Gaza: Campagna palestinese e internazionale per 'Porre fine all'assedio'.

 

Con preghiera di diffusione

 

Contatti e adesioni:  end.gaza.siege@gmail.com 

 

 

"PORRE FINE ALL’ASSEDIO"

Campagna palestinese e internazionale per la fine dell’assedio di Gaza
 

Novembre 2007

 

Il 25 ottobre scorso, un paziente palestinese è morto al valico di Erez mentre aspettava di avere il permesso di attraversarlo per arrivare ad un ospedale israeliano.

Una settimana fa, una donna è morta nell’ospedale di Gaza con il suo bambino appena nato, mentre era in attesa del permesso di trasferimento in Israele per cure mediche.

  

 

Queste non sono le prime vittime e non saranno certamente neanche le ultime   se l’attuale situazione continuerà a prevalere.

 

La scorsa settimana, le sale operatorie dell’ospedale principale di Gaza erano chiuse a causa della mancanza di gas medici, che le autorità israeliane non consentono di importare. Oggi Israele dà licenza a soli  12 articoli di bisogni basici, su oltre 9.000 merci. Dal sapone al caffé, dall’acqua alle bevande analcoliche, dal carburante al gas, dai computer ai pezzi di ricambio, dal cemento alle materie prime per l’industria, ognuna di queste e centinaia di altre merci non hanno oggi il permesso di entrare a Gaza.  

 

Il governo israeliano ha dichiarato Gaza un’entità ostile e ha rivelato le sue intenzioni di intensificare ulteriormente la punizione collettiva tagliando l’energia elettrica e il carburante. Anche le banche in Israele stanno minacciando di tagliare fuori da qualsiasi cooperazione finanziaria le banche palestinesi di Gaza.

 

In seguito a tutto ciò, abbiamo aderito all’iniziativa del Programma di Salute Mentale della Comunità di Gaza per lanciare la campagna palestinese e internazionale per rompere l’assedio di Gaza, un assedio che è stato intensificato ultimamente dal duro embargo alla Striscia di Gaza a partire dal giugno 2007.

 

Lo scopo di questa campagna umanitaria e "non di parte" è di fare pressioni sul Governo Israeliano al fine di abolire l’assedio imposto alla popolazione di Gaza. Accrescendo la consapevolezza della Comunità Internazionale sul deteriorarsi delle condizioni di vita causate dall’assedio, vogliamo mobilitare gli sforzi di varie organizzazioni della comunità internazionale e dei governi per fermare il boicottaggio di Gaza. Chiediamo l’applicazione della recente risoluzione del Parlamento Europeo che chiedeva al Governo israeliano di porre fine all’assedio.  

 

E’ importante dichiarare che "la Fine dell’Assedio" è una campagna "non di parte", iniziata e gestita da rappresentanti della società civile, comunità di imprenditori, intellettuali, accademici, donne attiviste, in difesa dei diritti umani e della pace dalla Cisgiordania e da Gaza. Siamo tutti guidati dal nostro impegno per la pace e dal nostro rispetto della dignità umana.

 

Crediamo che sia un dovere morale ed etico di salvare le vite di esseri umani le cui dure condizioni di vita distruggono il loro diritto all’esistenza. La popolazione di Gaza è privata delle più basilari necessità per una vita decente. Siamo determinati a muoverci mano nella mano, fianco a fianco con tutte le persone che credono nella libertà, nella dignità umana e nella pace.

 

Abbiamo bisogno del sostegno di tutte quelle persone che credono nella giustizia ovunque nel mondo, per contribuire al successo di questa campagna. Chiediamo anche ai Palestinesi, sia a Gaza, in Cisgiordania, all’interno della linea verde o in qualunque altro luogo della diaspora di sostenere i nostri sforzi e unirsi alle nostre azioni. Si tratta di una richiesta sincera per salvare la gente, non i governi o i partiti politici. E’ tempo di mettere da parte ogni conflitto di parte e di unire il popolo nel perseguimento di libertà, giustizia e pace. In particolare ci rivolgiamo agli ebrei perché il loro passato di traumi, discriminazione e sofferenza dovrebbe portarli ad alzarsi oggi contro la sofferenza degli altri.


