Giornale dell’Oman conferma l’avvelenamento di Arafat. At-Tirawi licenziato perché coinvolto nell’assassinio.

Ramallah – Infopal. Il giornale dell’Oman, “Ar-Raya”, ha rivelato dettagli sulla morte del presidente Yasser Arafat, avvenuta a ottobre del 2004, confermandone l’avvelenamento e il coinvolgimento di personalità palestinesi di alto livello.

Il giornale ha riferito informazioni apprese da fonti di spicco nel movimento Fatah, secondo cui il licenziamento, da parte del presidente Mahmud Abbas, dell’ufficiale Tawfiq at-Tirawi, direttore dell’intelligence palestinese, è giunto a seguito delle indagini sulla "morte per avvelenamento" del presidente Yasser Arafat.

Nella sua edizione di ieri, il giornale ha riferito che la commissione, composta da dirigenti di livello nazionale, ha consegnato i risultati al presidente Mahmud Abbas: ne emerge un chiaro coinvolgimento di Tawfiq at-Tirawi nell’uccisione di Arafat.

Il giornale ha riferito anche, sempre riportando la fonte di Fatah, che una delle raccomandazioni della commissione è stata di deferire at-Tirawi a un tribunale militare. Vista, tuttavia, la posizione e il potere dell’ufficiale, e le ripercussioni all’interno di Fatah, Abu Mazen si è limitato a licenziarlo e ad assegnargli il posto di consigliere per la sicurezza con la mansione di ministro.

La fonte, che ha chiesto l’anonimato, ha aggiunto che durante l’assedio alla Muqata’a, at-Tirawi è stato molto vicino ad Arafat, nonostante ciò non facesse parte dei suoi compiti. "In quel periodo – ha raccontato – eravamo perplessi per questo suo comportamento, e abbiamo tentato di conoscerne le motivazioni, ma at-Tirawi si giustificava parlando di ‘dovere morale e nazionale, e amore per il presidente’".

E ha aggiunto: "Si deve far sapere all’opinione pubblica, al popolo palestinese e a chi amava il presidente Arafat, la verità. E si deve anche far sapere chi ha partecipato a quel crimine, a partire da at-Tirawi. Il presidente avrebbe dovuto emettere un decreto di arresto contro at-Tirawi e farlo comparire di fronte a un tribunale militare, non premiarlo".

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