Gerusalemme, giugno 2010: 50 attacchi delle forze israeliane

Imemc. Il Centro di Gerusalemme per la ricerca sulla terra ha riportato che, durante il mese scorso, le forze di polizia e i soldati israeliani hanno condotto 50 attacchi – documentati – contro gli abitanti palestinesi della Gerusalemme est occupata e le loro proprietà.

Nel suo rapporto mensile, il Centro specifica che simili abusi violano la legge internazionale e la quarta Convenzione di Ginevra.

Tra gli episodi citati vi è quello di un palestinese costretto dalle autorità israeliane a demolire la propria casa nella Città Vecchia, oltre all'invio di 22 ordini di sfratto ad al-Bustan, nel quartiere di Silwan. Israele vuole abbattere un totale di 130 case a Silwan.

I soldati israeliani e la polizia hanno inoltre fatto irruzione in otto abitazioni, dove hanno aggredito i residenti e sequestrato dieci palestinesi.

Da parte loro, i coloni israeliani stanno cercando di occupare le case rimaste di proprietà della famiglia Salah, e hanno già cominciato a radere al suolo la loro cascina per poter piazzare al suo posto delle roulotte, in vista della costruzione di un insediamento coloniale.

L'area in questione è stata tolta ai suoi proprietari palestinesi lo scorso aprile.

Nello stesso ambito, i soldati israeliani hanno installato una collina di sabbia, che ha isolato 200 dunum [circa 20 ettari, ndr] ad al-Esawiyya (Gerusalemme est), preparando così la loro espropriazione per la costruzione dei cosiddetti Giardini archeologici.

I soldati hanno inoltre abbattuto tre strutture agricole ad al-Abbasiyya, sempre a Silwan, più un magazzino e un muro ad ath-Thawri, e blindato l'entrata nell'area di Wadi Hilwa, a nord di Silwan.

Altri ordini hanno poi costretto una società e un club sportivo alla chiusura, dopo che le sedi di entrambi erano state perquisite e danneggiate pesantemente al loro interno.

Soldati e poliziotti, continua il rapporto, hanno anche aggredito donne, minori e anziani nella Città Vecchia. Ad al-Bustan, in particolare, un minorenne ha perso l'occhio destro nel tentativo di soccorrere una donna, che stava soffocando per aver respirato i gas lacrimogeni sparati dai militari.

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