 

Attività previste della campagna:

 

La campagna inizierà a partire da novembre 2007 fino a quando l’assedio non sarà interrotto. Una conferenza stampa annuncerà il lancio della campagna.

 

Media e metodi di tecnologia dell’informazione saranno i nostri strumenti principali per mettere insieme e rafforzare i sostenitori e i partecipanti da tutto il mondo.

 

Il primo rilevante evento della campagna sarà di organizzare un meeting internazionale intitolato "Rompere l’assedio a Gaza: Insieme per un Fronte Unito per la Pace" a Gaza.    

 

La campagna includerà anche l’invito di amici da tutto il mondo per visite continue individuali e di gruppo a Gaza. I visitatori avranno informazioni di prima mano sulla vita dei Palestinesi al fine di diffondere tali informazioni nei rispettivi paesi. I visitatori saranno ospitati nelle case dei Palestinesi per apprendere da vicino la durezza delle realtà palestinesi e delle loro condizioni di vita. La copertura delle attività a Gaza saranno documentate dai media.

 

Contiamo sui nostri amici israeliani affinché ospitino e aiutino gli amici dall’estero che se non avranno il permesso di entrare a Gaza, organizzeranno manifestazioni di protesta non-violente.   

 

Organizzeremo una Marcia pacifica al check-point di Erez da entrambi i suoi lati, palestinese e israeliano. Saranno presenti attivisti per la pace da tutto il mondo.

 

Ovunque la campagna, gli incontri di solidarietà, le attività culturali e le discussioni avranno luogo non solo a Gaza, ma anche a Tel Aviv, Ramallah e diverse città nel mondo.    

La campagna prevede un evento rilevante a maggio, con l’arrivo a Gaza di 120 attivisti per i diritt
i umani inclusi i vincitori del Premio Nobel per la Pace su una nave proveniente da Cipro. Questa iniziativa sarà intitolata "Giornata per la libertà di movimento di Gaza" ed è organizzata dal gruppo "Free Gaza" negli Stati Uniti.   

 

La campagna avrà poster specifici e un sito web su cui sarà pubblicato tutto il materiale più importante. Il sito darà l’opportunità alle persone di scambiare informazioni, fare domande e prendere gli impegni.

 

Costantemente la campagna, a stretto contatto con i media, sarà arricchita con continui approfondimenti e aggiornamenti.
 

L’impatto dell’assedio su Gaza:


La Striscia di Gaza ha due valichi principali che la connettono al mondo intero, Rafah a sud (verso l’Egitto) e Erez a nord (verso Israele). Ci sono altri tre valichi che sono usati per scambiare le merci e far entrare il cibo nella Striscia di Gaza. Oggi tutti sono chiusi parzialmente o completamente.  


Dalla vittoria di Hamas alle elezioni del Consiglio Legislativo Palestinese nel 2006, il Governo Israeliano, con il sostegno dell’amministrazione degli Stati Uniti, ha imposto un assedio su tutti i Territori Occupati Palestinesi, ha dichiarato il suo boicottaggio nei confronti del nuovo Governo Palestinese e si è rifiutato di trasferire le entrate doganali al Governo Palestinese. Dopo aver preso queste misure, molti paesi donatori inclusi i più rilevanti come l’Europa hanno rigorosamente tagliato la loro assistenza allo sviluppo offerta al popolo palestinese. Il risultato di questa forma di punizione collettiva è stato un graduale deteriorarsi della vita nei Territori Occupati Palestinesi (OPT).   

 

In seguito alla vittoria militare di Hamas nella Striscia di Gaza nel giugno del 2007, l’assedio imposto da Israele è stato ulteriormente stretto fino ad arrivare ad un livello senza precedenti.

