Gaza sta per esplodere

PIC. Di Khalid Amayreh dalla Palestina occupata.
Alcuni giorni fa il capo del politburo di Hamas, Khalid Misha’al, ha comunicato che Gaza potrebbe esplodere prima di quanto molti potrebbero pensare, se l’attuale situazione incendiaria dovesse continuare.
Egli ha descritto la situazione a Gaza come un’incontenibile polveriera pronta a deflagrare nel caso in cui la comunità internazionale continuerà a tergiversare, riferendosi innanzi tutto alla tragedia umanitaria che sta creando scompiglio in tutta Gaza.
Misha’al allude al persistere del blocco ermetico di Gaza e alla paralisi generale che colpisce quasi tutti gli aspetti della vita nella Striscia.
Misha’al non esagera né indulge in una retorica iperbolica. La sua descrizione della situazione generale a Gaza è sorprendentemente accurata, e molti gazawi hanno raggiunto o superato la soglia della resistenza.
Alcuni mesi fa Israele ha commesso un vero olocausto su Gaza, assassinando e menomando migliaia di persone, per lo più civili innocenti, e distruggendo completamente o parzialmente ben 100 mila abitazioni.
L’immensa campagna di terrore e assassinii si è svolta sotto gli occhi del mondo intero, spettatore alquanto passivo che ha osservato il genocidio in atto come se stesse avvenendo su una lontana galassia.
I Paesi donatori, che si sono riuniti al Cairo diverse settimane fa, hanno promesso 5 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza. Ma Gaza, esclusi alcuni minimi interventi, continua a sembrare Dresda alla fine della II guerra mondiale.
Inoltre, l’economia di Gaza, a causa del blocco continuo, è paralizzata.
E’ superfluo dirlo, ma tormentare lo stimato milione e 600 mila gazawi sembra essere la politica ufficiale, ma non dichiarata, del governo di Israele.
Israele negherebbe, ma un’occhiata fugace al comportamento di Israele nei confronti di Gaza, in particolare, e dei palestinesi, in generale, non lascia dubbi sulle cattive intenzioni e sul comportamento criminale di Israele.
Israele non si è accontentato di uccidere e menomare migliaia di persone innocenti, tra cui centinaia di bambini, l’estate scorsa, ma ha da allora continuato a uccidere contadini e pescatori di Gaza nel loro tentativo di sbarcare il lunario. «E’ un pezzo di pane intriso nel sangue», dice un pescatore gazawi, descrivendo la lotta quotidiana per la sopravvivenza.
Israele si rifiuta ostinatamente di consentire all’economia di Gaza di respirare un po’. Israele, che controlla tutti i valichi con Gaza, non permette l’importazione o l’esportazione delle merci, e anche il compito più semplice e apparentemente insignificante, dato per scontato dalla maggior parte della popolazione mondiale, può essere considerato una sfida formidabile dalla gente di Gaza.
Oltre a Israele, ci sono due ulteriori sospetti principali, responsabili delle persecuzioni e degli sforzi di strangolamento della popolazione di Gaza. Il primo, l’Autorità palestinese di Ramallah, che sembra più interessata a indebolire il rivale politico e ideologico, Hamas, che ad aiutare i gazawi a resistere alla repressione israeliana.
Hamas e Fatah hanno raggiunto un accordo di riconciliazione all’inizio di quest’anno, dando l’impressione che Gaza avrebbe finalmente potuto respirare di nuovo. Però era chiaro fin dall’inizio che la leadership di Ramallah era mossa da motivazioni ulteriori, come il desiderio ossessivo di danneggiare e di indebolire Hamas, soprattutto per poter ricevere da Israele e dal suo guardiano-alleato -gli Usa- un certificato di buona condotta, e per accontentare alcuni altri attori della regione a completa disposizione di Israele.
L’Autorità palestinese pensa erroneamente che Israele premierà l’autorità di Ramallah (un’autorità priva di reale autorità) per il suo contrapporsi ad Hamas. Ma non c’è uno straccio di prova a sostegno di tale teoria. In realtà, più di 20 anni di cosiddetti «colloqui di pace» tra Israele e l’Autorità palestinese non hanno prodotto alcun risultato. Al contrario, in quegli anni Israele ha continuato a costruire colonie dappertutto in Cisgiordania, annientando, di fatto, ogni prospettiva di possibilità di nascita di uno Stato palestinese.
La terza parte implicata nel tentativo di strangolamento dei gazawi è il regime di Sissi, che ha fatto chiudere il valico di Rafah, a quanto pare per accontentare Israele e la lobby ebraica Usa. Come l’Autorità palestinese, il regime di Sissi pensa che la propria sopravvivenza dipenda dal soddisfare Israele e gli Stati Uniti, specialmente il Congresso a controllo ebraico. E, dato che il modo più breve ed efficace per far contenti gli ebrei di Israele e Stati Uniti è tormentare i palestinesi, Sissi è andato oltre il prevedibile nel tormentare e attaccare la popolazione di Gaza.
Egli è ricorso perfino alla distruzione di migliaia di abitazioni lungo la parte egiziana di Rafah, allo scopo di creare una zona cuscinetto con Gaza, solo per fare piacere a Israele. Il ruolo di Sissi nell’affamare e tormentare Gaza in realtà risale a un’alleanzade facto tra il Cairo e il regime giudeo-fascista della Palestina occupata. In realtà, molti funzionari israeliani e commentatori hanno accennato a questa alleanza tra il Cairo e Tel Aviv.
La rivolta non sarà limitata a Gaza.
L’obiettivo ultimo degli attacchi alla popolazione di Gaza è semplicemente quello di permettere alla leadership dell’Autorità palestinese di liberarsi di ogni opposizione davvero patriottica, nella prospettiva finale della liquidazione della causa palestinese da parte di Israele.
Israele ritiene che se Hamas non esistesse sarebbe relativamente facile convincere o persuadere la leadership di Abbas ad accettare un «accordo di pace» che più o meno permetterebbe a Israele di liquidare la questione palestinese, senza permettere, al tempo stesso, il rimpatrio dei profughi.
Anche gli Stati Uniti considerano Hamas un ostacolo al soccombere della leadership dell’Olp alle pressioni israelo-statunitensi.
Non ci sono dubbi sul fatto che l’esplosione della violenza nella Striscia di Gaza raggiungerà la Cisgiordania, dove un’intifada, o una rivolta a bassa combustione, è già in piena attività.
E’ interessante notare che, anziché permettere ai gazawi di respirare e di vivere in maniera dignitosa, Israele li ha invece spinti e incoraggiati verso il terrorismo. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, un bugiardo patologico oltre il verosimile, ha tentato di unire Hamas e l’Isis nella stessa categoria di organizzazioni. Ma Hamas, diversamente dall’Isis, è un autentico movimento di liberazione nazionale che cerca la libertà dall’occupazione simil-nazista israeliana.
E la gente di Gaza chiede solo di poter vivere una vita dignitosa, come tutti i popoli del mondo. Questo è tutto.
Traduzione di Stefano Di Felice

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