‘Equity’ contro un’occupazione che distrugge la speranza.

EQUITY

Di Joe Fallisi

Ho cantato nel Teatro di Gaza!… meglio
di qualunque altra sala da concerto del mondo!… Come se un secondo
sogno, dentro uno più grande, si fosse realizzato… Era la prima volta
che la voce lirica volava qui per l’aria e l’accoglienza è stata
grandiosa, commovente… In valigia avevo messo lo smoking, il
farfallino, le scarpe lucide, perché gli abitanti della Striscia
meritano il meglio, in tutto e per tutto. Chissà, magari anche questo
concerto ha contribuito a rompere l’assedio… Il cui scopo non è solo
di togliere cibo, medicinali, mezzi materiali per sopravvivere, ma
anche di rovinare l’anima, ogni possibile piacere. Nel pomeriggio
eravamo andati a visitare Khan Younis. Ci accompagnava un vecchio
signore, in rappresentanza della comunità locale. A un certo punto gli
è sfuggita una lacrima, che ha subito allontanato, quasi fosse una
vergogna mostrarla. Una settimana fa c’è stato un diluvio e l’acqua ha
tracimato distruggendo la strada principale di un intero quartiere,
riversandosi nelle case, allagandole, devastandole. E’ esattamente come
nel caso dell’ospedale di Gaza. Il soccorso e la solidarietà erano da
subito presenti, la gente, così "in alto", come "in basso", non chiede
altro che di poter aiutare. Ma manca tutto quello che occorrerebbe (in
primis il cemento) per ridare la viabilità e un’abitazione degna alle
famiglie, i cui bambini, in particolare, ora sono a grave rischio per
via dell’inquinamento dell’acqua stessa. E non si vede via di uscita.
In effetti basterebbe che gli egiziani si risvegliassero dalla loro
ignavia – anche solo ricordandosi dei tempi di Nasser, mica delle
piramidi e dei faraoni – perché tutto ciò avesse termine. Proprio a
Rafah si compendia l’iniquità che vige in tutto il Medio Oriente. Le
guardie di frontiera in Egitto permettono a volte la costruzione dei
tunnel (ce ne sono ormai tanti, sempre comunque capaci di rifornimenti
molto limitati, ma meglio che nulla), speculando mafiosamente su ognuno
di essi e su ogni passaggio delle merci. E, quando l’entità sionista e
gli invasori dell’Iraq (USraele) lo richiedono, per compiacerli, fanno
saltare i passaggi sotterranei o persino li avvelenano… spesso anche
li gasano appositamente… così che ormai sono decine e decine i
palestinesi morti già sotto terra. Arabi fanno questo ad altri arabi,
mentre gli occupanti, i pulitori etnici, i razzisti per antonomasia
stanno a guardare col sorriso del boia. Non può continuare così e un
giorno, forse più presto di quanto si possa prevedere, finirà.
Finiranno anche le divisioni all’interno del campo palestinese. La sera
prima avevamo avuto l’onore di essere invitati a un incontro storico,
che non avveniva da quasi due anni. Riunite in assemblea tutte le
fazioni hanno preso la parola, auspicando la conclusione delle ostilità
interpalestinesi (il governo ha anche annunciato la liberazione
unilaterale di tutti i prigionieri rinchiusi nelle sue carceri). Ma
l’unità non potrà che nascere dal basso, dal popolo e per il popolo. E
saranno accettati solo i politici integri, che non hanno tradito, che
non si sono venduti. Questa e solo questa è stata la chiave del
successo di Hamas e della catastrofe di Fatah. Abu Mazen, la cui
immagine, come Presidente, ancora campeggia negli edifici pubblici di
Gaza rimasti fedeli al risultato delle ultime elezioni, deve sloggiare
e con lui tutta la sua corte corrotta al servizio del nemico. Hanno già
assicurati i loro conti in banca nei paradisi fiscali. Vadano
all’inferno.

Gaza, venerdì 31 ottobre 2008

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01-11-2008: "Concerto a Gaza del tenore Joe Fallisi."

01-11-2008: "Dignity lascia il porto di Gaza tra una folla di cittadini e politici palestinesi."

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