Citando di continuo i razzi fatti in casa dall’interno di Gaza, il Governo israeliano ha recentemente dichiarato Gaza un’entità ostile e minacciato di tagliare l’energia elettrica, i rifornimenti di carburante e di far diminuire sostanzialmente il numero di persone ammesse ad entrare e uscire, così come quello relativo all’ammontare delle merci, dei generi alimentari e dei soldi necessari alla vita quotidiana della popolazione di Gaza.   

 

La politica israeliana di illegale punizione collettiva ha sempre avuto il suo grave impatto sulle vite dei civili Palestinesi. La punizione collettiva è espressamente vietata dalla legge umanitaria internazionale. Secondo questo principio, le persone non possono essere punite per reati che non hanno personalmente commesso. Nel suo autorevole commento all’Articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra, il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha chiarito che il divieto di punizioni collettive non si riferisce solo a reati penali criminali, " ma a reati penali di ogni tipo inflitte a persone e gruppi interi di persone, in contrasto con i più elementari principi di umanità, per atti che queste persone non hanno commesso".       

 

L’assedio che è stato imposto alla Striscia di Gaza ha creato enormi perdite e danni in differenti aspetti della vita dei Palestinesi. La Striscia di Gaza è diventata una grande prigione senza accesso al mondo esterno.
 

Il settore sanitario è stato drammaticamente colpito dall’assedio. Secondo l’ultimo Rapporto sulla Situazione Umanitaria dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) diffuso il 9 ottobre 2007, meno di cinque pazienti sono passati in Israele/Cisgiordania ogni giorno per cure mediche, rispetto ad una media di 40 pazienti al giorno, nel mese di luglio. L’Organizzazione Mondiale della Salute ha indicato che una media di 1000 pazienti uscivano da Gaza per cure mediche ogni mese prima delle chiusure di metà giugno.   

 

Come effetti delle continue chiusure, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (United Nations World Food Programme -WFP) ha riportato aumenti significativi dei prezzi per alcuni articoli di cibo. Il prezzo di 1 kg di carne fresca è aumentato da 32 NIS a 40 NIS (20%) mentre il prezzo del pollo è salito da 8 NIS a 12 NIS   (33%).

Secondo il Rapporto OCHA del 9 ottobre, durante il mese di settembre un totale di 1.508 carichi di autocarri di merci sono entrati a Gaza, contro i 2.468 carichi del mese di agosto e i 3.190 di luglio. Non ci sono più scorte di cibo e questo contribuisce a far aumentare i prezzi.

 

Anche il sistema educativo a Gaza è stato colpito dagli effetti dell’assedio. Con l’inizio del nuovo anno scolastico c’è stata una grave mancanza di libri e carenza di materie prime per la stampa. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Assistenza e l’impiego per i rifugiati (United Nations Relief and Works Agency – UNRWA) un terzo degli studenti hanno iniziato l’anno scolastico senza i necessari libri di testo. Le chiusure hanno anche impedito a migliaia di studenti di raggiungere le loro università fuori della Striscia di Gaza. Migliaia di studenti non hanno avuto il permesso di raggiungere le loro università in Cisgiordania e all’estero a causa dell’assedio.

 

A livello industriale, impedire le importazioni di materie prime essenziali per l’economia di Gaza e l’industria e anche le esportazioni di merci finite, ha causato la chiusura di molte attività di produzione. Secondo le stime di Paltrade del 12 settembre 2007, più di 75.000 impiegati del settore privato (circa il 60% della forza lavoro totale del settore privato) sono stati licenziati negli ultimi tre mesi, ricordando che gli impiegati del settore privato rappresentano circa il 36% del totale della forza lavoro a Gaza. Secondo il Consiglio Palestinese per il Coordinamento del Settore Privato (Palestinian Private Sector Coordination Council -PSCC), le attuali restrizioni hanno portato alla dismissione del 90% delle operazioni industriali di Gaza.

