivendicato quattro separati attacchi che hanno ucciso almeno 30 funzionari della sicurezza.

L’Egitto sta combattendo un’insurrezione islamista in Sinai. Centinaia di membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi da quando l’esercito ha spodestato il presidente Mohammed Mursi della Fratellanza nel luglio 2013, dopo una protesta di massa contro il suo governo.

Il governo non fa distinzione fra la Fratellanza e i militanti con base in Sinai, ma la Fratellanza nega ogni legame con gli insorti.

Il gruppo militante più attivo nella penisola del Sinai, Ansar Beit al-Maqdis, ha cambiato il suo nome in “Provincia del Sinai” l’anno scorso, quando ha giurato fedeltà all’ISIS.

Una serie di tweet dall’account Twitter della “Provincia del Sinai” ha rivendicato la responsabilità per ciascuno dei quattro attacchi avvenuti giovedì notte nella provincia del Sinai settentrionale, a distanza di poche ore l’uno dall’altro.

Le fonti di sicurezza hanno riportato che un sospetto militante è stato ucciso mentre tentava di piazzare una bomba in un trasformatore elettrico a Port Said.

L’esercito ha dichiarato sulla propria pagina Facebook che gli attacchi sono stati il risultato del successo della campagna per far pressione sui militanti.

Il dipartimento di Stato USA ha condannato l’attacco, dichiarando: “Gli Stati Uniti rimangono fedeli al loro sostegno verso gli sforzi del governo egiziano per combattere la minaccia di terrorismo in Egitto, come parte del continuo impegno per l’alleanza strategica fra i due paesi”.

Un fragile recupero

La violenza e disordini civili scoppiano mentre l’Egitto sta cercando di ripulire la propria immagine prima del vertice degli investitori che si terrà a metà marzo e sarà seguito da elezioni parlamentari.

Gli attentati di al-Arish e Rafah portano avanti uno schema di disordini nella remota ma strategica penisola del Sinai, che confina con la Striscia di Gaza, i territori occupati da Israele e il Canale di Suez in Egitto.

Gli ultimi gravi attentati in Egitto sono avvenuti il 24 ottobre, quando i militanti hanno ucciso almeno 33 membri delle forze di sicurezza. Anche questi attacchi sono stati rivendicati dalla “Provincia del Sinai”.

Questo ha spinto il governo a dichiarare lo stato di emergenza in alcune zone del Sinai, permettendo ai tribunali militari di processare i civili e chiudendo l’unica frontiera verso Gaza non sotto il controllo israeliano.

Le autorità egiziane hanno deciso di demolire completamente la città di Rafah, nel tentativo di creare una zona cuscinetto tra Egitto e Gaza.

A gennaio le autorità hanno ufficialmente iniziato la seconda fase di evacuazione delle case Rafah.

Nella prima fase, più di 800 case sono state demolite e 1.100 famiglie sfollate per costruire una zona cuscinetto larga 500 metri e lunga 13,5 chilometri.

La parte principale del piano, volta a bloccare i confini meridionali con Gaza, è stata attuata con il pretesto di arginare i jihadisti che si ritiene si infiltrino nella penisola egiziana del Sinai attraverso il valico di Rafah, l’unico sbocco di Gaza al mondo esterno non sotto il controllo israeliano.

(Reuters, AFP, Al-Akhbar)

Traduzione di F.G.

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