Funzionario USA critica Israele dopo visita in Cisgiordania

MEMO. Il rappresentante democratico americano Andy Levin ha visitato martedì 5 novembre la Cisgiordania occupata, osservando che il governo israeliano nega l’accesso all’acqua ai residenti locali.

Il viaggio includeva un tour a Susya, a sud di Hebron, che è stato ripetutamente minacciato di demolizione negli ultimi 30 anni sulla base delle affermazioni israeliane secondo cui le case nella zona furono erette senza i necessari permessi. Il rappresentante degli Stati Uniti ha espresso preoccupazione su Twitter criticando Israele per aver ripetutamente demolito gli edifici palestinesi a Susya, ricostruiti numerose volte: “Ieri ho viaggiato nella Cisgiordania meridionale, compreso il villaggio palestinese di Susya, che il governo israeliano ha distrutto per due volte e al quale attualmente nega l’accesso all’acqua”.

Composto principalmente da tende e senza acqua corrente o elettricità, il villaggio di Susya è salito alla ribalta internazionale negli ultimi anni, secondo il New Arab.

Levin ha osservato come ai coloni ebrei nelle vicinanze vengano concessi servizi forniti dal governo, eppure i palestinesi sono rimasti “resilienti”: “È semplicemente incredibile. Per quanto la situazione mi abbia fatto arrabbiare, la capacità di resistenza degli abitanti dei villaggi palestinesi ha lasciato un’impressione ancora più forte”.

La presenza di questi insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata è illegale ai sensi del diritto internazionale.

Ad agosto, Levin è stato tra i numerosi membri del Congresso degli Stati Uniti a condannare la decisione di Israele di vietare alle parlamentari Rashida Tlaib, rappresentante del Michigan, e Ilhan Omar del Minnesota di visitare Israele.

Sono state i primi membri del Congresso degli Stati Uniti ad essere banditi da Israele, con il sostegno del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, affermando che lo stato ebraico avrebbe mostrato “grande debolezza” se le avesse fatte entrare.

Le due democratiche di sinistra hanno ripetutamente sottolineato l’ingiustizia subita dai palestinesi per mano delle forze di occupazione.

Giorni dopo, la palestinese Tlaib aveva ottenuto il permesso di entrare in Israele per visitare sua nonna malata sulla base del fatto che non avrebbe preso parte ad alcuna attività politica durante il suo soggiorno, ma ha respinto l’offerta.

“Questa è una decisione completamente fuorviante che puzza di motivazione politica”, ha detto Levin al momento.

“Questa decisione prende le mosse dalle importanti relazioni dei nostri due paesi e mette in pericolo Israele tentando di politicizzare il sostegno americano al Paese. Il governo israeliano dovrebbe respingere la tattica politica del presidente Trump, che ha recentemente affermato che entrambe le parlamentari dovrebbero ‘tornare’ nei loro paesi, e invece garantire loro  l’ingresso nel paese per fare il loro lavoro”.

Traduzione per InfoPal di L.P.

 

 

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