 

Anche il settore agricolo è a rischio. Secondo il rapporto OCHA, la stagione delle esportazioni per gli incassi agricoli di Gaza (fragole, garofani e pomodorini ciliegia) è prevista per metà novembre. Quest’anno, 2.500 dunum di fragole sono state piantate con una produzione prevista di circa 6.250 tonnellate di fragole incluse 2.500 destinate ai mercati europei. Si prevede anche la produzione di 490 tonnellate di pomodori ciliegia. Se le esportazioni non sono consentite entro quel periodo, gli agricoltori saranno esposti a perdite tremende in termini di costi di produzione e vendite mancate.


Secondo la Banca Mondiale, il 67% della popolazione di Gaza vive sotto il livello della povertà che è stimato sempre dalla Banca Mondiale in 2 dollari al giorno. Poiché gli esseri umani sono i prodotti dell’ambiente in cui vivono, l’ambiente palestinese oggi è una combinazione di privazioni, povertà, rabbia, sentimenti di impotenza e disperazione. Simili sentimenti condurranno inevitabilmente a una rabbia crescente che alla fine rischia di sf
ociare   in una maggiore violenza e conflitti.

 

I palestinesi sono passati attraverso ripetuti traumi di morte e distruzione di case e vite nel corso dei decenni passati. L’assedio attuale rievoca i precedenti traumi facendo rivivere alla popolazione quei sentimenti negativi in cui si sono imbattuti in precedenza e che hanno attraversato.  

 

E’ prevedibile che in tale ambiente le ideologie estremiste fioriranno. Questo avrà un impatto sulla situazione interna della società palestinese ma anche sull’ambiente politico dell’intera regione, distruggendo ogni possibilità di pace e sicurezza.  

 

In poche parole, con questo assedio immorale, Gaza diventerà la città di morte dove ogni cosa sarà distrutta. E’ nostro dovere salvare la vita.

 

Campagna palestinese e internazionale per la fine dell’assedio di Gaza

end.gaza.siege@gmail.com

 

Chi siamo:

(in ordine alfabetico)

 

Mr. Khaled Abdelshafi, Direttore, UNDP

Mr. Sami Abdelshafi, Direttore, Emergeconsultants 

Mr. Mohsen Abu Ramadan, Direttore, Centro Arabo per lo Sviluppo dell’Agricoltura

Mr. Ma’moun Abu Shahla, Vice-Presidente, Consiglio Amministrativo, Bank of Palestine

Dr. Fawaz Abu Sitta, Lettore Universitario, Università Al Azhar

Dr. Ali Abu Zuhri, Presidente, Università Al Aqsa

Dr. Mamdouh Aker, Commissario Generale, Commissione Indipendente Palestinese per i diritti dei cittadini-PICCR

Mr. Abdel Karim Ashour, Direttore, Associazione per lo Sviluppo dell’Agricoltura

Dr. Laila Atshan, Consulente Psico-sociale

Ms. Nebras Bseiso, Direttore, Associazione Banche Palestinesi nella Striscia di Gaza

Mr. Constantine Dabbagh, Segretario Esecutivo, Consiglio delle Chiese del Vicino Oriente

Ms. Mona El Farra

Ms. Rania Kharma, Coordinatore Principale

Mr. Ibrahim Khashan

Mr. Jawdat Khoudari, Imprenditore, Associazione di Imprenditori

Mr. Mustafa Mas’oud, Ufficio Affari Esteri, Associazione di Imprenditori

Mr. Hani Masri, Direttore Generale, Badael, Centro per i Media e Ricerca

Mr. Hasib Nashashibi, Ensan Center, Gerusalemme

Dr. Jumana Odeh, Direttore del Centro Palestinese Happy Child, Ramallah 

Mr. Tala Okal, Scrittore e Analista Politico

Dr. Eyad Sarraj, Presidente, Board di Direttori della Scuola Internazionale Americana a Gaza 

