Esperto delle Nazioni Unite chiede a Israele l’immediato rilascio di Maher Al-Akhras

Ginevra-Wafa. L’inviato speciale per i diritti umani alle Nazioni Unite, Michael Lynk, ha avvertito Israele dell’esigenza immediata di rilasciare Maher Al-Akhras, detenuto palestinese in sciopero della fame da 90 giorni.

Al-Akhras ha iniziato il digiuno nel tardo luglio, dopo essere stato arrestato. È accusato dalle forze di sicurezza israeliane di essere un membro del jihad islamico, un’accusa che l’uomo respinge.

La Corte Suprema israeliana ha rigettato per tre volte le sue petizioni per il rilascio.

“Il signor Al-Akhras si trova ora in una situazione difficile e delicata, dopo aver digiunato per 89 giorni”, ha detto Michael Lynk, l’inviato speciale a tutela dei diritti umani dei palestinesi dei territori occupati dal 1967. “Le recenti visite dei dottori ci dicono che la salute di Maher sta peggiorando e che i suoi organi sono sul punto di soffrire gravi insufficienze e danni, che potrebbero essere permanenti”.

Al-Akhras è stato arrestato il 27 luglio nella sua città natale, Selit El Dahir, in Cisgiordania. Il 7 agosto è stato emesso un ordine di detenzione amministrativa a suo carico, condizione che perdurerà fino al 26 novembre 2020. Nel 2009 l’uomo era già stato arrestato per la stessa ragione, scontando 16 mesi in detenzione amministrativa. Anni dopo, nel 2018, aveva scontato 11 mesi sempre in detenzione amministrativa.

“La detenzione amministrativa è un anatema in qualsiasi società democratica che segue le leggi del diritto”, ha detto Lynk. “Quando uno stato democratico arresta e detiene qualcuno, è obbligato ad accusarlo di almeno un reato, a presentare delle prove plausibili per avviare il processo, a garantire all’imputato una valida difesa e a cercare di persuadere una magistratura imparziale della colpevolezza della persona che si vuole processare”

“La detenzione amministrativa, invece, permette allo stato di arrestare e detenere una persona senza accusarla, senza un processo, senza che l’imputato conosca le ragioni per cui è stato arrestato e senza una revisione giudiziaria imparziale”, continua Lynk. “È un sistema penale incline a commettere abusi e maltrattamenti”.

Israele è regolarmente criticato dalle organizzazioni per la tutela dei diritti umani per l’indiscriminato utilizzo della detenzione amministrativa. Secondo i dati sui Servizi Carcerari Israeliani ottenuti da B’Tselem, il Centro israeliano di informazione per i diritti umani nei Territori occupati, il 31 agosto 2020 c’erano 335 palestinesi in detenzione amministrativa.

Mentre i tribunali di Israele consentono una sorta di revisione giudiziaria per i detenuti amministrativi, la Corte Suprema di Israele (che si riunisce come l’Alta Corte) ha regolarmente approvato la pratica e ha rifiutato la richiesta di rilascio del signor Al-Akhras, con una sentenza di metà ottobre. Anche le due precedenti petizioni per il suo rilascio sono state respinte dalla Corte Suprema israeliana.

Israele è inoltre accusato di incarcerare regolarmente i detenuti amministrativi palestinesi nelle carceri israeliane, invece di rispettare quanto stabilisce l’articolo 76 della Quarta Convenzione di Ginevra, il quale specifica che le categorie protette come i palestinesi dei Territori occupati dovrebbero essere detenuti solo nei Territori occupati.

“Le forze di sicurezza israeliane, che hanno arrestato e trattengono il signor Al-Akhras, non hanno fornito alcuna prova per giustificare l’accusa di minaccia alla sicurezza nazionale”, ha detto Lynk. L’inviato ha chiesto ad Israele di rilasciare Al-Akhras oppure di fornire delle prove accettabili da qualsiasi sistema democratico, sulla colpevolezza e pericolosità dell’uomo”.

“Ho chiesto personalmente ad Israele di abolire la pratica della detenzione amministrativa, di rilasciare gli arrestati attualmente detenuti, e di seguire rigorosamente il diritto internazionale nell’applicazione delle operazioni di sicurezza”, ha affermato Michael Lynk.

Traduzione per InfoPal di Sara Origgio

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