Freedom Flotilla 2, la popolazione di Gaza e la farsa dell’apertura di Rafah

Gaza – Speciale InfoPal. “Siamo stanchi, quando finirà questo assedio? Siamo soffocati. Non ci sono medicine e gli ospedali chiudono. Non ci è permesso viaggiare. Fino a quando ancora dovremo vivere in questa sofferenza?”

Così si è rivolto 'Atef an-Najjar, palestinese di 54 anni, al nostro corrispondente dalla Striscia di Gaza. L'uomo non nasconde la propria demoralizzazione per non essere riuscito ad accogliere la Freedom Flotilla a Gaza.

La frustrazione dopo l'attesa. “E' disonorevole lo stato dei diritti umani per la popolazione di Gaza costretta a sopravvivere senza medicinali, alimenti, abitazioni e tutto quando è così naturale e scontato in Occidente. Qui non abbiamo nessuna possibilità di ripiegare altrove, viaggiando all'estero per studiare o per curarci.

“Da cinque anni viviamo in questo stato e il mondo intero sta a guardare, senza muovere un dito, ad eccezione di quei pochi attivisti che riescono, saltuariamente, a entrare a Gaza sfidando l'assedio israeliano”. 

La posizione della Grecia. Sono rimasti sorpresi, i palestinesi residenti a Gaza, della scelta del governo greco, spalleggiato da altri governi europei, nel fare di tutto pur di arrestare la Freedom Flotilla.

Salah an-Nadim, è un giornalista locale di 32 anni. Salah ha parole di critica per le azioni di cui si è macchiata la Grecia rispondendo a una richiesta di Israele, ed è una conferma dell'ingerenza israeliana negli affari europei, del suo potere.

“Israele ha praticato terrorismo'”. Eiyad al-Bazem, portavoce del Comitato per rompere l'assedio su Gaza, ha definito “pratiche terroristiche” quelle attuate da Israele contro la seconda Flotilla, quando ha ordinato azioni di sabotaggio delle eliche dei motori.

La complicità dei governi europei per al-Bazem è indubbia: “Si sono messi a totale disposizione di Israele e si sono mobilitati per via diplomatica e militare”.

Al-Bazem ha ammesso di essere stato sempre sicuro della determinazione degli organizzatori della Flotilla, pronti ad affrontare qualunque minaccia sollevata da Israele pur di rompere l'assedio su Gaza.

E proprio agli Stati europei, al-Bazem ha rivolto l'appello “per volgere in direzione del popolo oppresso e punire Israele per l'assedio che infligge su Gaza con la loro complicità”. 

Israele pone altri ostacoli ai tentativi successivi. La strategia israeliana non si è fermata con il venir meno della Freedom Flotilla. Anche gli attivisti internazionali intenzionati a raggiungere i Territori palestinesi occupati sono stati bloccati. Le pressioni sulle compagnie aeree europee sono state fondamentali per arginare la campagna “Benvenuto in Palestina”.

“Provocatori” è stato il termine ripetutamente usato dalle autorità d'occupazione israeliane per spaventare il pubblico, mentre numerose realtà per i diritti umani hanno condannato la portata dell'intervento israeliano.

Azioni illegali. “E' illegale espellere degli internazionali, non vi era alcun pericolo per la sicurezza interna”, ha aggiunto l'attivista per i diritti umani Khalil Wishah, in riferimento a quanto inflitto alla Flotilla e agli attivisti arrivati all'aeroporto di Ben Gurion. 
Tutto contraddice l'idea di 'Israele unica democrazia regionale'”.

Mentre organizzatori, passeggeri e giornalisti della Freedom Flotilla venivano sottoposti a ogni sorta di persecuzione, a Gaza non si sono arrestate un solo giorno le manifestazioni di solidarietà con la Freedom Flotilla.

 

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