Giornata mondiale dell’acqua. I coloni israeliani consumano 7 volte in più dei palestinesi

Ramallah – InfoPal. I nuovi dati sul consumo di acqua dei coloni israeliani e delle comunità palestinesi mostrano che i coloni israeliani consumano una quantità d’acqua 7 volte superiore a quella a cui hanno accesso i palestinesi. 

Sin dal 1993, il 22 marzo di ogni anno, le Nazioni Unite celebrano la “Giornata mondiale dell’acqua”, e i dati provenienti dalla Palestina occupata sono indicatori di una vera catastrofe.

Mentre il consumo pro capite palestinese di acqua è di 135 litri al giorno, quello degli israeliani è pari a 335 litri. Il consumo totale dei coloni israeliani è di 900 litri al giorno, vale a dire oltre 7 volte quello a disposizione dei palestinesi. 

Nella Striscia di Gaza, i palestinesi dipendono dall’acqua raccolta in un bacino con una capienza pari a 60 milioni di mc, ma qui la densità di popolazione fa emergere un bisogno di 170 milioni di mc all’anno. Il mare ha poi contaminato il bacino e Israele è determinato a vietare qualunque progetto per migliorare stato e approvvigionamento idrico a Gaza.

Sul tasso di salinità delle acque di Gaza. Nel rapporto, si menzionano livelli di salinità molto alti. Il cloro presente nelle falde acquifere sotterranee della Striscia di Gaza è pari a 1000 mg per litro. Gli standard internazionali ne raccomandano 300 mg a litro. Finora la salute dei cittadini è stata seriamente compromessa e continua ad esserlo.

In Cisgiordania i bacini d’acqua a disposizione delle comunità palestinesi rappresentano il 15%, quelle a disposizione degli israeliani con l’85%. Per quanto riguarda il bacino costiero della Striscia di Gaza, gli stessi dati vedono un rapporto di 18% a 82%.

Acqua potabile. Si parla di 2,4 miliardi di mc di acqua potabile disponibile all’anno tra Israele e Territori palestinesi occupati. Di questi, il 90% è stato accaparrato dagli israeliani e il 10% dai palestinesi.

Le comunità palestinesi sono costrette ad acquistare l’acqua da società israeliane come la celebre “Mekorot – Israel National’s Water Company”, che resta la principale “risorsa” per il consumo idrico domestico. Nel 2010 i palestinesi della Cisgiordania hanno acquistato 53 milioni di mc (è esclusa dal dato al-Quds/Gerusalemme), e nel 2009 ne avevano acquistati 47 milioni di mc.

I palestinesi pagano un costo dell’acqua 5 volte superiore a quello sostenuto dagli israeliani. Già nel 2009, la Banca mondiale (Bm) aveva rivelato l’eccessiva disparità tra le due comunità relativamente a queste stime.

I palestinesi che in Cisgiordania risiedono nell’area C (sotto piena giurisdizione di Israele stando alla frammentazione territoriale sancita con l’accordo “Oslo II” o “Taba”, nel 1995, ndr), sono sottoposti a restrizioni e divieti continui allo sviluppo delle infrastrutture idriche e devono fare uso di serbatoi d’acqua rudimentali.

Elisa Gennaro

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