Gli attivisti ricostruiscono il campo di protesta E1 per la nona volta dopo il raid dell’esercito israeliano

Gerusalemme-Ma’an. Gli attivisti palestinesi ricostruiscono la strada che porta al campo di protesta di Gerusalemme, nella Cisgiordania centrale, per la nona volta in poco più di due settimane in seguito ad un altro raid con conseguente demolizione da parte dell’esercito israeliano, secondo quanto affermano gli attivisti locali. Gli attivisti hanno dichiarato che insisteranno nel rimanere nella zona di Khallet al-Raheb vicino Abu Dis, malgrado le costanti demolizioni, repressioni e detenzioni da parte delle forze israeliane, al fine di prevenire i progetti israeliani di spostare migliaia di famiglie beduine dalle loro case.

Il portavoce dei comitati locali di resistenza popolare, Hani Halabiya, afferma che gli attivisti hanno piantato le tende nel campo di protesta non appena i bulldozer israeliani se ne sono andati, mercoledì pomeriggio.

Ha asserito inoltre che le forze israeliane hanno attaccato la zona appena ricostruita dagli attivisti, circondando il campo e scattando fotografie ai volontari che piantavano le tende.

Halabiya ha aggiunto che gli attivisti rimarranno sulla strada che porta al campo di protesta di Gerusalemme (Bawwabat al-Quds) finché i progetti israeliani di spostare i beduini palestinesi non saranno cancellati, chiamando sia i palestinesi che gli attivisti ad unirsi alle proteste di campo.

Gli attivisti hanno dichiarato che “il progetto di spostamento dei beduini palestinesi è una bomba demografica che Israele sta utilizzando per svuotare le terre palestinesi dei suoi residenti originari, rubare le loro proprietà e i loro diritti a ritornare ai villaggi originari da cui erano stati scacciati”.

I beduini palestinesi della Cisgiordania sono i superstiti della pulizia etnica del 1948 che coinvolse 750.000 palestinesi, di cui la maggior parte lasciò il deserto del Negev mentre quei pochi che rimasero – circa il 10% della popolazione beduina totale – furono sottoposti a riserve.

La strada che porta al campo di protesta di Gerusalemme è stata costruita da attivisti palestinesi e stranieri per protestare contro i progetti israeliani di rimuovere le famiglie beduine palestinesi dalle loro abitazioni nel corridoio conosciuto come E1, tra Gerusalemme e Gerico.

L’estate scorsa, le autorità israeliane della Cisgiordania hanno realizzato una serie di progetti che avrebbero concentrato i beduini in due luoghi e avrebbero distrutto circa il 20% dei loro villaggi attuali.

Varie associazioni per i diritti umani hanno attaccato questi progetti, aggiungendo che il trasferimento forzato equivale ad un furto massiccio di terra e un tentativo da parte delle autorità di annettere l’area cruciale E1 e tagliare effettivamente la Cisgiordania in due.

Una dichiarazione di settembre, firmata da 42 organizzazioni, palestinesi, israeliane e internazionali afferma che i progetti “includono lo spostamento dei beduini al di fuori dell’area politicamente sensibile denominata Periferia di Gerusalemme o E1, dove Israele da tempo intendeva demolire 23 villaggi beduini al fine di ampliare e collegare altri insediamenti, istituiti violando la legge internazionale”.

La maggior parte dei beduini in Israele e Cisgiordania vivono stabilmente seguendo ancora uno stile di vita semi-nomade, risiedendo in villaggi permanenti ma pascolando il bestiame nelle zone adiacenti.

Le restrizioni israeliane di mobilità –al fine di costruire insediamenti ebraici su terre palestinesi precedentemente utilizzate dai beduini o attraverso la costruzione del Muro di Separazione per tagliare in due la Cisgiordania – hanno gravemente limitato il nomadismo tradizionale beduino.

Traduzione di Domenica Zavaglia

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