Dr. Kamalein Shaath, Presidente, Università Islamica

Mr. Omar Shaban, Presidente, PalThink per gli Studi Strategici

Mr. Hashem Shawwa, Presidente, Consiglio Amministrativo, Bank of Palestine

Mr. Nader Shurafa, Direttore Amministrativo, Ramattan Media Agency

Mr. Raji Sourani, Direttore, Centro Palestinese per i Diritti Umani

Ms. Hanan Taha, Direttore, PalTrade

Dr. Jawad Wadi, Presidente, Università Al Azhar

Mr. Issam Younis, Direttore, Al Mizan Centro per I Diritti Umani

Dr. Riyad Za’noun, Ex Presidente del Programma per la Salute Mentale della Comunità di Gaza

 

 

Please Distribute

For contact: end.gaza.siege@gmail.com

 

END THE SIEGE"

The Palestinian-International Campaign to End the Siege on Gaza

 

November 2007

 

On 25 October, a Palestinian patient died at Erez

crossing while awaiting being allowed to cross to

Israeli hospital. A week ago, a woman died in Gaza

hospital with her newly born baby, while awaiting

permit to be transferred to Israel for medical treatment.

 

These are not the first victims,

and will certainly not be the last should the current situation continue to prevail

 

Last week, the operations rooms in Gaza’s main hospital were shut down due to the lack of medical gases, which was not allowed by the Israelis. Today Israel does not allow except 12 basic items to enter Gaza, out of over 9,000 commodities. From soap to coffee, from water to soft drinks, from fuel to gas, from computers to spare parts, from cement to raw materials for industry, all and hundred other items are not allowed into Gaza today.

 

The Israeli cabinet declared Gaza as hostile entity, and has declared its intentions to further intensify the collective punishment by cutting the electricity power and fuel products. Banks in Israel are also threatening to cut off all financial cooperation with Palestinian banks in Gaza.

 

Given all this, we have adopted the initiative of the Gaza Community Mental Health Programme to launch the Palestinian-International campaign for breaking the siege on Gaza, which has been intensified lately by the strict siege imposed on the Gaza Strip since June 2007.

 

The aim of this humanitarian,  non-partisan campaign is to put pressure on the Israeli government in order to lift the siege imposed on the population of Gaza. By raising the awareness of the international community on the deteriorating living conditions resulting from
the siege, we aim at mobilizing the efforts of the various international community organizations and   governments to stop the boycott of Gaza. We call for the implementation of the recent European Parliament resolution  calling on the Israeli government to end the siege.

 

It is important to declare that "End the Siege" is a non- partisan campaign, initiated and managed by representatives of the civil society, business community, intellectuals, academics, women activists, and advocates for human rights and peace from the West Bank and Gaza. We are all guided by our commitment to peace and our respect to human dignity.

 

We believe that it is a moral and ethical duty to rescue the lives of human souls living under bitter circumstances that sabotage their right to exist. People in Gaza are deprived of the simplest requirements for a decent life. We are determined to move hand in hand and shoulder to shoulder with all people who believe in freedom, human dignity and peace.

 

We need the support of all people who believe in justice all over the world, to contribute to the success of this campaign. We also call upon all Palestinians, whether in Gaza, West Bank, inside the green-line, or anywhere else in the Diaspora to support our efforts and join our activities. It is a genuine call to rescue people not governments or political parties. It is time to put aside any partisan conflicts and unite people in the pursuit of freedom, justice, and peace. We particularly call upon Jews whose history of trauma, discrimination and suffering should guide them to stand up today against the suffering of others.

 

Planned activities of the campaign:

The campaign is planned to take place from November 2007 until the siege is broken. We will hold a press conference to announce the launching of the campaign.

 

Media and information technology methods will be our main tools to lobby supporters and contributors from around the world.

 

The first major event of the campaign will be organizing an international symposium entitled "Breaking the Siege on Gaza: Together for a United Front for Peace" in Gaza.

 

The campaign will also include inviting friends from around the world for an on-going individual or group visits to Gaza. The visitors will have first hand information on the Palestinian life in order to disseminate such information in their own country. Visitors will be hosted in Palestinian homes in order to closely get acquainted with the Palestinian hardship realities and their living conditions. Media coverage of the activities in Gaza will be documented.

 

We will rely on our Israeli friends to host and help our friends from abroad who, if not allowed to enter Gaza, are expected to stage non-violent protests.

