Erdogan: 'Relazioni con Tel Aviv dopo le scuse per l'assalto mortale'

Amman – Infopal. Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan ha vincolato la ripresa delle relazioni tra Ankara e Tel Aviv alle condizioni avanzate dalla Turchia dopo l'assalto israeliano alla Freedom Flotilla, nel quale hanno perso la vita nove attivisti turchi.

In base a queste condizioni, a Israele viene chiesto di porgere le sue scuse ufficiali per l'aggressione e di pagare un risarcimento alle famiglie degli attivisti deceduti. Lo Stato israeliano ha finora rifiutato di soddisfare le richieste turche.

L'ineludibilità dei paletti posti dalla Turchia è stata espressa da Erdoğan sul sito del giornale giordano “Al-Arab Al-Yawm” [“Gli arabi oggi”], sul quale ha dichiarato: “I rapporti tra Turchia e Israele sono strettamente legati all'adempimento della seconda alle condizioni di Ankara (…), e in futuro verranno stabiliti sulla base di queste.

“Noi non rifiutiamo la mano che si offre di stringere la nostra, ma non restiamo nemmeno a braccia incrociate di fronte all'attacco ai nostri diritti e alla violazione delle leggi internazionali. Noi vi ripareremo, perché vogliamo assicurare che la giustizia e la difesa dei diritti umani vengano prima delle considerazioni politiche. La nostra posizione non sta dalla parte di una qualche causa, ma rappresenta un atteggiamento naturale che scaturisce dalla fedeltà a certi principi. Si tratta di una questione morale, non materiale. Parlo di questo a nome mio, del mio governo e del mio popolo, e credo che tutti noi lo possiamo confermare e dire con certezza.”

Per quanto riguarda la riconciliazione tra palestinesi e israeliani, ha affermato Erdoğan che, “purtroppo”, le recenti politiche aggressive “hanno dimostrato che Israele non realizzerà le condizioni di pace e di sicurezza con la propria politica di occupazione ed annessione”. Ha inoltre aggiunto che “la pace in Medio Oriente non verrà ottenuta senza la sicurezza e la libertà, e senza garantire al popolo palestinese una vita all'insegna dell'onore e della dignità umana.”

Ha poi ricordato: “La nostra storia c'impegna a prenderci le nostre responsabilità, e per questo rifiutiamo di fare gli spettatori: così mi sono sforzato di contattare gli Stati Uniti e Israele, i palestinesi, gli egiziani e i sauditi, riunendomi più volte con i loro rappresentanti e invitandoli a trovare delle giuste soluzioni”. Ha quindi assicurato di essere pronto a fornire qualsiasi aiuto affinché i colloqui raggiungano il loro obiettivo.

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