 

We will arrange for a peaceful march to Erez checkpoint from both the Israeli and Palestinian sides of the checkpoint. It will include peace activists from all over the world.

 

Throughout the campaign, solidarity meetings, cultural activities, and discussion will take place not only in Gaza, but in Tel Aviv, Ramallah, and different cities in the world.

 

The campaign will include a major event in May, which is the arrival of 120 human rights activists including Noble Prize winners to Gaza on a boat coming from Cyprus. This event will be titled "Free Gaza Movement Day" and is planned by the "Free Gaza" solidarity group in USA.

 

The campaign will have special posters as well as a website where all relevant materials will be published. The site will give opportunity for people to exchange information, ask questions, and have their comments.

 

Throughout the campaign, close contact with the media will be maintained with regular feeding of information and news update.

 

The Impacts of the Siege on Gaza:

The Gaza Strip has two main crossings that connect it to the whole world, i.e. Rafah in the south (To Egypt) and Erez in the north (to Israel) . There are three other crossings that are used to exchange goods and bring in food to the Gaza Strip; Today all are closed partially or completely.

Since the winning of Hamas in the Palestinian Legislative Council elections in 2006, the Israeli government, with the support of the US administration, has imposed a siege on all the Palestinian occupied Territories, declared its boycott on the new Palestinian government, and refused to transfer customs revenues to the Palestinian government. After taking these measures, several donor countries including major donors like Europe have severely cut off their development assistance offered to the Palestinian people. The result of that form of collective punishment was a gradual deterioration of life in the Occupied Palestinian Territory (OPT).

 

Following Hamas military take-over of Gaza strip in June 2007, the siege imposed by Israel was tightened to an unprecedented level. Citing the continuing home-made rockets from inside Gaza, the Israeli government has recently declared Gaza as a hostile entity and threatened to cut electrical power, fuel supply to Gaza and to substantially decrease the number of people allowed in and out; as well as, the amounts of goods and food supplies, and money needed for the daily life of people of Gaza.

The Israeli policy of unlawful collective punishment has always had its serious impact on the lives of the Palestinian civilians. Collective punishment is expressly forbidden under international humanitarian law. According to this principle, persons cannot be punished for offenses that they have not personally committed. In its authoritative commentary on Article 33 of the Fourth Geneva Convention, the International Committee of the Red Cross has clarified that the prohibition on collective punishment does not just refer to criminal penalties, "but penalties of any kind inflicted on persons or entire groups of p
ersons, in defiance of the most elementary principles of humanity, for acts that these persons have not committed."

 

The siege that was imposed on the Gaza Strip has created excessive loss and damage in the different aspects of Palestinian life. The Gaza Strip has turned into a huge prison with no access to the outside world.

The health sector has been dramatically affected by the siege. According to the latest Humanitarian Situation Report of the Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) released on October 9 th, 2007, fewer than five patients crossed into Israel/West Bank each day for medical treatment compared to an average of 40 patients per day in July  . World Health Organization has indicated, though, that an average of 1000 patients used to leave Gaza for treatment each month prior to the mid-June closures.

As a result of the continuous closures, the United Nations World Food Programme (WFP) has reported significant increases in the costs of some food items. The price of 1 KG of fresh meat has increased form NIS 32 to NIS 40 (20%) while the price of chicken rose from NIS 8 to NIS 12 (33%). According to OCHA’s report of October, 9 th, during the month of September, a total of 1,508 truckloads of goods crossed into Gaza. This compares to 2,468 truckloads in the month of August and 3,190 in July. There are no food stocks anymore and that contributes to the rising of prices.

The educational system in Gaza has also been affected by the siege. With the start of the new school year, there has been a serious lack of books and a shortage of the raw materials needed for printing. According to the United Nations Relief and Works Agency (UNRWA), one third of the students started the school year without the needed text books. The closures also deprived thousands of students from reaching their universities outside the Gaza Strip. Thousands of students are not allowed to join their universities in the West Bank or abroad due to the siege.

On the industrial level, preventing the import of raw materials essential for Gaza businesses and industry, and the export of final goods, resulted in the shut down of many manufacturing businesses. According to Paltrade’s assessment on 12 September 2007, over 75,000 private sector employees (around 60% of the total private sector workforce) have been laid off in the latest three months, bearing in mind that private sector employees represent around 36% of the total work force in Gaza. According to the Palestinian Private Sector Coordination Council (PSCC), the current restrictions have led to the suspension of 90% of Gaza’s industrial operations.

 

The agricultural sector is also at risk. According to OCHA’s report, t he export season for Gaza’s cash crops (strawberries, carnation flowers and cherry tomatoes) is expected to begin in mid-November. This year, 2,500 dunums of strawberries have been planted with an expected production of approximately 6,250 tons of strawberries including 2,500 destined for European markets. 490 tons of cherry tomatoes are also expected to be produced. If exports are not allowed by this time, farmers will be exposed to tremendous losses in terms of production cost and potential sales.

According to the World Bank, 67% of the Gaza population live under poverty line which is estimated by World bank to be $2.per day. Since human beings are the products of the environment in which they live, the Palestinian environment today is a combination of deprivation, poverty, anger, feelings of powerlessness and despair. Such feelings will inevitably lead to simmering anger which will eventually brew into more violence and defiance.

  

Palestinians have gone through repeated traumas of death and destruction of home and life over the past few decades. The current siege provokes the previous traumas making people re-experience the negative feelings that they have previously encountered and passed through.

It is only to be expected that in such an environment extremist ideologies will flourish. This will impact on the Palestinian society internally as well as the political environment in the whole region, destroying the possibilities of peace and security.

 

Putting all in a nutshell, with this immoral siege, Gaza is meant to be the city of death where everything is destroyed. It is our duty to rescue life.

 

Who Are We

In alphabetical order

Mr. Khaled Abdelshafi, Director, UNDP 

Mr. Sami Abdelshafi, Director, Emergeconsultants

Mr. Mohsen Abu Ramadan, Director, Arab Center for Agricultural Development

Mr. Ma’moun Abu Shahla, Vice-President, Administrative Council, Bank of Palestine

Dr. Fawaz Abu Sitta, Lecturer, Al Azhar University

Mr. Ali Abu Zuhri, President, Al Aqsa University 

Dr. Mamdouh Aker, Commissioner General, Palestinian Independent Commission for Citizens’ Rights – PICCR

Mr. Abdel Karim Ashour, Director, Agricultural Development Association

Dr. Laila Atshan, Psychosocial Consultant

Ms. Nebras Bseiso, Director, Palestinian Banking Association in Gaza Strip

Mr. Constantine Dabbagh, Executive Secretary, Near East Council of Churches

Dr. Mona El Farra

Ms. Rania Kharma, Principal Coordinator

Mr. Ibrahim Khashan

Mr. Jawdat Khoudari, Businessman, Businessmen Association

Mr. Mustafa Mas’oud, External Affairs Officer, Businessmen Association

Mr. Hani Masri, Director General, Badael Center for Media and Research

Mr. Hasib Nashashibi, Ensan Center, Jerusalem

Dr. Jumana Odeh, Director of Palestinian Happy Child Center, Ramallah

Mr. Tala Okal, Writer and Political Analyst 

Dr. Eyad Sarraj, President, Board of Directors of the American International School in Gaza

Dr. Kamalein Shaath, President, Islamic University

Mr. Omar Shaban, President, PalThink for Strategic Studies

Mr. Hashem Shawwa, President, Administrative Council, Bank of Palestine

Mr. Nader Shurafa, Administrative Director, Ramattan Media Agency

Mr. Raji Sourani, Director, Palestinian Center for Human Rights

Ms. Hanan Taha, Director, PalTrade 

Dr. Jawad Wadi, President, Al Azhar University

Mr. Issam Younis, Director, Al Mizan Center for Human Rights

Mr. Riyad Za’noun, President of Gaza Community Mental Health Programme

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